Il gelato


La bella vita del tornitore Mario a confronto con le difficoltà dei gioiellieri e di tante altre categorie
martedì 24 gennaio 2012, di Adriano Todaro - 189 letture

I Tragici greci ammonivano che si deve in ogni cosa osservare la misura, che non bisogna esagerare. E’ quello che dicevo sempre al mio amico Mario che fa l’operaio, ma non è un operaio qualsiasi. Mario è uno di quelli che una volta venivano definiti "operai con i baffi", cioè un operaio altamente qualificato.

In realtà, Mario fa il tornitore in una media azienda e non ha mai avuto grossi problemi di lavoro. Prende una paga di 1.500 euro ogni mese, quindi ben 19.400 euro l’anno. E’ un signore che se la spassa alla grande. Va anche, pensate, in ferie, ogni anno, per 15 giorni, a Milano Marittima, ha la macchina e la moglie si può permettere di non andare a lavorare. Io glielo dicevo sempre: datti una calmata, non esagerare, non strafare quando sei a Milano Marittima ad andare a prendere il gelato ogni sera. Perché poi ti fai notare e ti colpiscono, lo dicevano anche i greci che non bisogna esagerare.

Ma lui, il Mario, non mi ascoltava e pensava già a quando, fra poco sarebbe andato in pensione. Classe 1951 aveva fatto due conti: quest’anno avrebbe raggiunto il quoziente 96 (età più anni lavoro). Ma ecco che le "finestre" non si sono aperte e così Mario ha dovuto allungare gli anni lavorativi. Ed ora gli decurteranno anche la pensione.

D’altronde se c’è la crisi, tutti dobbiamo cedere un poco del nostro reddito, dei nostri privilegi per il bene di tutti. Prendere ogni anno circa 20 mila euro è, confessiamolo, uno schiaffo in faccia a coloro che quelle cifre se le sognano. Ci sono tante categorie, nel nostro Paese, che lavorano molto e guadagnano molto meno del Mario, il tornitore.

Il dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia ha messo in rete i redditi medi dei lavoratori autonomi e scorrendo questi dati viene un groppo alla gola, un senso di ribellione. E ci domandiamo fin quando potranno resistere queste categorie zitte e buone, non ribellarsi, scendere in piazza e fare le barricate. Si tratta di tantissimi italiani che hanno redditi vergognosi, sulla soglia della sopravvivenza.

Il padrone della discoteca dove vostro figlio va a ballare il sabato sera, denuncia una perdita di 4.700 euro l’anno e addirittura perdono 5.300 euro i centri di benessere dove la moglie di Mario passa diversi pomeriggi la settimana. Questi sono quelli che perdono, ma anche quelli che guadagnano, sono in realtà dei pezzenti. Il gioielliere sotto casa, sì quello che apre il negozio dopo aver parcheggiato il Suv nero a ridosso del passo carraio, denuncia 12.300 euro l’anno; il pasticciere, 19 mila; il meccanico dove portate la vostra auto a riparare e che non vuole mai farvi la ricevuta fiscale, un misero 24.300; i baristi, 15 mila; i fioristi, 12.300; i profumieri, 10.800 euro.

Guadagnano molto, invece, i panettieri che denunciano una media di 25.100. Non parliamo poi dei dentisti che denunciano addirittura 46 mila euro e i commercialisti, 49 mila. Ma poi ci sono i negozianti di scarpe (7.700), gli ambulanti di scarpe (11.100), i centri di bellezza (5.300).

E’ un Paese povero il nostro dove i proprietari di imprese guadagnano meno che i dipendenti. I taxisti sono alla fame più nera: 14.200 euro l’anno, ben 5 mila euro meno del nostro amico Mario. E’ per questo che dico che non c’è giustizia. Se Mario guadagna di più del gioielliere, mi sembra giusto che si tolga un po’ a lui e lo si dia non solo al gioielliere, ma anche, ad esempio, ai proprietari di agenzie di viaggio che denunciano un misero 11.300 euro l’anno. E che dire dei proprietari degli stabilimenti balneari che denunciano 13.600 euro di reddito? Mario a Milano Marittima paga per un ombrellone e due lettini 19 euro al giorno. Dove andranno a finire questi soldi?

Comunque sia, tutto è bene quel che finisce bene. Ho saputo che due geni della moda, tali Dolce e Gabbana non sono riusciti a gabbare il fisco e hanno dovuto restituire 229 milioni di euro: avevano portato all’estero i loro marchi per sfuggire al fisco. Da noi avrebbero dovuto pagare il 45%, in Lussemburgo il 4%.

Mario all’estero non porta nulla anche perché non ha nulla da portare. Ma qualche taglio, anche lui lo deve fare. Ad esempio il gelato ogni sera, quando è in ferie, è uno spreco. E allora basta gelati. I nipotini che si porta dietro protestano? Beh si può sempre raccontare loro la favoletta che bisogna pensare a chi è più sfortunato di noi.

Ad esempio al gioielliere sotto casa, che con 12.300 euro l’anno non può certo pensare ai gelati da comprare ai figli.

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