Intervista con il Dottore Consoli - direttore dell’ufficio di Bruxelles della Fondazione diretta dal Professore Rifkin e Presidente del Cetri - sulle sfide del futuro che ci aspettano.
Il Dottore Consoli è uno dei più stretti collaboratori del Professore Rifkin fresco autore di un altro libro stimolante intitolato "La Terza Rivoluzione Industriale" che recensiremo a breve.
Si tratta di un rapporto molto forte e facondo di proposizioni e progettualità. Il rapporto è così importante che il Professore Rifkin ha voluto ricordare nel succitato libro il contributo del Dottore Consoli alle sue attività e a quelle della Fondazione che dirige.
Su questo libro e sulle sfide del futuro ho avuto il piacere di interloquire con il Dottore Consoli. Ecco il risultato di un felice scambio di opinioni e pensieri.
Quando ha iniziato a collaborare con Jeremy Rifkin?
Ho iniziato a collaborare con Jeremy Rifkin nel 2002, quando a Bruxelles dirigevo un ufficio di comunicazione progressiva che lavorava con le ONG che si occupavano di promuovere a livello comunitario i valori dell’ambiente, dei diritti umani e della giustizia sociale. In particolare, si trattava della campagna contro gli OGM di Greenpeace. In quell’occasione nacque un sodalizio che dura ancora oggi, e che cominciò subito con la promozione del libro sull’economia all’idrogeno, che ha fatto partire il dibattito mondiale su un nuovo modello energetico basato sul cambio di ciclo dal carbonio al sole.
Cosa l’affascina di più nel complesso pensiero dello studioso americano?
Rifkin, più che un economista, è un filosofo. Un pensatore laico che però ha una tale forza logica nelle sue argomentazioni da risultare quasi spirituale nella sua intuizione di fondo, che lega l’economia ai principi di fondo della termodinamica. Il suo libro ENTROPIA del 1979, rimane ancora oggi un testo che permette di comprendere i processi energetici economici e i rapporti sociali conseguenti meglio di qualunque testo di sociologia. Ne consiglio caldamente la lettura, specialmente nella sua ristampa del 2004 (Baldini, Castoldi e Dalai) in cui c’è una post fazione di Nicolau Georgescu Rogen, il grande economista americano di origine rumena che è stato il maestro di Rifkin. Questo libro mi ha cambiato la vita. E mi ha permesso di gettare un nuovo sguardo sul mondo e sui rapporti sociali, basato sui principi inevitabili della fisica e della termodinamica. E non solo a me. Mi capita spesso di incontrare persone che vanno da Rifkin dopo sue conferenze a domandargli di firmare una copia del libro "Entropia" magari ingiallita dal tempo e logorata dalle troppe letture e annotazioni, che dicono la stessa cosa: "questo libro mi ha cambiato la vita!"
Mi pare che tutto ruoti sul concetto di energia…
In realtà, come dicevo nella mia risposta precedente, ruota tutto intorno alla termodinamica. Ma poi in definitiva, tutto ruota intorno al concetto di giustizia sociale. Secondo Rifkin l’uomo è un animale empatico che "sente" il suo prossimo, un po’ come la tribù dei Na’vi del film Avatar, e che è interconnesso (nel film anche biologicamente...) con l’ambiente circostante. L’energia è solo lo strumento che permette la trasformazione della materia, e che, in conformità alla legge dell’entropia, diventa progressivamente meno disponibile dopo ogni trasformazione. E’ il secondo principio della termodinamica che impone di rivedere tutti i processi energetici alla luce della necessità di creare meno entropia possibile sul nostro pianeta per non compromettere le possibilità della specie umana di sopravvivere. L’entropia creata dall’uomo negli ultimi 200 anni si manifesta sottoforma di sporcizia, inquinamento, disordine (anche sociale) e soprattutto cambiamento climatico. Il ricorso a fonti concentrate di energia (petrolio, uranio, carbone e gas naturale) genera una entropia enorme sul pianeta, non solo sul piano fisico ma anche su quello politico e socio economico. Basti pensare che la ricchezza si è concentrata in pochissime mani, i monopoli energetici e i gruppi finanziari ed economici che hanno permesso lo sfruttamento di tali fonti concentrate di energia. Questo è il famoso 1%o che detiene tutta la ricchezza a discapito del 99 % marginalizzato e precarizzato. La lotta al cambiamento climatico oggi ci offre l’occasione di ritornare a un modello energetico basato sul sole (che ci inonda con una energia 15.000 volte superiore a quella che noi consumiamo). Questo permetterà un riequilibrio non solo climatico/ambientale ma anche socio/economico, favorendo una redistribuzione della ricchezza secondo un modello di produzione "a rete" (l’internet dell’energia), e non verticistico, centralizzato e fortemente militarizzato, come il modello energetico attualmente in vigore (e in fin di vita).
Energia intesa non come mero prodotto economico, ma come modalità per riformare dal basso il nostro modo di vivere;
Non dobbiamo dimenticare che Rifkin nasce come attivista contro la guerra in Viet-Nam. Il suo Tribunale Russel, espose i crimini di guerra degli americani e permise di creare quell’onda emotiva che determinò la fine della guerra e il ritiro dell’esercito americano. Pochi anni dopo ritroviamo ancora Rifkin che organizza la protesta popolare contro le compagnie petrolifere nel 1973 (è il primo capitolo del libro sulla terza rivoluzione industriale). Un modello energetico basato su petrolio e altre fonti concentrate mette i destini del mondo in mano a chi dispone di quelle fonti. Si creano i potentati petroliferi (gli arabi, i russi, i texani...), ma soprattutto si organizzano le economie in modo piramidale e verticistico e si creano le premesse per l’oppressione dei popoli dei paesi produttori, per una vertiginosa instabilità politica (pensiamo a tutte le guerre che si sono combattute per l’energia, comprese la prima guerra mondiale per i bacini carboniferi della Rhur e la seconda per i pozzi petroliferi del mar Caspio). Adesso, come dicevo prima, passare a un modello energetico la cui fonte è il sole, e dunque a disposizione di tutti, permette appunto di riformare dal basso le nostre economie. Ma attenzione! non si tratta solo di prodursi l’energia e diventare arbitri del proprio destino economico, ma di sopravvivere. Metà della popolazione mondiale non ha alcun accesso o accesso molto limitato a fonti di energia. Ed ha un reddito medio pro-capite ridicolo (meno di due dollari al giorno). Al tempo stesso le 350 persone più ricche del mondo hanno una ricchezza che, combinata, arriva al reddito della metà più povera del mondo. E’ sostenibile questa situazione? E’ efficiente questa globalizzazione? E’ possibile ipotizzare la condivisione delle risorse di questo piccolissimo pianeta in 8, 9 o 10 miliardi di individui, in queste condizioni?
Mi piace il concetto di energia inteso alla stregua di autogoverno dei cittadini;
Il concetto di Polis è nato nell’antica Grecia, guarda caso in concomitanza con la filosofia pre socratica che aveva avuto la grande intuizione di legare la filosofia dell’essere alla termodinamica. A quel tempo però le trasformazioni energetiche non erano diventate (e non lo sarebbero diventate per i successivi due millenni) il pretesto per la creazione di una casta privilegiata che domina sul resto dell’umanità grazie alla leva energetica. La democrazia, per quanto nell’ accezione primordiale e aristocratica dei Greci è nata molto prima dell’energia della seconda rivoluzione industriale, quella che ha sfruttato gli enormi giacimenti di fossili e fissili concentrati nel sottosuolo del pianeta creando il problema entropico. Questo problema era stato intuito dai filosofi greci. Per autogovernarsi, i cittadini hanno bisogno di avere pari accesso alle fonti energetiche che permettono la vita, il suo progredire, il suo evolvere. Solo un ritorno alla fonte solare istantanea, quella che ha fornito energia alla specie umana fin dalla sua apparizione sulla terra, permetterà un autogoverno locale sinceramente democratico. naturalmente non si tratta di ritornare alle condizioni di vita di duecento anni fa, perché oggi il sole può essere sfruttato con ben altre tecnologie. Si tratta di mettere queste tecnologie a disposizione dell’uomo. Queste tecnologie presuppongono una alta intensità di lavoro, anziché di capitali. Quindi renderanno progressivamente marginali, e infine irrilevanti le grandi concentrazioni di capitali, che sono all’origine della crisi economica, energetica e finanziaria che stiamo vivendo, e che hanno permesso a una minoranza della popolazione mondiale di prosperare grazie a quella che potremmo definire una "democrazia dall’alto" . E’ arrivato il momento di della democrazia dal basso, grazie alla diffusione di opratiche comunitarie di energia distribuita. Perché i sole è di tutti. Il petrolio e l’uranio no. Se costruisco una centrale nucleare o a turbogas, poi dovrò ancora alimentarla con fonti costose dalle quali diventerò progressivamente dipendente. Se invece investo in una infrastruttura energetica basata suo sole, vento, acque, terra (i quattro elementi empedoclei), che non sono di nessuno e sono di tutti, permetterò a tutti di diventare attori della scena economica e sociale. E’ quello che Rifkin chima "capitalismo distribuito". E’ questa la vera democrazia dal basso, invece di quella "dall’alto" funzionale allo sfruttamento delle fonti concentrate ad alta intensità di lavoro.
Il lato dinamico dell’energia può servire per svegliare un pianeta fin troppo addormentato da superiori interessi geopolitici;
Più che il lato dinamico dell’energia, io parlerei del modello distribuito e interattivo. E’ questa l’essenza vera dell’intuizione di Rifkin sulla terza rivoluzione industriale, l"internet dell’energia". Se tutti sono messi in condizione di produrre e scambiarsi energia come con internet si fa con l’informazione, quegli interessi geopolitici scompariranno rapidamente nella pattumiera della storia, perché essi si basano solo su una situazione di dipendenza indotta dai modelli economici prescelti. Il pianeta lo stanno svegliando le giovani generazioni, quelle che per loro natura sono più vicine alla sensibilità della rete e di internet, e che sono naturalmente portate a sentirsi parte della stessa biosfera. Queste generazioni domandano un modello energetico interattivo e distribuito, in conformità al modello di comunicazione su internet, nel quale sono cresciute.
La rivoluzione passa da un modello di presa di coscienza dei cittadini che si organizzano per raggiungere alcuni obiettivi strategici.
Questo modello è la rete. Non è un caso che si stia già cominciando a parlare di "Comunità dell’energia". La felice intuizione, che porta a sintesi la visione di Rifkin con quella delle comunità del Cibo introdotta da Carlo Petrini, è di Livio De Santoli, professore romano che sta realizzando il piano energetico di Roma, a cominciare dalla rete intelligente all’Università "La Sapienza" di cui è energy manager. Livio De Santoli, propone di passare dal concetto di "green economy" a quello di "grid economy", tanto il modello di rete è carattere distintivo del nuovo ciclo energetico solare. Nel modello energetico distribuito della terza rivoluzione industriale, la presa di coscienza dei cittadini è funzionale al raggiungimento degli obiettivi energetici. Ma attenzione, come spiega De Santoli, ad ogni presa di coscienza e di potere, corrisponde un’assunzione di responsabilità. Sta ai poteri pubblici, favorire il più possibile la circolazione dell’informazione su questi nuovi modelli energetici. Certo per il cittadino è tutto molto più semplice se accende la luce o il termosifone e ottiene il risultato energetico voluto. Ma quel risultato è ottenuto attraverso una infrastruttura energetica estremamente entropica e dispersiva che privilegia la dissipazione alla conservazione e all’uso razionale dell’energia. Per correggere questa situazione è necessario attivarsi per diventare parte di quel processo che poi permette di azionare l’interruttore della luce. Per far questo c’è bisogno di un cambio paradigmatico fin dalla più tenera età, che ci permetta di capire le interrelazioni fra tutte le azioni che impattano sulla biosfera, e le conseguenze dirette e indirette, anche le più remote. Tutto questo processo conduce alla realizzazione di comunità di produttori consumatori di energia intercollegati in reti intelligenti e con tecnologie avanzate integrate fra di loro (ad esempio fonti rinnovabili collegate a elettrolizzatori che accumulano l’energia in forma di idrogeno oppure la immettono in reti intelligenti che la smistano in modo razionale come "proxi server" dell’energia, favorendo l’autoconsumo). Questi processi hanno bisogno di essere accelerati dai poteri pubblici, e il Europa, lo strumento del Patto dei Sindaci è fondamentale per coinvolgere gli enti locali i cittadini e le imprese della filiera locale delle energie distribuite, che si devono sviluppare simultaneamente su ogni territorio, pena la perdita del loro effetto moltiplicatore sul piano economico e occupazionale.
In questa ottica che ruolo hanno i c.d. “stati centrali” o le organizzazioni sovranazionali. Decisamente sminuito a mio avviso…
Gli stati nazionali perderanno progressivamente d’importanza. Le organizzazioni sovranazionali invece ne acquisiranno. Mi spiego meglio. Il Patto dei Sindaci, di cui parlavo nella risposta precedente, rappresenta uno strumento rivoluzionario, perchè permette di andare alla velocità del più veloce e non del più lento. In uno scenario di seconda rivoluzione industriale, anche ammesso che un comune avesse voluto andare verso la propria indipendenza energetica, non avrebbe potuto, perchè le fonti energetiche non erano nella sua disponibilità. Grandi centrali nucleari o fossili, oleodotti, raffinerie etc, erano tutte infrastrutture necessitanti enormi gruppi finanziari (e anche un consumo di territorio, aria, acqua e risorse naturali che sono beni comuni della collettività e non dei gruppi energetici, ma questo è un altro discorso...). Dunque nella seconda rivoluzione industriale, i Comuni, i cittadini, le imprese locali, potevano avere un ruolo solo come consumatori passivi e come terminali ultimi (stavo per dire utilizzatori finali...), di un sistema governato e controllato dai grandi monopoli. Una volta fatti i mostruosi investimenti infrastrutturali, cominciava la dipendenza dalle fonti fossili e fissili, che a loro volta impattavano sul territorio devastandolo in una filosofia giustificazionista in nome del "progresso", e innescando un circolo vizioso per cui il teritorio si impoveriva sempre di più sia sul piano economico che su quello ecologico, e i "padroni del vapore invece si arricchivano sempre di più(basta pensare alle devastazioni di Taranto, Augusta, Brindisi, Porto Marghera etc). In uno scenario di terza rivoluzione industriale invece i cittadini e gli enti locali possono far ricorso alle tecnologie che sfruttano il sole in tutte le sue forme, e il sole è di tutti e quindi permette a tutti di assumere un nuovo protagonismo nello scenario energetico. A patto che si pianifichi in tal senso. A questo scopo è appunto sorto il "Patto dei Sindaci" di cui la Regione Siciliana è diventata firmataria, mettendo a disposizione (è notizia di pochi giorni fa) una squadra di assistenza tecnica finanziata da fondi europei, che aiuterà i Comuni a redigere piani energetici che introducono fonti rinnovabili e efficienza energetica, tutti interventi che si pagano da soli con tempi di ritorno dell’investimento molto rapidi. Si tenga presente che un investimento infrastrutturale costa esattamente lo stesso ma rende molto di più se è fatto in modo sostenibile. Se non lo si fa è perché manca una pianificazione "verde" che tenga presente i principi della terza rivoluzione industriale. In Sicilia, con questa squadra di giovani tecnici, i Comuni saranno aiutati ad andare in questa direzione. Sono i principi di una nuova coscienza biosferica che cominciano ad affermarsi sostituendo la vecchia geopolitica tradizionale, che ormai non ha più alcuna ragion d’essere perchè dalla pace di Westfalia a oggi sono passati quasi 400 anni, e il mondo da allora è cambiato ad una velocità vertiginosa. Oggi le organizzazioni sovranazionali, come l’Unione Europea, sono importantissime per "continentalizzare" politiche virtuose sul piano ambientale ed economico (come spiegato magistralmente da Rifkin nel sesto capitolo del suo ultimo libro), e la collaborazione diretta con enti locali virtuosi, attraverso il Patto dei Sindaci è fondamentale per accelerare una nuova politica biosferica e la transizione verso uno scenario energetico distribuito e sostenibile di terza rivoluzione industriale. Questo è lo scopo principale del CETRI, Circolo Europeo per la terza Rivoluzione Industriale, che io presiedo come "braccio europeo" della fondazione di Jeremy Rifkin (www.cetri-tires.org)
In cosa consiste la sua consulenza in favore al Comune di Roma e alla Regione Siciliana. Quali i suoi aspetti più salienti?
Il Presidente Lombardo, che avevo conosciuto a Bruxelles come Parlamentare europeo, mi ha domandato di assisterlo a effettuare una revisione delle linee guida del Piano Energetico e Ambientale della Regione Siciliana introducendo elementi di base della terza rivoluzione industriale, cosa che ho fatto con l’aiuto di esperti siciliani con una grande esperienza europea, come la dottoressa Giampaola Mazzola originaria di Catania, o l’ing. Giuseppe Guerrera di Messina. La mia consulenza è stata prestata a titolo puramente gratuito al direttore Rossana Interlandi sia nell’assessorato all’Ambiente che in quello all’Energia, e soltanto finché c’è stata lei. La mia attività si è indirizzata in particolare verso la promozione l’energia distribuita, la salvaguardia del territorio dai grandi impianti, la creazione di filiere economiche e produttive locali in grado di creare sviluppo economico e occupazione per far decollare una green economy Siciliana, e il coinvolgimento dei cittadini delle PMI e degli enti locali nei processi decisionali sul piano energetico e economico. Ci tengo anche a sottolineare che non mi sono affatto occupato dei processi autorizzativi per gli impianti. In questo senso sono particolarmente orgoglioso di aver contribuito a creare il FRED (Forum Regionale per l’Energia Distribuita) - Sicilia, che fra pochi giorni compirà un anno, promosso anche dalla CGIL Sicilia e con l’adesione di Confindustria, CNA, Confartigianato, Lega Cooperative, Confcooperative, Legambiente e tutte le altre organizzazioni associative più rappresentative della vita economica siciliana, dei consumatori, della cooperazione e dell’ambiente. Il FRED, sta promuovendo in questi giorni la creazione di registri di consumatori e di imprese per vari settori produttivi della Green Economy (www.fred-sicilia.it) in attesa che entri in funzione l’unità di assistenza tecnica per la promozione del Patto dei Sindaci nell’isola. Per quanto riguarda Roma, abbiamo elaborato un Master Plan ventennale per l’energia a Roma . Dopo l’elaborazione del Master Plan per Roma, ho assistito il Comune, come consulente per l’Università "La Sapienza", che sta gestendo la pianificazione energetica per conto di Roma Capitale, per l’elaborazione di quello che oggi può essere definito il più avanzato SEAP (Sustainable Energy Action Plan) dell’intero Patto dei Sindaci, che costituisce la traccia per tutti gli interventi energetici e infrastrutturali nella Capitale fino al 2020, anno in cui si svolgeranno le Olimpiadi per cui Roma è candidata. Il Master Plan di Roma prevede l’utilizzo dello 0,3 % del PIL cittadino (ossia 500 milioni di euro annui), per l’eliminazione di 2 milioni di tonnellate di anidride carbonica attraverso interventi quali la costruzione o ristrutturazione di edifici pubblici e privati, l’illuminazione a basso consumo, l’introduzione di rinnovabili al servizio dell’agricoltura nell’agro romano, le infrastrutture per la mobilità elettrica e a idrogeno etc. A fronte di questi investimenti, sono previsti risparmi energetici di 800 milioni annui. In pratica in 20 anni il piano prevede 10 miliardi di investimenti e 16 miliardi di ricavi: si paga da solo! (il Master Plan per una Roma Post Carbon e Biosferica, è scaricabile dal sito del CETRI)
Non crede che queste crisi che si stanno susseguendo dagli anni novanta in poi altri non sono che il canto di cigno di una civiltà quella industriale che è diventata oramai “ancien regime”?
Assolutamente si! Vorrei essere più specifico. La crisi, che in realtà è cominciata con il picco del petrolio pro capite nel 1973, è la crisi strutturale della seconda rivoluzione industriale. Questo regime energetico economico che pure ha avuto dei meriti, perchè ha permesso un impetuoso sviluppo della razza umana con un aumento demografico vertiginoso e una evoluzione impensabile delle capacità di viaggiare e comunicare, adesso comincia a presentare una fattura entropica assolutamente insostenibile, sia sul piano ambientale e climatico che su quello sociale, che compensa in negativo tutti i benefici passati. Questa è la crisi non solo della seconda rivoluzione industriale, ma anche delle ideologie che l’hanno giustificata, a una estremizzazione delle visoni liberiste e della filosofia meccanicista e positivista dei due secoli scorsi, che hanno totalmente giustificato lo scempio climatico ambientale e la manomissione del funzionamento dei cicli naturali, reimmettendo nell’atmosfera quantità esorbitanti di gas a effetto serra che erano stati sequestrati per milioni di anni nel sottosuolo da processi geologici epocali. A questa devastazione ambientale ha fatto da controcanto anche una devastazione sociale, causata dall’affermarsi di una visione ultra liberista dell’economia, che si è tradotta in totale libertà d’azione per i "padroni del vapore". La dimensione etica e sociale dell’attività d’impresa è andata perduta e si sono affermate invece dinamiche economiche unicamente ispirate alla pura logica del profitto con il risultato di creare enorme diseguaglianza sociale e sofferenze economiche, disoccupazione e sottoccupazione di massa. La creazione di lavoro che originariamente era un segno di benessere dell’impresa, con l’estrema finanziarizzazione dell’economia è stata giudicata un costo di cui liberarsi. Oggi i mercati (per i quali non ho una venerazione totemica, ma li menziono solo come indice del capovolgimento di valori introdotto dalla seconda rivoluzione industriale), premiano la distruzione di lavoro, e non la sua creazione. Così pochissimi azionisti diventano sempre più ricchi, e milioni di lavoratori si impoveriscono o diventano disoccupati. Questa crisi strutturale della seconda rivoluzione industriale non si risolve con aggiustamenti congiunturali, ma con una transizione rapida verso scenari di terza rivoluzione industriale. La buona notizia è che per questa transizione non c’è bisogno di enormi investimenti statali che sono fuori della portata degli enti locali. La palla ritorna nel campo del "piccolo". Le PMI, gli enti locali i cittadini. Il territorio riprende un protagonismo del quale era stato espropriato durante la seconda rivoluzione industriale, e le regioni che andranno più veloci su questa strada diventeranno guida da quì a vent’anni per tutte le altre, con le loro filiere locali, la loro autosufficienza energetica e le loro buone pratiche. La Germania lo sta già facendo e ha creato 500.000 posti di lavoro in meno di dieci anni. E la Germania ha chiuso con i fossili e con il nucleare. Dove vuole essere la Sicilia fra vent’anni?
Che ruolo avranno nel futuro ideologie come liberalismo e socialismo? Dobbiamo considerarle reperti archeologici di un’era passata?
Le categorie politiche ottocentesche non riescono più a leggere la complessità di un mondo interconnesso attraverso i social network la telefonia satellitare, la banda larga... Wikipedia è di destra o di sinistra? E Facebook? Youtube? Stiamo assistendo ad una perdita di importanza dell’ideologia. Alla fine del secolo scorso è entrato in crisi il comunismo, all’inizio di questo è entrato in crisi il modello capitalista. Ma un nuovo modello economico di rete è già cominciato. E’ quello dell’economia e la società dei network, che non ha più bisogno delle grandi centrali devastanti oer il territorio per poter funzionare, perchè si basa sulla collaborazione empatica e "comunitaria" di tutti gli esseri umani. In una transizione verso scenari di terza rivoluzione industriale bisogna essere pragmatici e approfittare delle buone cose che ci hanno insegnato le ideologie del passato senza farne un totem inamovibile e intoccabile, perchè in quelle ideologie non tutto è necessariamente da buttare. Per esempio la redistribuzione della ricchezza, propugnata dalle ideologie di sinistra, è un valore che va recuperato nella terza rivoluzione industriale, per dare stabilità ai processi economici. Non è stabile un mondo in cui la maggioranza degli esseri umani vive con due dollari al giorno ma riesce a vedere su internet l’opulenza di società dove una notte di albergo a cinque stelle ne costa 5000. Una situazione simile prima o poi esplode. E’ già successo in Nord Africa (sta ancora succedendo: in questi giorni i militari egiziani, stanno massacrando in Piazza Tahrir quegli stessi giovani organizzati tramite Twitter o Facebook che hanno fatto cadere Mubarak). D’altro canto, il valore della libertà d’impresa, entro i limiti dell’etica e dell’interesse pubblico, come recita perfettamente l’articolo 41 della Costituzione Italiana, (questo si che è un totem intoccabile per me), un valore che è sempre stato promosso dalle ideologie di destra, va recuperato in uno scenario nuovo di energia distribuita: se tutti non si trasformano in imprenditori dell’energia, non sarà possibile far fronte ai bisogni energetici di una società moderna. Insomma la destra e la sinistra, non hanno più senso sul piano delle politiche energetiche e economiche. La Merkel si è dimostrata di gran lunga più di sinistra dei di Tony Blair o dei socialisti francesi, che spingono verso il nucleare e il carbone. D’altro canto la destra italiana o spagnola, invece spingono per il nucleare e scenari energetici basati su fonti concentrate che guardano al passato e continuano a tutelare gli interessi dei grandi gruppi. Io me ne sono accorto nel 2007 al Parlamento Europeo, quando la dichiarazione scritta per a Terza Rivoluzione Industriale fu firmata da 420 deputati di tutti i gruppi politici e di tutti i 27 paesi membri dell’Unione. La nuova divisione politica passa secondo me per il discrimine del centralismo contro l’economia delle reti. Verticismo contro network. Ecco la politica del futuro.
Secondo Fareed Zakaria non c’è bisogno di essere così catastrofisti circa il presente e il futuro, stiamo semplicemente cambiando le regole basi. Lei è ragionevolmente ottimista?
Sono totalmente d’accordo con Fareed Zakaria sulla necessità di consolidare la libertà prima di introdurre istituzioni di democrazia, altrimenti le istituzioni degenerano rapidamente verso regimi dittatoriali. Ma il cambiamento delle regole di base non può che passare da un nuovo regime energetico. Su questo divergo leggermente dall’analisi di Zakaria, che secondo me glissa un po’ superficialmente sulle cause reali della crisi e del debito sovrano. Di fronte alla dittatura della tripla A, dell’estrema finanziarizzazione e virtualizzazione dell’economia, dobbiamo contrapporre un modello che rimetta l’essere umano al centro dei modelli energetici, e a quelli della politica e dell’economia. Ricordiamoci che il vero debito che abbiamo non è con le banche, ma con le generazioni future, a cui dobbiamo consegnare un pianeta che permetta loro di sopravvivere e di prosperare.
L’umanità invece di rivangare continuamente il passato e leccarsi le ferite per una crisi globale dovrebbe ardire di più. Non è più il tempo di guardarsi l’ombelico. Rischiamo di perderci il futuro. Il futuro dei nostri figli e delle generazioni a venire. Grazie al Professore Rifkin e al Dottore Consoli per combattere questa giusta battaglia.