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Il lavoro come arma contro la malavita organizzata


Intervista a Enzo Ceremigna - Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata
mercoledì 20 aprile 2005, di Vincenzo Raimondo Greco - 2979 letture

Si continua a sparare a Napoli. La città del sole è diventata terra senza speranza dove i quartieri si trasformano in fortezze inviolabili persino per le forze dell’ordine. Telecamere a circuito chiuso e guardiani presidiano le zone “off limits”. Esiste una città nella città dove tutto è lecito, tutto è ammesso tranne la legge. C’è chi accusa gli amministratori locali; chi inveisce contro lo Stato. Ma mentre si è impegnati in questo gioco tutto italiano, i morti continuano ad insanguinare le strade; i bagliori dei colpi d’arma da fuoco sono le uniche luci che illuminano Napoli diventata in poco tempo un problema internazionale. Ne discutiamo con Enzo Ceremigna, vicepresidente della Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno della criminalità organizzata.

Onorevole, mentre a Napoli continua la guerra tra clan, in Calabria e in Sicilia sembra tutto più tranquillo. Come mai? I primi sono alla ricerca di un accordo che i secondi hanno già trovato? Oppure i motivi sono diversi?

Il problema vero è che mentre è esplosa la guerra di camorra, mafia e ‘ndrangheta non si sono mai fermate. Il dato che a noi risulta è che continua ad andare avanti, come prima e forse più di prima, la tecnica della esazione del pizzo; persiste il problema della usura e della estorsione. Forse Mafia e ‘ndrangheta sono un po’ inabissate per quanto riguarda le strategie sanguinarie. Ma dal punto di vista della criminalità organizzata siamo ancora ai livelli che conoscevamo.

Cittadini che si scagliano contro le forze dell’ordine; che protestano per l’arresto di camorristi e mafiosi. Ormai nel napoletano è un film già visto. Cosa spinge a stare dalla parte della malavita?

Intanto bisogna tenere presente, anche, l’altra faccia della medaglia. Nel mentre queste situazioni si verificano, ci sono cittadini che, invece, denunciano; finalmente si ribellano. E’ quanto abbiamo registrato a Napoli come pure in gran parte della Sicilia. E, finalmente, qualche elemento viene fuori anche in Calabria dove, peraltro, il fenomeno del cosiddetto pentitismo era sconosciuto. Certo è che quanto accaduto a Scampia merita una valutazione psico-sociologica. In un’area in cui l’economia illegale sostituisce le provvidenze statali; dove l’economia criminale consente a chi ha reddito zero di sapere come mettere, tutti i giorni, la pentola sul fuoco, la protesta diventa irrazionale nel momento in cui queste possibilità di sopravvivenza vengono meno. Ora non so bene dove finisce la consistenza criminale di un quartiere e inizia la condizione di bisogno di assoluta indigenza, che porta anche all’illegalità; certo è che i due fenomeni convivono in queste esplosioni di rabbia che sono sicuramente da condannare. Allora come evitare questo connubio e questa accondiscendenza della popolazione nei confronti della malavita. Cosa può e deve fare lo Stato?

Lo Stato deve agire su tre filoni fondamentali. Il primo è quello di garantire un reddito minimo di cittadinanza, cioè la possibilità per chi effettivamente risulta con reddito zero di poter avere un minimo di provvidenza; il secondo punto riguarda la creazione di occasione di lavoro che nel Mezzogiorno è l’elemento dolente di tutta la situazione. Creare delle opportunità di lavoro porta ad un inserimento nella società molto più rapido. Le faccio un esempio: fino a che Bagnoli aveva l’acciaieria; la sua classe operaia; i lavoratori organizzati nei sindacati; una funzionalità economica importante e visibile; la camorra non è mai penetrata. Con la chiusura dell’acciaieria; finita la cassa integrazione e con i lavoratori licenziati, a Bagnoli è tornata, in grande stile, la camorra. Ecco perché c’è bisogno di creare le condizioni di lavoro. La terza questione riguarda l’educazione alla legalità. Qui bisogna avere la consapevolezza che bisogna agire su una mentalità distorta che si è radicata in certe fasce della popolazione da decenni e decenni; quindi è necessario introdurre delle azioni positive che comincino dalle scuole elementari per finire all’Università. Come Commissione antimafia abbiamo, per esempio, stabilito un protocollo di intesa con undici università italiane proprio per portare avanti ricerche, studi e lezioni sulla legalità. Bisogna puntare ad un mutamento di mentalità.

Secondo lei la linea di demarcazione tra nord e sud, ancorché geografica, è data dalla presenza della malavita organizzata nelle regioni meridionali?

No. Questo sarebbe una semplificazione sbagliata perché ormai la criminalità organizzata non solo è penetrata nelle regioni del centro-nord ma si è addirittura internazionalizzata. Oggi il punto fondamentale su cui si costruisce il potere economico della criminalità organizzata è il traffico della droga, il traffico delle armi; cioè tutti elementi che portano ad una internazionalizzazione del fenomeno mafioso. Proprio per questo il fenomeno lo possiamo riferire non solo alle regioni meridionali ma a tutte le grandi città del centro nord. Non esiste più solo una criminalità autoctona ma questa viene a saldarsi con la criminalità cinese, albanese, ucraina, con il fenomeno del racket della prostituzione. Non siamo più di fronte ad una situazione che possa riguardare le regioni meridionali. Certo nel meridione il fenomeno è di più antico insediamento e di più radicata mentalità.

C’è una sinergia tra mafia e camorra, tra ‘ndrangheta e sacra corona; un patto di sangue , di reciproco aiuto e di equa divisione nel settore dei grandi appalti?

Più che una sorta di società di mutuo soccorso vi è una sovranità territoriale che viene rispettata tacitamente da tutti. Non ci sono patti perché la criminalità organizzata non stipula patti con nessuno a livello nazionale. Semmai quello a cui assistiamo è che ci sono delle proiezioni internazionali con zone di influenza abbastanza marcate. Tutto il settore del narcotraffico, per esempio, quando interessa l’Italia riguarda la ‘ndrangheta che ha superato largamente, in questo settore, la mafia, la camorra e le altre realtà criminali. Io non direi che esista un cartello; parlerei di rispetto dei territori controllati.


Vincenzo Greco, Oltrenews.it

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