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Il gioco si fa duro. 15° Libro Bianco sulle droghe

Dopo 34 anni di applicazione del Testo Unico sulle droghe, i dati purtroppo sono sempre gli stessi...

di Redazione - venerdì 5 luglio 2024 - 360 letture

Il Libro Bianco sulle droghe promosso da La Società della Ragione, Forum Droghe, Antigone, CGIL, CNCA, Associazione Luca Coscioni, ARCI, LILA e Legacoopsociali è ormai un appuntamento annuale. Quello del 2024 il rapporto, che ha come titolo Il gioco si fa duro, fornisce, tra l’altro, una dettagliata fotografia della repressione nel settore e riporta, in appendice, le proposte di legge più importanti di riforma del Testo Unico sulle droghe promosse dalla società civile, compresa quella di iniziativa popolare sulla cannabis della campagna “Io Coltivo”, da poco depositata al Senato.

Ecco alcuni dei dati riportati.

Dopo 34 anni di applicazione del Testo Unico sulle droghe, i dati purtroppo sono sempre gli stessi. Gli effetti penali (dell’art. 73 in particolare) sono sempre devastanti e confermano come la legge Jervolino-Vassalli continua a essere il principale veicolo di ingresso nel sistema della giustizia italiana e nelle carceri. La legislazione sulle droghe e l’uso che ne viene fatto sono decisivi nella determinazione dei saldi della repressione penale: la decarcerizzazione passa attraverso la decriminalizzazione delle condotte legate alla circolazione delle sostanze stupefacenti così come le politiche di tolleranza zero e di controllo sociale coattivo si fondano sulla loro criminalizzazione. Basti pensare che in assenza di detenuti per art. 73 della legge stupefacenti o di quelli dichiarati tossicodipendenti, non vi sarebbe il problema del sovraffollamento carcerario, come indicato dalle simulazioni prodotte. Dopo 34 anni di applicazione non possiamo più considerare questi come effetti collaterali della legislazione antidroga, ma come effetti evidentemente voluti.

Dopo l’episodica diminuzione del 2022, tornano a salire gli ingressi in carcere per droghe: 10.697 dei 40.661 ingressi in carcere nel 2023 sono stati causati dall’art. 73 del Testo unico (detenzione a fini di spaccio). Si tratta del 26,3% degli ingressi (era il 26,1% nel 2022). I detenuti in carcere sfondano quota 60mila (60.166 al 31 dicembre 2023). Di questi ben 12.946 lo erano a causa del solo art. 73 del Testo unico. Altri 6.575 in associazione con l’art. 74 (associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope), solo 994 esclusivamente per l’art. 74. Si tratta del 34,1% del totale. Sostanzialmente il doppio delle media europea (18%) e molto di più di quella mondiale (22%).

Restano catastrofici, pur in leggera diminuzione, i dati sugli ingressi e le presenze di detenuti definiti “tossicodipendenti”: lo sono il 38,1% di coloro che entrano in carcere, mentre al 31 dicembre 2023 erano presenti nelle carceri italiane 17.405 detenuti “certificati”, il 28,9% del totale. Questa presenza record in termini assoluti (dal 2006 ad oggi) è alimentata dal continuo ingresso in carcere di persone “tossicodipendenti”, che dopo i due anni di pandemia ha ripreso ad aumentare (+ 18,4% rispetto al 2021).

Le misure alternative finiscono per ampliare l’area del controllo che coinvolge a fine 2023 oltre 143.000 persone in Italia. Continua l’impetuosa crescita delle misure alternative (+1.037,7% sul 2006), che sono diventate in realtà una alternativa alla libertà invece che alla detenzione. In un contesto di forte domanda di controllo sociale istituzionale, gli strumenti di diversion e quelli di probation consentono di ampliare l’area del controllo, piuttosto che di limitare quello coattivo-penitenziario. Ne è segno il fatto che oltre ai 60.000 (e più) detenuti al 31 dicembre 2023 erano in carico per misure alternative e sanzioni di comunità (messa alla prova) ulteriori 83.703 soggetti.

Dal 1990 ad oggi un milione di persone è stato segnalato per uso dei derivati della canapa. Il consolidamento molto lento dei dati dei dati ci fa essere cauti sul definire trend. Si può però affermare che dal 2020 in poi, il numero di persone segnalate rimarrebbe piuttosto stabile, aggirandosi da dopo il Covid intorno alle 40mila. Il 38% delle segnalazioni finisce con una sanzioni amministrativa, le più comuni la sospensione della patente (o il divieto di conseguirla) e del passaporto. Questo anche in assenza di un qualsiasi comportamento pericoloso messo in atto dalla persona sanzionata. La repressione continua ad abbattersi sui minori, già in aumento rispetto al 2022 anche senza avere a disposizione dati consolidati. Questi entrano così in un percorso sanzionatorio stigmatizzante e alla fine dei conti desocializzante e controproducente. Il 97,3% dei minori è segnalato per cannabis. Risulta irrilevante la vocazione “terapeutica” della segnalazione al Prefetto: solo 327 sono state sollecitate a presentare un programma di trattamento socio-sanitario; nel 2007 erano 3.008. Anche gli inviti a presentarsi al SERD sono in diminuzione (4.108). La repressione colpisce principalmente persone che usano cannabis (76%), seguono a distanza cocaina (16,7%) e eroina (3,7%) e, in maniera irrilevante, le altre sostanze. Dal 1990 oltre un milione di persone sono state segnalate per possesso di derivati della cannabis.


Il libro è scaricabile su FuoriLuogo, e una copia pdf, nel caso il link non dovesse funzionare, è allegata a questo articolo.



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