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Il lavoro sporco

di Sergej - lunedì 5 luglio 2021 - 763 letture

Pomodori rossi e frutta di stagione che decorano invitanti gli scaffali dei supermercati? Il lavoro dei nuovi schiavi, gli immigrati stagionali nelle campagne, malpagati e organizzati dal caporalato.

Case nuove e restauri edilizi? Immigrati che si arrampicano su traballanti impalcature e trascinano catenelle piene di malta appena impastata.

La sicurezza delle nostre case? Poliziotti che fanno la ronda, giorno e notte, e fermano qualsiasi sospetto che incontrano, e questi “sospetti” hanno sempre la stessa faccia: sono neri, sporchi, malvestiti, gli occhi rossi e la puzza di alcol. Se ci scappa qualche manganellata, pazienza. Dopo i proletari in divisa assunti come celerini, il “corpo” aveva conosciuto una strana trasformazione “democratica” tanto che i governanti non si fidavano affatto di questo corpo che mai avrebbe sparato sulla folla. Poi negli anni Ottanta una nuova devoluzione, sia l’Arma che la Polizia si sono riempiti di nuovi disperati, provenienti dalle classi piccolo-borghesi declassate dalla crisi. Vuoi uno stipendio? fai il lavoro sporco. All’interno del nuovo sistema neoliberista, che ha progressivamente smantellato il welfare e cambiato la lingua, le forze dell’ordine sono diventate il ricettacolo degli espulsi dal sistema lavorativo e imprenditoriale; i marginali che negli anni Settanta militava nella Destra fascista e nazista hanno trovato un lavoro qui, saturando i ranghi. Spirito di corpo, monopolio della violenza, difesa di patria onore e famiglia l’amalgama ideologica. È stato il contraltare del dominio del neoliberismo a livello sociale. In un saggio di D’Eramo [1] si nota, a margine, come il neoliberismo prenda il potere nella società ma ci sono alcuni ambiti che vengono lasciati a forme di auto-governo: i militari sono uno di questo. Poliziotti (e secondini) nell’intercapedine tra l’estremo degrado delle "periferie" e le abitazioni dei "centri" e delle ville, fanno violenza della paura.

Giusto vent’anni fa, al G8 di Genova (governo Berlusconi appena al governo), abbiamo visto queste squadre in azione, poco dopo la mattanza di Napoli (governo D’Alema) poche settimane prima. È la nostra realtà, la “sicurezza” delle nostre case e delle città, che ha bisogno di chi “il lavoro sporco qualcuno lo deve pur fare” [2].

Le carceri sono da decenni strapiene, non è più un fatto occasionale né emergenziale. Il nostro devotissimo Parlamento qualche anno fa ricevette persino un Papa, che chiese a gran voce di svuotare le carceri - si avvicinava l’estate, e le carceri avevano il doppio dei detenuti che potevano contenere. Il nostro devotissimo Parlamento se ne strafottè - sempre pronto a chinarsi alle litanie d’Oltretevere, solo quella volta fece finta di niente, e nessun giornale commentò la cosa.

In questi giorni l’ipocrisia generale piange (con un occhio) per le scene riprese da una telecamera, di detenuti pestati - giorni prima le carceri italiane avevano conosciuto una rivolta generale, con morti, per il divieto dato “causa covid-19” per i detenuti di vedere i familiari. Sono lacrime che fanno presto ad asciugarsi [3].

E com’è piacevole scegliere un prodotto sullo schermo online e riceverlo direttamente a casa. Tanto ci sono gli "addetti alla logistica". Mentre se vuoi la pizza ci sono i "rider". E se vuoi essere portato all’aeroporto, basta un fischio e ci pensa un padroncino...

E i rifiuti di cui si sbarazziamo riversandoli fuori porta di casa? Addetti alla nettezza urbana con la fedina penale sporca che neppure potrebbero essere al lavoro ma tant’è, è un “lavoro sporco” e “qualcuno” lo deve pur fare… In alcune città della Sicilia metà degli addetti sono imposti dal mandamento che controlla la città, e al lavoro non ci vanno perché hanno i domiciliari; ali altri debbono fare (male) anche il lavoro di chi non c’è.

In Sicilia si diceva qualche anno fa che “una cosa simile a quella che succede in Campania” non potrebbe mai succedere. L’emergenza rifiuti. I siciliani dicevano: “noi mica siamo come quei selvaggi dei campani…!”. Poi la storia passa a riscuotere il pegno e anche la Sicilia si trova nella spazzatura fino al collo, e passano i decenni perché non c’è un solo “governatore” siciliano che abbia il coraggio o la testa di mettere mani alla faccenda. Mettere le mani nella spazzatura. Perché con la spazzatura non ci si può mica sporcare, la si lascia a chi non è come noi, imprenditori parvenù - mica l’aristocrazia dell’imprenditoria siciliana. E il posto, ai margini dei territori, perché ogni città sente di essere troppo nobile per accogliere la monnezza, propria e quella degli altri. E così avviene che un imprenditori come Leonardi diventa straricco, e crea la sua zona ai confini dei territori tra Catania e Lentini - ma per Catania è oltre il Simeto, in modo che la puzza non si senta. E poi, dopo aver agito in regime di quasi monopolio, ecco che Leonardi viene colpito da una indagine e il suo impero commissariato - ma nessuno a Catania se la sente di muoversi davvero contro Leonardi: dopotutto lui stava ben lontano dalla città, nessuno dei salotti buoni di Catania città imprenditrice e dei cavalieri del lavoro ha mai ricevuto costui. La prima generazione dei ricchi fa sempre lavoro sporco, ai margini della legalità ma poi i figli crescono…

blude runner

Lavoro nero, carceri, repressione, monnezza... Una società che si basa sul lavoro sporco di ceti e classi inferiori: addetti alle pulizie, camerieri, secondini, ragazze in affitto e ballerine in televisione. Benvenuti nel Ventunesimo secolo.


[1] Dominio : La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi / Marco D’Eramo. - 4 ed. - Milano : Feltrinelli, 2021. - 252 p., [4] : br. ; 22 cm. - (Campi del sapere Feltrinelli). - ISBN 978-88-07-10554-8.

[2] E scrive Giovanni De Mauro: "C’è un filo rosso che tiene insieme le violenze della polizia a Genova e i pestaggi di Santa Maria Capua Vetere, passando per l’uccisione di Stefano Cucchi e di Federico Aldrovandi: l’esercizio di una violenza sproporzionata e arbitraria; l’impunità su cui gli agenti sanno di poter contare; il silenzio compatto dei loro colleghi e delle loro colleghe" (Internazionale).

[3] Un articolo di Edmond Dantès individua una linea di continuità tra i "fatti" del G8 di Genova 2001 e la voglia di controllo sociale della pandemia del 2011. In entrambi i casi, c’è chi ha il compito di fare il "lavoro sporco" per la buona pace di governanti e famiglie perbene: Controllo, paura, violenza: da Genova 2001 all’emergenza Covid.


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