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Il gioiello di Ramacca

Ramacca città famosa per il suo pane e per i carciofi, ha un altro - forse anche più prezioso - pregio. Un vero e proprio gioiello.

di Sergej - martedì 13 maggio 2014 - 4850 letture

Ramacca è una città di 10 mila abitanti situata nel Calatino, provincia di Catania. E’ famosa per il suo pane - almeno questo di Ramacca conoscono i catanesi per tradizione sempre affamati -. E per il carciofo. A Ramacca ogni anno una seguitissima sagra.

A Ramacca giorno 11 maggio 2014 abbiamo scoperto un’altra cosa. Ci siamo andati grazie a una escursione organizzata da Natura Sicula (sezione Lentini) guidata da Italo Giordano, in collaborazione con l’associazione ramacchese Archerama guidata da Laura Sapuppo. Abbiamo scoperto l’esistenza del Parco Archeologico di Ramacca, che proteggono presenze archeologiche risalenti al neolitico e al periodo greco. Tombe, ma anche l’antica città greca di Ramacca fondata - probabilmente da cittadini greci provenienti dalla vicina Leontinoi - nella direttrice di città greche che porta fino a Morgantina. E’ quel che chiamano "la Montagna" di Ramacca.

Siamo proprio sui costoni meridionali della Valle del Margi (la valle dei magi), poco vicino al santuario dei Palici - centro di culto per sicani e per greci, e che divenne con Ducezio centro culturale e religioso della contrapposizione tra sicani ellenizzati e greci sicilianizzati.

Grazie a Italo e Laura che ci hanno spiegato del "sistema" che era politico e culturale dell’espansione greca nel territorio. Fatto non solo di approcci pacifici con le popolazioni locali ma anche di eventi sanguinosi e stermini. Ramacca stessa nelle sue stratificazioni archeologiche ha conosciuto varie distruzioni, tra cui quella dovuta all’espansione militare di Gela, e del suo tiranno Ippocrate che usò massicciamente la cavalleria in Sicilia per le sue guerre.

Laura ci ha raccontato quando a metà degli anni Novanta fu tra quanti - giovani universitari volontari - scavarono nella zona, di come lei stessa ebbe la fortuna di rinvenire una tomba "a cappuccino" (la "tomba di Eleonora" come la chiamò il direttore degli scavi Enrico Procelli) risalente probabilmente al IV secolo AC. Era lì che scavava cautamente ai piedi di una struttura muraria quando vide affiorare una grande tegola posta trasversale a 45°. Tegole di questo genere sono indizio di una tomba, e lei si mise a sbracciare perché era senza voce, verso il responsabile dei lavori che stava in quel momento in cima alla collina.

Grazie al signor Filippo abbiamo visitato una tomba neolitica, di cui lui stesso era stato tra gli scopritori. Era allora il 1965, lui ragazzino al liceo insieme ad altri coetanei, s’erano interessati del fatto che nella zona che sarebbe poi diventata Parco archeologico veniva ogni tanto gente di Paternò, tombaroli, a scavare e depredare. Allora a Ramacca non si aveva molta coscienza di ciò che si trovava in quella zona. Loro ragazzini scoprirono così una tomba che non era stata ancora vandalizzata. Avvertirono i "grandi", gli archeologi di Siracusa, che li aiutarono a completare lo scavo - ma loro avevano già tolto un grande mandorlo che copriva il dromos della tomba. Una delle poche tombe con l’ingresso protetto dalla "porta" in pietra. Che divelsero. E loro ragazzini entrarono dentro - perché i "grandi" non osarono -. E lui il ragazzino Filippo, vide l’interno ancora intatto, qualcosa che rimane scolpito indelebile nella sua memoria. Da quella tomba - che veniva usata secondo consuetudine da una famiglia per le sepolture del clan - furono estratti 165 reperti d’anfora, oltre a vari elementi. Alcuni poi finirono a Siracusa, altri (pochi) al Museo di Ramacca, altri furono divisi tra i "grandi".

Ecco, Ramacca ha questo gioiello. Un parco archeologico e un museo preziosissimi. Ma soprattutto persone come Laura e gli altri ragazzi dell’associazione Archeorama, il signor Filippo e tutti i ramacchesi che hanno a cuore la propria città. Ancora una volta, non sarebbe possibile gli uni senza gli altri. Non sarebbe possibile un parco e un museo come quelli di Ramacca, e alcuni cittadini che ogni giorno proteggono questi beni e permettono alla memoria di continuare a trasmettersi ed avere un senso.

PS: la cura, la resistenza, la memoria... “Quando i nazisti invasero la Danimarca durante la seconda guerra mondiale, il chimico ungherese George de Hevesy dissolse le medaglie dei premi nobel dei fisici tedeschi Max von Laue (1914) e James Franck (1925) in acqua regia per evitare che i nazisti li sequestrassero. De Heversy nascose poi la soluzione tra altri reagenti chimici, riuscendo nell’impresa di renderla invisibile ai nazisti. Alla fine della guerra, de Hevesy ritornò nel laboratorio e ritrovò la soluzione intatta. Da questa riprecipitò l’oro che fu inviato all’Accademia Svedese delle Scienze e alla Fondazione Nobel, la quale rimodellò le medaglie che furono ridate a Laue e Frank.” (3nding)


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Il presidente di Natura Sicula, Fabio Morreale accanto a un cespuglio di ddisa.

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Laura Sapuppo (associazione Archeorama) e Italo Giordano (Natura Sicula sezione di Lentini)

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Info:

associazione culturale ArcheoRama: via Archimede 2, 95040 Ramacca (CT)

tel 3476715758 - archeorama@yahoo.it

Museo archeologico civico di Ramacca

tel 0957930227 - museoramacca@libero.it



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