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Il mare è di tutti?

La libertà d’accesso alle aree gestite dal demanio marittimo, oggi assume l’attributo di "opinione personale". Le leggi vengono stralciate, interpretate a proprio comodo e talvolta, ignorate del tutto. Si può chiamare anarchia legale, ma qualcuno continua a chiamarla impropriamente: democrazia.
di Piero Buscemi - mercoledì 30 giugno 2004 - 5270 letture

L’art.53 della legge regionale n. 71 del 27 dicembre 1978, sancisce per la Regione Sicilia che: "…i provvedimenti comunali che consentono l’esecuzione di opere in violazione delle leggi vigenti…possono essere annullati dall’Assessore regionale per il territorio e l’ambiente, su parere del consiglio regionale all’urbanistica. In pendenza delle procedure di annullamento, l’Assessore regionale ordina la sospensione cautelativa dei lavori con provvedimento da notificare nelle forme e con le modalità previste dal codice di procedura civile…Intervenuto il decreto di annullamento, si applicano le disposizioni contenute nell’art.49 della stessa legge regionale".

L’art.49 della legge regionale n. 71 del 1978 sancisce: "Le opere eseguite in totale difformità o in assenza della concessione devono essere demolite, a cura e spese del proprietario, entro il termine fissato dal sindaco con ordinanza. Non si procede alla demolizione nel caso di realizzazioni di varianti, purché esse non siano in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti e non modifichino la sagoma, le superfici utili e la destinazione d’uso delle costruzioni per le quali è stata rilasciata la concessione…"

I due articoli di legge su menzionati, dei quali alleghiamo i testi integrali, sono tornati alla ribalta di recente, a seguito della lettera di contestazione che l’Assessorato regionale per il Territorio e l’Ambiente della Regione Sicilia ha inviato al Sindaco di Siracusa, al Presidente del Consiglio comunale di Siracusa, all’Assessorato regionale della Famiglia, delle Politiche Sociali e delle Autonomie locali e all’Ente Fauna Siciliana, in data 29 aprile 2004. Nella lettera era evidenziata l’erronea competenza che aveva portato la Giunta Municipale del comune di Siracusa ad approvare il 23 febbraio 2002, il Piano di Lottizzazione della zona C12 in località Arenella-Asparano, che era invece, prerogativa del Consiglio comunale, con il conseguente annullamento del provvedimento. Lo stesso Assessorato regionale per il Territorio e l’Ambiente chiedeva al comune di Siracusa di adottare le necessarie misure in autotutela previste appunto dalla legge regionale n.71del 1978, che prevedono la sospensione cautelativa dei lavori.

L’intervento dell’Assessorato era stata una conseguenza di un ricorso presentato il 30 dicembre 2003 al T.A.R. di Catania da parte dell’Ente Fauna, che si era aggiunto agli altri 5 avanzati dall’Associazione Difesa Coste, da Legambiente sulle eventuali irregolarità riscontrate nella realizzazione del villaggio turistico ad Asparano per conto della Blumarin. Nei ricorsi erano stati evidenziati gli impatti negativi che il villaggio avrebbe causato nei confronti dell’ambiente, riassumibili nell’incapacità del luogo prescelto a recepire un così consistente numero di posti letto (1.550); nella difficoltà delle relazioni sociali tra i residenti ed i turisti, con i primi costretti a spartirsi un altro sito balneare libero dopo i lidi preesistenti a pagamento e la moda dei solarium in Ortigia; nell’incentivazione di un turismo stagionale ad appannaggio di quello ambientale e culturale godibile tutto l’anno ed infine, nell’impossibilità da parte di soggetti locali di gestire strutture turistiche che apporterebbero vantaggi solo ad operatori esteri.

L’annullamento predisposto il 29 aprile è stata accolto con entusiasmo dal segretario della sezione siracusana dell’Ente Fauna, Fabio Morreale che ha rilevato la responsabilità della situazione venutasi a creare, all’incuria dell’amministrazione comunale che, nella figura dell’assessore all’Urbanistica Ezechia Paolo Reale, non tenne conto già due anni fa delle competenze in materia di approvazione dei piani di lottizzazione. L’assessore Reale, dal canto suo, ha preferito spostare la questione sull’utilizzo "strumentale" (il termine utilizzato da Reale) della questione, giustificando il proprio operato su una errata interpretazione della legge, dovuta alle direttive imprecise emanate dalla stessa Regione che solo a seguito del parere espresso dal Consiglio di giustizia amministrativa, ha di fatto riconosciuto la competenza in materia al Consiglio comunale. Per avvalorare la propria arringa difensiva, l’assessore Reale ha dichiarato che la Giunta comunale ha approvato altri piani di lottizzazione oltre a quello relativo all’area C12 ad Asparano, e la confusione di competenze, secondo lui, coinvolgerebbe tutti i comuni siciliani.

Osiamo dire, ma crediamo sia difficile trovare un’espressione meno cruda per commentare la questione, che è veramente disarmante pensare a come viene gestito il bene pubblico e a come vengono utilizzate le risorse ambientali da organi competenti (?) che in due anni non hanno ancora chiarito i retroscena della questione Asparano, sponsorizzata da una Giunta (auguriamoci di non commettere anche noi, errori di competenze!) che dopo la conferma del sindaco uscente alle elezioni amministrative del 13 giugno e la prossima nomina del Consiglio comunale, si ritroverà a discutere su argomenti logorati dal precedente mandato.

Vogliamo aggiungere che l’Associazione Cittadina per la Difesa e la Qualificazione delle coste siracusane, in data 26 febbraio 2004, aveva denunciato alla Procura della Repubblica il mancato rispetto delle norme demaniali e la conseguente occupazione abusiva del territorio da parte della Blumarin. La denuncia evidenziava come la Blumarin S.p.A. dall’inizio di febbraio aveva posto una recinzione in legno lungo il perimetro di punta Arenella entro la così detta "fascia di rispetto" fissata a 30 metri di distanza dal mare. Secondo Giuseppe Palermo, segretario dell’Associazione, la realizzazione della recinzione è stata effettuata senza la dovuta autorizzazione da parte della competente Capitaneria di Porto e violerebbe l’art.55, primo comma, codice navale, ostacolando e limitando l’accesso a mare e l’utilizzo della fascia costiera. Sarebbe stato violato anche l’art. 54 che tutela e limita l’utilizzo a fini privati di porzioni di suolo demaniale, e l’art.1161 che condanna l’occupazione di spazio demaniale e l’inosservanza dei limiti alla proprietà privata.

Il susseguirsi di queste segnalazioni lascia ampio margine al dubbio che tutto si sia svolto secondo le regole, come da più di due anni sostengono coloro che hanno visto nella costruzione del villaggio ad Asparano, un "progetto irrinunciabile". Ci permettiamo di dire che, il corso lento della giustizia che ha portato all’annullamento del piano di lottizzazione dopo due anni, non può diventare l’alibi di chi, nel proprio operato, non ha voluto ammettere un minimo d’incompetenza. Di chi non si è scandalizzato alla notizia che, mentre le associazioni ambientaliste denunciavano le possibili lacune legali del progetto, la situazione era molto più paradossale, visto che si chiedeva di giudicare un atto praticamente nullo. In poche parole: negare ancora oggi, un’assurda evidenza.


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> Il mare è di tutti?
1 aprile 2005, di : Francesco Franchini

Gentile signore, ho letto della sua attenzione al fenomeno "Turismo" villaggi/costa a proposito di Blu Marine Siracusa. Sono stato in quel villaggio in convenzione con altri pensionati catanesi proprio per il periodo di pasqua. Le dirò che abbiamo mangiato bene ma, a parte questo, è veramente anche peggio di come si temesse.

Per inciso, da cliente e pagante per giunta: posto molto polveroso e un tantino squallido, privo di verde e con le ruspe per la posa dell’asfalto durante le altrui vacanze. La parte della costa, recintata ma comunque sporca, è piena di cumuli di sterro ed altri rifiuti, frutto di attività di cantiere, che continuano alacremente (ma saranno lavori autorizzati?). Alle numerose proteste, mi è stato risposto: “se le piace è così, altrimenti scriva a Torino ad Alpitour”, oppure: "quei terreni ormai sono del comune e a lei chi glielo dice che tocca a noi pulire". Insomma se non fossi catanese, mi verrebbe di dire "Terrun". Grazie per l’attenzione e buon lavoro.

Francesco Franchini

    > Il mare è di tutti?
    1 aprile 2005

    Gent. Sig. Franchini, La ringrazio per la segnalazione che, purtroppo è la solita punta di un iceberg che molti preferiscono occultare. Rimane, la sua, un’importante testimonianza diretta di ciò che, oggi, è diventato il patrimonio ambientale (forse, una volta di tutti).

    Approfitto per ringraziarla per un altro particolare: HA POSTO LA SUA FIRMA PER INTERO A FONDO DEL SUO COMMENTO! Le garantisco che pochi hanno questo coraggio.

    Saluti, Piero Buscemi