Il filo che unisce mafia, monnezza e salute

Nel leggere sul crollo della miniera d’oro di Grotte San Giorgio mi sono ricordato l’inizio degli anni ’90 quando in città si faceva finta della non esistenza del dilagante fenomeno mafioso.
di Luigi Boggio - lunedì 8 giugno 2020 - 625 letture

Nel leggere alcuni articoli di stampa, commenti e dichiarazioni sul crollo della miniera d’oro di Grotte San Giorgio mi sono ricordato l’inizio degli anni ’90 quando in città si faceva finta della non esistenza del dilagante fenomeno mafioso.

C’era chi fingeva e sapeva, e chi sapeva e non vedeva.

Quando un giorno il Prefetto Romano e il questore Cipolla con le loro azioni hanno cercato di sensibilizzare l’opinione pubblica della gravità del fenomeno in una riunione nell’aula del consiglio comunale di Via Galliano. Un tentativo di rompere il muro del silenzio e d’aiutare la nascita dell’Associazione antiracket. Da quel giorno non tutto è cambiato ma alcuni passi s’iniziarono a fare con non poca fatica e tanta attenzione per capire meglio le dinamiche dentro a quel mondo e gli affari che muoveva. Un mondo tentacolare e distruttivo da un punto di vista economico e sociale; per tentare di smantellarlo bisognava una maggiore presenza degli apparati repressivi e giudiziari e una costante iniziativa antimafiosa.

Su questo versante non sempre la città è stata attenta.

La svolta però si è avuta con il lavoro della Direzione distrettuale antimafia in tutta la zona agrumetata con arresti e sequestri di beni. Mi sono collegato a quel periodo per fare presente che la discarica esiste da molti anni e averla ignorata nella cronaca quotidiana è stato qualcosa di grave.

Le luci non si accendono solo quando arriva la Legge. Si accendono anche prima, e quando ci sono movimenti e azioni di singoli o di massa che rivendicano di non volere la distruzione del proprio territorio e di non morire ammorbati. Perché si tratta proprio di questo.

Per una buona volta si deve capire che il nostro territorio si trova nel mezzo di due zone ad altissimo rischio ambientale: la discarica e la zona industriale di Priolo. Due zone da bonificare. E per cui occorre migliorare la medicina territoriale per la prevenzione e la cura delle malattie.

Quando il Comitato per la salute si è battuto per avere il centro di senologia e continua nella sua azione per il miglioramento del distretto sanitario cerca di rispondere ai bisogni dell’intera comunità per la salvaguardia della salute. La pandemia non ci ha fatto capire che prima viene la salute? Noi del comitato insieme a tantissime altre persone l’abbiamo capito e per questo non ci fermeremo. Nella speranza che anche i sindaci si diano una mossa a corrente non alternata.


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