Il fioretto

Fate qualche rinuncia e soffrite. Dall’alto del cielo qualcuno vi aiuterà
di Adriano Todaro - mercoledì 25 novembre 2015 - 2662 letture

Gente miscredente, leggete queste parole e meditate: “La notte che fu arrestato la passai in lacrime e feci un fioretto. Mi chiesi: cosa posso fare per soffrire anch’io un po’ come lui? Così pensai che avrei dovuto sentire freddo dal 2008, fino alla sua prima assoluzione del 2013, non ho più calzato scarpe chiuse: infradito anche sotto la neve”.

Visto che frase mistica, spirituale, che afflato nei confronti di chi soffre. Mica come voi che state sempre a lamentarvi di essere in cassa integrazione, di essere senza lavoro, lamentarvi dei figli, della moglie (e naturalmente della suocera), dell’affitto da pagare… Dovete prendere esempio della signora Paola, o, meglio, della dottoressa Paola. La signora in questione oltre ad avere un laboratorio di analisi a Pescara, fa anche un altro mestiere, è assessora al comune. Mica un assessora qualsiasi. Oggi sovraintende, pensate un po’, tutti questi dipartimenti: Qualità ambientale - Patrimonio culturale - Individuazione, tutela e valorizzazione patrimonio culturale e museale - Igiene urbana - Raccolta differenziata - Politiche energetiche - Riserva dannunziana e Piano di assetto naturalistico. Non è mica semplice, per esempio, coordinare i lavori della Riserva dannunziana. Provateci voi!

Oltre all’assessorato, deve dirigere il Laboratorio di analisi, gestire la famiglia, il marito, e forse i figli. Nel 2008 viene arrestato (ai domiciliari) il suo sindaco che di nome fa Luciano D’Alfonso (poi nel 2013 assolto con formula piena). In quel momento lei è disperata e racconta al quotidiano Il Centro come si è comportata. Voi cosa avreste fatto? Scommetto che se vi arrestano il vostro sindaco, andate sotto la caserma ad applaudire. Paola no. Passa tutta la notte in lacrime e poi la domanda delle domande: cosa posso fare io per soffrire come lui? Ecco, il fioretto. Non metto più le calze. Voglio sentire freddo, prendermi la polmonite, ma voglio soffrire sin quando lui, il mio sindaco, sarà scagionato completamente.

Ammazzalo che coraggio! Anche perché d’inverno, a Pescara, tira un’aria mica da niente. Ma lei, l’assessora, stoicamente, sempre senza calze, con i geloni ma con l’infradito sotto la neve, sempre a lavorare per i cittadini, ad individuare e valorizzare il patrimonio culturale, a spendersi per la raccolta differenziata, le politiche energetiche e tanto altro.

Intanto il sindaco fa carriera e diventa presidente della Regione Abruzzo. Bel colpo! Certo ha ancora qualche problema con la giustizia ma viene assolto ed oggi ha solo un procedimento ancora aperto. La Paola, che di cognome, fa Marchegiani, segue l’evoluzione di Luciano con molta partecipazione e grande felicità come quando viene insignito, nel 2002, del titolo di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana e nel giugno 2005 insignito del titolo di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Prima però di diventare presidente della Regione, questa è in mano al forzaitaliota Chiodi il quale produce un bando (16 milioni) per “interventi di sostegno regionale alle imprese operanti nel settore turismo”. La Paola si accorge che potrebbe accedere al finanziamento e nel luglio 2014 spedisce la richiesta. E che c’azzecca con il Laboratorio di analisi? Niente ma Paola possiede anche una ditta individuale per la raccolta dei cereali. La richiesta alla Regione è per il “riuso della ex bigattiera Coppa Zuccari a complesso turistico-ricettivo a Città Sant’Angelo”. Siccome Paola sa le lingue, nella richiesta di finanziamento il riuso viene definito country house. Bello, no! Come lei stessa spiega in una intervista, il riuso della vecchia bigattiera dove si allevavano bachi da seta, diventerà una residenza di 6 o 7 piccoli appartamenti, sale per matrimoni ecc.

La burocrazia ci mette però lo zampino. Sapete come vanno queste cose, manca sempre una carta, una firma, un timbro ecc. Intanto cambia amministrazione regionale e Luciano D’Alfonso diventa presidente. Paola, buona cattolica, si rivolge ancora una volta all’alto dei Cieli dove nella sua immensa bontà il Padre volge uno sguardo su Pescara. La vediamo trepidante, che prega per i finanziamenti. Ma è naturale che anche il Padre vada aiutato. Bisogna fare un altro fioretto. Non sappiamo che tipo di fioretto abbia fatto ma noi la immaginiamo in ginocchio, con gli occhi rivolti al soffitto della sua stanza, già in camicia da notte che dice: se riesco ad avere il finanziamento, non mangerò più, per un anno, il maritozzo con la panna fresca che acquisto sempre in via Trento alla Cremeria La Bresciana.

E, ancora una volta, il fioretto va a buon fine, Non mangia più maritozzi ma, in compenso, il finanziamento è stato sbloccato. Lei ha chiesto 150 mila euro. Sapete quanto gli ha dato la Regione? 150 mila euro.

Ma è cosa giusta e opportuna che un assessore faccia questo? Sì, è cosa giusta e saggia perché, come dichiara lei stessa, “Non ho mai chiesto niente a nessuno. Ho un ruolo pubblico, sì, ma non è un conflitto d’interesse”.

E’ vero. A noi poi del conflitto d’interesse non c’era proprio venuto in mente. Noi pensavamo piuttosto a che fioretto fare per toglierci dalle palle un bel po’ di cialtroni. Potrei smettere di fumare? Ah già non fumo. Non mangiare carne al venerdì? Ne mangio pochissima e quindi rinunciarci non è poi grande sacrificio. Non parlare male di mia suocera per un mese? Beh, questo è già un bel sacrificio.

Pensando comunque al fioretto mi è caduto l’occhio su una notizia proveniente da Vaprio d’Adda. Ricordate il vendicatore della notte? Quello che il 20 ottobre scorso ha sparato al ragazzo romeno, uccidendolo, con un colpo preciso, al buio? Ebbene, il Callaghan di Vaprio è stato ospite d’onore della minoranza di Gorgonzola in un’assemblea. Pensate un po’ che nel suo intervento ha affermato una frase nuova, che nessuno aveva mai affermato: “Serve certezza della pena!”. Ora lui ha ammazzato un ragazzo di 22 anni, quale pena con certezza dovrà subire? Il ragazzo ucciso ha un’unica certezza: è morto. Lo sparatore della notte è stato definito, durante l’assemblea, un “eroe dei nostri tempi”.

Siccome sono tempi difficili, anch’io faccio un fioretto: Padre nostro, nella tua infinita bontà dai uno sguardo su Gorgonzola. Fa che il vendicatore solitario e notturno di Vaprio, il Callaghan de’ noantri, non “scenda in politica”, non sia eletto e che la brava gente di Gorgonzola, i gorgonzolesi, continuino a dedicarsi a quel meraviglioso formaggio che producono.

In cambio faccio un fioretto: non vedrò più Porta a Porta e Che tempo che fa per un anno. Grazie!


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