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Il fiume Sarno resta una cloaca a cielo aperto

Le sue acque si colorano, indifferentemente, di rosso o di marroncino; spesso sono torbide e scure, quasi sempre schiumose e maleodoranti: è il Sarno.
di Vincenzo Raimondo Greco - mercoledì 19 aprile 2006 - 18516 letture

Le sue acque si colorano, indifferentemente, di rosso o di marroncino; spesso sono torbide e scure, quasi sempre schiumose e maleodoranti: è il Sarno, il fiume più inquinato d’Europa; una cloaca a cielo aperto che si snoda per 24 chilometri, dalle pendici dei Monti di Sarno fino al Tirreno; attraversa il territorio di ben tre province, Salerno, Avellino e Napoli, e interessa una popolazione che sfiora il milione di abitanti.

Il disinquinamento del fiume sembra un’Araba fenice: iniziato nel lontano 1973, con il progetto di risanamento dell’intero Golfo di Napoli, si trascina stancamente da oltre trent’anni. “I tentativi di bonifica”, a volte, “sono falliti miseramente”, e “lo sperpero di risorse pubbliche si aggira intorno agli 800 milioni di euro” ha dichiarato il senatore Roberto Manzione, presentando la relazione conclusiva della Commissione parlamentare di inchiesta.

Le cause sono diverse. Ma “il vero problema - ha evidenziato il Segretario generale dell’Autorità di bacino del Sarno, Pietro Giuliano Cannata, nella sua audizione dinanzi alla Commissione parlamentare di inchiesta -è che questo fiume ha il compito di drenare un’area urbana priva di fogne”. Il sistema fognario pare, infatti, un colabrodo ed è “sottodimensionato rispetto ai carichi da convogliare” ; e poi ci sono “i pozzi neri” ai quali la gente del posto fa spesso ricorso.

Ecco perché in caso di abbondanti piogge le acque che si riversano nei paesi bagnati dal Sarno non sono semplici acque bianche, bensì acque miste, bianche e nere, con le immaginabili ripercussioni di tipo sanitario ed igienico. Ma ci sono anche le fonti di inquinamento agricolo rappresentato dall’uso spesso indiscriminato di fertilizzanti chimici, di fitofarmaci, di antiparassitari, di anticrittogamici, di diserbanti nonché di reflui di origine zootecnica utilizzati come concime. E poi l’inquinamento industriale legato soprattutto agli scarichi non trattati degli stabilimenti conciari, conservieri, cartari, tipografici e di altro tipo, a cominciare da quelli della lavorazione del marmo e della ceramica.

I dati statistici parlano di circa 200 imprese conciarie, la maggior parte delle quali ubicate nel comune di Solofra specializzate nella concia di pellame ovino e caprino per abbigliamento e calzature, intorno alle quali si è venuto creando un indotto costituito da piccole e medie imprese prevalentemente artigianali, che svolgono attività di rasatura, smerigliatura, inchiodatura e scarnatura delle pelli, nonché da laboratori e da rivenditori di prodotti chimici e da opifici per la confezione. Questa filiera produttiva occupa circa 4.000 addetti, con un fatturato annuo complessivo che si aggira intorno ad un miliardo di euro.

Meno grosso, ma altrettanto grave, è il problema legato alle imprese conserviere che si aggirano intorno alle 90 unità, di dimensioni medie e talvolta grandi. “Un settore - si legge nel documento conclusivo della Commissione parlamentare - negativamente condizionato da una propria debolezza intrinseca, legata alla sua dipendenza monoculturale: il ciclo produttivo del pomodoro si esaurisce nell’arco di due mesi, e questo margine temporale limitato difficilmente si concilia con l’entità degli investimenti richiesti per adeguare i cicli produttivi alle attuali esigenze di tutela del territorio”.

Un vero e proprio cocktail mortale che, secondo le “analisi epidemiologiche, ha procurato un incremento delle neoplasie” o, nelle ipotesi più rosee, un “danno a livello respiratorio”, ha precisato il senatore Vincenzo De Masi che si pone una domanda: tutti questi elementi, sono oggetto di indagine per la magistratura inquirente?. Ma a rendere ancora più drammatica l’opera di disinquinamento è la presenza di organizzazioni criminali e il clima di omertà che si riscontra. “C’è una specie di suddivisione di competenze tra i clan che operano nel salernitano e nel napoletano” ha dichiarato, nella sua audizione dinanzi alla Commissione parlamentare, il Procuratore Capo di Salerno, Luigi Apicella, per il quale vi è una sorta di ripartizione territoriale dei clan. “Per ogni zona territoriale - ha aggiunto Apicella -troviamo sul territorio uno o più clan che normalmente operano distintamente o anche insieme e che raramente vengono in conflitto, tranne che in casi particolari”. Non si può parlare di un vero e proprio controllo del territorio ma “delle attività illecite che si svolgono sul territorio”.

E la cosa più allarmante è “che i clan interessati sono stati non solo quelli locali, ma anche i cosiddetti clan casalesi”. In un simile contesto spesso le ditte sono costrette a “ pagare una doppia tangente. Questo significa un’altra cosa molto importante, che in ogni caso viene riconosciuta dalle ditte appaltatrici una competenza territoriale dei clan che operano sul territorio, competenza che poi si coniuga con la competenza del clan che riguarda la ditta appaltatrice”.

Altro elemento negativo è, per Manzione, “la grave inefficienza dell’azione amministrativa, gli ingiustificati ritardi e l’assoluta carenza di controlli”. Non a caso le notizie sulle estorsioni sono state frutto di indagini degli inquirenti e non della denuncia da parte delle ditte appaltatrici.

Tutto perduto? Probabilmente no. A patto che i 600 milioni di euro, da utilizzare nel biennio 2007/2008 e già disponibili per 2/3, verranno impiegati correttamente. Manzione di questo è fiducioso anche perché una svolta positiva si è registrata a partire dal 2003. A noi non resta che seguire con attenzione gli ulteriori sviluppi di questo sceneggiato tutto italiano.


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Il fiume Sarno resta una cloaca a cielo aperto
16 maggio 2006, di : gamon

Il fiume Sarno gia da via Matteotti(a pochissimo dall`uscita della montagna è inquinato) e dalla strada dove ci sono scuole, polizia e negozi, puzza che è una cosa da vergognarsi. Tutta Sarno è zozza, troppa spazzatura, nei cassonetti ci si mette di tutto. Carta,cartone,bottiglie etc. Perchè non obbligare la gente a riciclare?Una soluzione ci sarebbe:Far pagare la spazzatura a chi la fa,e precisamente mettere la "tassa sul sacco"Ovvero,far pagare i sacchetti della spazzatura ufficiali del comune.Sono in Svizzera:Prima qua da noi, quando si faceva tanta spazzatura(per modo di dire)Il camion passava due volte alla settimana(a Sarno 2 volte al giorno).Adesso il camion passa UNA volta alla settimana.Si ricicla di tutto,scatolette,bottiglie PET,di vetro ecc.Le bottiglie PET si portano ai negozi di vendita dove ci sono i contenitori,come pure per le pile esauste.Si fa la raccolta della carta e cartone ad opera delle associazioni.Fate qualche documentario qua in Svizzera, specie nella Svizzera tedesca e divulgatelo. Scusatemi se mi sono prolungano, ma ce ne sarebbe da dire riguardo a come noi italiani, specie al sud, siamo zozzi e trascurati. Grazie dell`accoglienza e cordiali saluti
    Perchè scomodare la Svizzera?
    16 maggio 2006, di : Vincenzo Raimondo Greco

    Conosco la Svizzera e, quindi, non mi meraviglio delle cose scritte. Hai ragione. Ma, senza scomodare i vicini d’Oltralpe, basta recarsi in Alto Adige per capire cosa vuol dire avere rispetto di se stessi, dei propri figli e del loro futuro, dell’ambiente.E’ questo che manca a Sarno come a Salerno, a Napoli come a Brindisi. La colpa è dei cittadini così come di chi li governa. A tutti coloro che si sentono impegnati su questo fronte spetta il compito, non facile, di tenere alta l’attenzione sul problema nel tentativo di convincere più persone e più amministratori a salvaguardare il nostro futuro. www.vincenzogreco.splinder.com
Il fiume Sarno resta una cloaca a cielo aperto
21 settembre 2007

Aiutateci stiamo morendo lentamente
Il fiume Sarno resta una cloaca a cielo aperto
14 aprile 2008, di : Martina Petrosino

Ero intenta a scrivere un intervento sul mio blog personale che parlasse delle condizioni terrificanti in cui siamo messi noi, nell’agro nocerino-sarnese, noi nel sud Italia. Sono una ragazza di Nocera Inferiore costretta a "scappare"dal luogo in cui sono nata a causa non solo delle poche, se non minime prospettive lavorative che ci offre questo sud, ma anche delle condizioni ambientali in cui stiamo finendo. Si deve fare qualcosa!Ora basta con le chiacchiere, basta con il denaro mangiato, basta con gli imbrogli! Che futuro abbiamo? Che certezze abbiamo? Stanno morendo persone, nei casi meno gravi abbiamo malattie legate alla respirazione..ma i tumori?..che vogliamo dire dei tumori? Perchè lasciar morire tutto così? è colpa della gente, della chiusura mentale, dell’ignoranza. Costringiamo anche i nostri figli a vivere nella schifezza!!e vogliamo questo per il loro futuro? è questo il bene che gli vogliamo? vogliamo che muoiano per un tumore dovuto, nella maggior parte dei casi, all’inquinamento provocato da noi stessi? Perchè dobbiamo essere sempre considerati incivili? perchè devono dire di noi che abbiamo solo spazzatura? Noi abbiamo così tanto..abbiamo tesori che qui al nord non immaginano neanche, ma non li sappiamo nè proteggere nè sfruttare! E adesso basta dirlo con rassegnazione!..basta pensare che è così e non si può fare niente per cambiare!..basta!..io sono stanca di dover vedere morire giorno per giorno i posti che mi appartengono perchè così sta morendo pian piano anche una parte di me! Bisogna cambiare oggi, bisogna sensibilizzare la gente, ma prima di tutto le persone che governano. Multe a non finire per chi viene visto mentre butta una carta a terra, per chi, in un modo o nell’altro, inquina! Come si fa a non rendersi conto che la situazione è grave? come si fa? Io amo la mia terra, amo le tradizioni che ci appartengono, amo Napoli, amo Salerno..ma soprattutto amo il rispetto! e ciò che mi da più fastidio è il fatto che si dica di essere legati alla terra in cui si è nati, ma in realtà non lo si dimostra..per niente! non si fa del male a ciò a cui si è legati! Perciò basta con queste falsità..è arrivato il momento di dimostrare tutto quest’amore! Mi scusi per tutte queste parole, ma, purtroppo o per fortuna, ho avuto genitori che mi hanno insegnato davvero cosa sigifichi il rispetto per le persone e per le cose. Io soffro troppo per questi motivi, amo la Campania..amo il nostro sud, proprio perchè è NOSTRO!e sento di dover fare qualcosa. Sarei molto felice di una sua risposta.

Martina Petrosino

Il fiume Sarno resta una cloaca a cielo aperto
15 aprile 2008, di : vincenzo greco |||||| Sito Web: Pene più severe

Cara Martina, la tua lettera è una rappresentazione della realtà in cui vive il Sud. Un problema che ci trasciniamo da anni per incapacità della classe governativa, locale, regionale e nazionale, ad affrontare seriamente i tanti porblemi che hai esposto. Ma anche, come giustamente fai notare, per l’insensibilità di ciascuno di noi, per la scarsa educazione al rispetto verso gli altri e verso la natura. Un esempio su tutti. In questi mesi in cui la Campania è stata additata come la pattumiera d’Italia, Salerno è balzata agli onori della cronaca come la città pulita, l’isola felice circondata da montagne di spazzatura. Vero. Anche se i marciapiedi della città sono disseminati di escrementi animali che rendono il passeggio una gara di slalom gigante. Per non parlare delle carte o delle cicche di sigaretta. Cosa fare? Da un lato una politica più attenta verso il bene comune; dall’altro pene più severe per i trasgressori e vigilanza più stretta. Non amo queste soluzioni ma se sono necessarie per costruire un senso civico......’Parigi val bene una messa’. Un saluto Enzo Greco