Carlo Giovanardi, presidente del Circolo filatelico di Montecitorio, consiglia alla famiglia Cucchi di non insistere nel voler far condannare i tre agenti per la morte di Stefano. Finirà all’inferno.
Abbiamo sempre ammirato le persone che in ogni circostanza trovano le giuste parole. Noi, invece, essendo un po’ troppo di parte, non riusciamo mai ad essere equilibrati. Pochi giorni fa, il sottosegretario Carlo Giovanardi, nel primo anniversario della morte di Stefano Cucchi, ha regalato a tutti noi una perla del suo profondo carattere di cattolico blindato. Il sottosegretario si è rivolto alla famiglia di Cucchi e ha dato loro un consiglio: “Vorrei dire loro di fidarsi dei pubblici ministeri, di non mettersi in conflitto con la pubblica accusa. Insistere sulla colpa dei tre agenti, voler a tutti i costi farli condannare per omicidio preterinzionale quando la stessa accusa non arriva a queste conclusioni, è una strada che consiglierei alla famiglia di non seguire. Anche alla luce dei fatti accaduti prima del suo arresto”.
Quali sono questi fatti? Giovanardi è uomo di certezze granitiche e fin dall’anno scorso, subito dopo la morte di Stefano, aveva pronto il verdetto: Stefano è morto di droga e anoressia. Guardando Carlo Giovanardi, solo apparentemente ha un’espressione vacua. Di solito è gaio come un cipresso ma ha un difetto. Malgrado si sia dato molto da fare, cambiando vari partiti, lui rimarrà sempre un comprimario. Anche alle elementari aspirava a diventare capoclasse, ma al massimo è riuscito a portare i gessetti alla maestra. All’oratorio avrebbe voluto fare il chierichetto e suonare le campane, ma il prete non si fidava perché era un pasticcione e s’ingarbugliava con le corde.
Ciò che ci ha soprattutto sorpreso nella sua allocuzione, se così la possiamo definire, è quando afferma che la famiglia Cucchi non dovrebbe insistere sulla “colpa dei tre agenti”.
Sante parole. Stefano muore, noi crediamo che i tre agenti, assieme ad altri, siano i responsabili, ma non “insistiamo” nel “voler a tutti i costi farli condannare”. E allora che facciamo? Li invitiamo a pesca? A pranzo? Li portiamo in gita a Modena, patria del sottosegretario?
Giovanardi, classe 1950, è stato carabiniere, è avvocato, ex democristiano, ex fondatore del CCD (il Centro cristiano democratico), ex UDC (Unione di Centro), ministro senza portafoglio, delegato a combattere le tossicodipendenze, è passato a Forza Italia, ha fondato l’Associazione dei Popolari Liberali, ha cofondato il Popolo della Libertà. E’ famoso per aver firmato la legge chiamata, appunto, Fini-Giovanardi dove le droghe leggere sono equiparate a quelle pesanti ed odia i gay perché nei Paesi dove sono state legalizzate le adozioni di bambini da parte delle coppie gay è “esplosa la compravendita di bambini e bambine”. Affermazione falsa e non supportata da nessuna prova. Ma intanto lui l’ha detta in Tv ed ha avuto il suo quarto d’ora di popolarità.
Come lui stesso scrive sul suo sito “Attualmente ricopro la carica di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega alle Politiche della Famiglia della Droga, e del Servizio Civile Nazionale. In considerazione delle deleghe assegnatemi dal Presidente del Consiglio dei Ministri, sono anche Presidente della Commissione per le Adozioni internazionali”.
Le maiuscole si sprecano, ma il senso è chiarissimo. Non è nessuno. Auguriamo a Carlo Giovanardi di campare ancora 100 anni anche perché un tipo come lui sarebbe un peccato perderlo. Quando arriverà da San Pietro, questi domanderà qualche notizia: “Lei, Giovanardi, cosa ha fatto d’importante nella vita terrena?”
Giovanardi col cappottino loden verde, verrà preso dal panico e cercherà una via d’uscita per non giocarsi il paradiso. Ha però un vasto retroterra culturale e una consumata esperienza politica e così strabuzzando gli occhi risponderà: “Ho cercato di convincere la famiglia Cucchi a non insistere per far condannare i tre agenti. E poi ho fatto il sottosegretario nella Casa delle Libertà”.
San Pietro guarderà sconsolato Dio e indicherà a Giovanardi le scale che scendono dal paradiso. Poi telefonerà a Stefano Cucchi che in quel momento sta giocando a scopa assieme a Giuseppe Uva, Aldo Bianzino, Simone La Penna e lo informerà dell’accaduto: “Sai Stefano, è venuto uno che voleva entrare in Paradiso. Ha detto che in vita si è interessato di te e nonostante i molti lavori di rigovernatura che ha comportato il suo servizio in quella Casa, ha trovato il tempo anche di fare il sottosegretario…”.
Stefano non lo lascerà terminare: “…Se si chiama Giovanardi, uno con l’espressione intelligente, mandalo da noi che dobbiamo parlargli”.
San Pietro sorriderà comprensivo e chiuderà la telefonata. Non farà mai quello che gli ha chiesto Stefano. Mandare Carlino fra quella banda di drogati c’è il pericolo che anche lui lo diventi. Meglio averlo mandato giù dove troverà tanti amici della Casa, l’allegra brigata Bunga Bunga.
Nel suo sito, Giovanardi ci fa anche sapere che è un collezionista di francobolli e si “onora di essere il Presidente del Circolo Filatelico di Montecitorio”. L’onore è soprattutto nostro che così, probabilmente, gli paghiamo anche i francobolli per giocare.
Ecco, giù, all’inferno, forse riuscirà ad organizzare un bel Circolo filatelico. Dovrà guardarsi però le spalle perché Ignazio La Russa è molto amico di Belzebù e il presidente lo vorrebbe fare lui.