Il Poeta Sandro Bondi protesta per il film della Guzzanti che offende tutti gli italiani. 100 cineasti chiedono le sue dimissioni, ma in suo soccorso arriva Fabrizio Cicchitto, ex socialista di grande avvenire
Sono molto solidale con il ministro Sandro Bondi. Lo chiamo, riduttivamente, ministro perché anch’egli è stato prestato alla politica. In realtà Sandro è un poeta, un fine letterato, un uomo di grande e sconfinata cultura. Il suo curriculum è impressionante: si va dalla presidenza dell’associazione culturale Piero Calamandrei alla direzione della collana di filosofia e letteratura della Casa di Edizioni Aldus che io non conosco perché sono ignorante e sprovveduto, ma che deve essere una cosa molto importante. Ecco, qualche problema dovrebbe averlo Calamandrei che dettava la lapide per la città di Cuneo dedicata al “camerata Kesserling”. Ma tanto è morto e poi, diciamoci la verità, chi cazzo si ricorda di Calamandrei?
Non so a voi, ma quando guardo Sandro Bondi, mi sembra di vedere un budino. Fronte alta da intellettuale, sguardo da sognatore, viso pallido, tirato, da studioso da biblioteca, occhi arrossati, voce lieve e modulata, Sandro rappresenta, a mio parere, l’ultimo dei pensatori liberi. Esso si muove nel vuoto più assoluto quasi fosse un astronauta, ma in realtà è ben ancorato alla nostra epoca.
Dicevo della solidarietà perché, recentemente, è stato attaccato da ben 100 autori cinematografici a seguito della sua dichiarazione sul film di Sabina Guzzanti, “Draquila”. Lui, Bondi, non aveva fatto altro che dire chiaramente quello che pensava. Si sentiva offeso, anche come italiano, del film della Guzzanti ed ha avuto il coraggio di affermarlo. E questi 100 comunisti hanno chiesto addirittura le sue dimissioni. Lui a Cannes non ci andrà e fa bene. Io, per solidarietà, non andrò a vedere quel brutto film che critica quello che miracolosamente il governo, questo governo, ha compiuto all’Aquila. Ha dato la casa ai terremotati in pochissimo tempo, ha ridato la vista ai ciechi, ha fatto camminare gli storpi. Eppure i 100, foraggiati e agli ordini dei “rossi”, se la sono presa perché Sandro ha anche minacciato che “alla prossima edizione del Festival di Venezia, non saranno invitati i film francesi”.
Finalmente un uomo con le palle. Era ora. Non lo facevo così deciso. Ora però si calmi perché non vorrei che dopo la minaccia si potesse passare alle vie di fatto con tutta una serie di ritorsioni nei confronti dei formaggi o del vino, per poi finire alla dichiarazione di guerra. Sandro non deve preoccuparsi troppo perché la parte sana della Nazione, quelli che amano e non odiano, sono tutti con lui.
Come ha ben detto un suo amico e sodale, Fabrizio Cicchitto, “Cento cineasti il cui parere politico vale quanto quello di cento artigiani o di cento metalmeccanici”. Quindi zero. Questo Fabrizio è un mito non fosse altro perché con pochissime parole ha descritto l’Italia d’oggi: lavoratori e intellettuali non contate proprio nulla! Fabrizio ci sgrida continuamente dagli schermi Tv, spesso ha l’indice alzato, irato nei confronti di parassiti, scrocconi, mantenuti. Lui ci esorta a non sognare mondi impossibili, a coltivare utopie ingannatrici. Ci esorta ad amare il Presidente così come lui lo ama.
Sono sicuro che andrà lontano. Forse finirà in qualche spot pubblicitario. In realtà ha fatto già tanta strada: dalla sinistra lombardiana alla P2 (tessera n. 2232). Estromesso dal Psi da uno schiaffone di Riccardo Lombardi è cascato dentro Forza Italia ed è senatore e non solo.
Intanto continua con umili servizi da cortile difendendo il Presidente e Sandro Bondi. D’altronde un piacere a Sandro doveva farlo considerato che a lui, “Al mio amico Fabrizio” Sandro gli ha dedicato una poesia. Ermetica? No. Non è ermetica, è passionale. Ci sono, nella poesia, parole profonde. Si parla di “animo casto”, dell’auspicio di “Vivere assieme / questa irripetibile esperienza / con passione politica”. Per poi rispecchiarsi “finalmente / l’uno nell’altro”.
Ora voi noterete quanto pathos in queste parole. Quando si trovano a passeggiare nel Transatlantico, gli altri deputati hanno l’ordine di non disturbarli perché si “rispecchiano, finalmente, uno nell’altro”. E’ proprio il partito dell’amore questo, non dell’odio. Ma poi la poesia si chiude con un impegno di fede perché come scrive Sandro “La mia fede / è la tenerezza dei tuoi sguardi. La tua fede è nelle parole che cerco”.
Aleggia, nei versi, un’ombra malinconica perché, si sa, i poeti debbono essere malinconici, senò che poeti sarebbero. Ed allora Sandro Bondi sottolinea che gli manca qualcosa. Cosa? Ci mancherà – scrive il Poeta – “anche quello che non / abbiamo vissuto assieme / fra i banchi della scuola / nell’adolescenza inquieta e nell’età in cui non si ama”.
Ohibò cos’è che non avranno vissuto assieme quando erano giovani inquieti? Non è dato sapere. Intanto continuano a militare nel Partito dell’amore, a parlare male dei cineasti e dei metalmeccanici.
Uno era comunista, l’altro socialista. Oggi sono ambedue finiti in Forza Italia a dimostrazione che la Provvidenza esiste.