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Il mare di Piero

Le ombre del mare di Piero Buscemi ci racconta una storia di formazione, fra un omaggio esplicito a Erri De Luca e gli echi dei grandi romanzi di Conrad.
di Pina La Villa - martedì 10 aprile 2018 - 2686 letture

Le ombre del mare / Piero Buscemi. - Roma : Bibliotheka , 2017. - ISBN ISBN: 978-88-6934-371-1.


Strade accecate dal sole, deserte e polverose. Un ragazzo – non sappiamo altro di lui se non il nome, Said, che coincide col suo destino – legge un libro, trovato uno spicchio d’ombra e un quarto d’ora di pausa nella raccolta dei pomodorini.

E’ un libro che racconta storie di ordinaria ingiustizia - simile, troppo simile, a quella che lui stesso sta vivendo - ma anche di necessario riscatto, che non si farà attendere nell’avventura di Said.

Le ombre del mare ci porta in quelle strade, fra le innumerevoli serre dove si coltiva il pomodorino di Pachino, tra le province di Siracusa e Ragusa, e ci racconta una storia di formazione, fra un omaggio esplicito a Erri De Luca – è suo il libro che il ragazzo sta leggendo – e gli echi dei grandi romanzi di Conrad.

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Copertina del libro di Piero Buscemi "Le ombre del mare"

“Provò a distrarsi, allungando l’orecchio al ronzio vitale dei calabroni, ma avevano già portato a termine la loro missione copulativa. Said era solo all’inizio di un viaggio di riscatto che non avrebbe scambiato con un riposo meritato. Uscì all’aperto. Un’altra goccia salata da ricacciare su. Ma era notte e neanche troppo calda per chiamarla solo sudore. In mano un grappolo di pomodorini, ancora chiazzati di verde. Il tempo scavava il suo terreno per attendere la maturazione. E l’orgoglio da sfruttato risvegliò la rivoluzione assopita.”

Comincia il viaggio di Said assieme all’amico Nicola alla ricerca di un altro amico, Rahì, scomparso, forse in fuga anche lui. Adesso sono due gli assenti dalla serra, mentre Nicola ha abbandonato il suo lavoro al supermercato. Adesso sono in tre, a negare il loro consenso allo sfruttamento.

E il viaggio intreccia le loro storie con quelle del mare siciliano. Mare di pescatori, notturno e inquietante.

E’ il mare di Piero Buscemi, già altre volte, come ne L’isola dei cani, elemento da cui scaturiscono le sue storie, come nei racconti di vecchi pescatori. Mare che nasconde i segreti dell’umanità per rivelarli a pochi, solo a chi sa ascoltare.

Stavolta è il mare di vittime che rivendicano giustizia e riconoscimento.

Sono le vittime del naufragio di una nave di migranti stipata all’inverosimile, nel Natale del 1996 al largo di Portopalo, il primo di queste proporzioni (283 morti).

Provenienti dall’India, dal Pakistan e dallo Sri Lanka, i migranti erano partiti dal Cairo in 470 sulla nave Yohan per poi essere trasbordati, arrivati in acque internazionali, nel Canale di Sicilia, su un battello maltese con la sigla F174, un’imbarcazione in pessimo stato, in legno e con i sistemi di sicurezza fuori uso. La nave cominciò subito a dare segni di instabilità, i trafficanti decisero allora di riportare sulla Yohan 170 passeggeri e fare due viaggi. Ma nelle operazioni di trasbordo si era aperta una falla sulla prua. La nave cominciò a imbarcare acqua e il comandante Zervoudakis chiese aiuto alla Yohan, che arrivò subito ma che, a causa del mare in burrasca, si scontrò con la F174, che si spaccò in tre e affondò. I trafficanti ripartirono con la Yohan per la Grecia, segregando i 170 migranti superstiti in un casolare di campagna affinché non potessero parlare.

Nei giorni successivi alla tragedia i pescatori di Portopalo iniziarono a ritrovare numerosi cadaveri, ma non denunciarono nulla alle autorità per evitare interrogatori e lunghi sequestri delle imbarcazioni. Farà eccezione Salvo Lupo, un pescatore che nel 2001, dopo aver ritrovato la carta d’identità di un giovane Tamil di 17 anni, Ampalagan Ganeshu, allerta la Capitaneria di porto e, dopo, contatta il giornalista Giovanni Maria Bellu, autore di un’inchiesta che farà poi luce su queste vicende.

Nel romanzo di Piero Buscemi le vittime della notte di Natale del 1996, vittime a lungo negate, sembrano riemergere dal fondo del mare, e rivivere ancora per urlarci la loro storia, come in una tragedia antica.La sua scrittura -dura, spigolosa, percorsa da una forte tensione etica - trova qui la dimensione giusta per il dolore, la rabbia e indignazione che gli permettono di immaginare la sete di giustizia delle vittime, di abbracciare il loro dramma e i loro sogni, di esprimerne l’urlo, in un’invocazione all’umanità perduta.

“Il peschereccio li accolse sul ponte scricchiolante e unto di sale. Si adagiarono con i muscoli delle gambe implosi nel silenzio. Poi si guardarono intorno, quasi a tentare di riconoscersi in un appello di presenza. Erano troppi, ancora una volta, troppi. Per un solo sogno. E per la portata di quel legno marcio”.

E noi non possiamo non immaginare, grazie a questo romanzo, tutte le vittime delle carrette del mare, di cui continuiamo a conoscere solo i numeri. E’ il grande compito della letteratura, andare oltre i numeri, le statistiche e le percentuali, renderci umani. E’ il sogno e il compito del ragazzo che legge Erri De Luca, perché dietro i numeri ci sono i nomi, le storie, le vite, che aspettano ancora di essere raccontate. Aspettano Said.


Sinossi del libro

Una storia d’amicizia e mare, di uomini e terra, popolata di migranti e amici che si perdono, di libri che si aprono, di vite che si spezzano.

Said è un extracomunitario che lavora nelle serre siciliane dove si coltiva il pachino. Condivide un casolare con Rahì, anch’egli operaio della serra, ed è amico di Nicola, addetto di un supermercato.

Una mattina Rahì scompare. Nicola e Said decidono di andarlo a cercare. Inizia così un viaggio di ricordi, attraverso il quale Said ripercorrerà il suo recente passato di fuga, amore e morte. Le ombre del mare è un romanzo scabro, nudo e crudo, mai accomodante, che urtica e obbliga a pensare, che pone domande difficili e fornisce risposte scomode. Buscemi riesce, grazie ad un’urgenza narrativa ammaliante, a dipingere il nostro sud Italia con i toni dell’Apocalisse: una linea gotica ininterrotta, che unisce la Campania alla Sicilia, in un medesimo destino di sopraffazione, retrogradi retaggi culturali e inetta rassegnazione.


L’autore

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Piero Buscemi

Piero Buscemi è nato a Torino nel 1965. Redattore del periodico online www.girodivite.it, ha pubblicato : "Passato, presente e futuro" (1998), "Ossidiana" (2001, 2013), "Apologia di pensiero" (2001), "Querelle" (2004), L’isola dei cani (2008, ZeroBook 2016), "Cucunci" (2011), “Le ombre del mare” (2017, edito da Bibliotheka). Ha curato l’antologia di poesie Accanto ad un bicchiere di vino (ZeroBook 2016); e le antologie di articoli di vari autori pubblicati su Girodivite: Parole rubate (2017), Celluloide (2017). Vincitore di diversi premi letterari, alcuni suoi racconti e poesie sono contenuti in alcune antologie nazionali. Il romanzo "Querelle" è stato tradotto in inglese e pubblicato dalla Pulpbits Press (Stati Uniti). È tra i fondatori dell’Associazione culturale "Aromi Letterari" di Messina. Sostenitore Emergency, collabora con l’Avis (donatori sangue) ed è promotore delle iniziative di ActionAid Italia.


Per acquistare il libro online va su Bibliotheka editore.

Con questo romanzo Piero Buscemi si è aggiudicato il premio Argen Pic 2017.


Video e resoconto della presentazione del romanzo a Catania il 10 maggio 2018.



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