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Il festino agitato di Emma Dante


Al teatro Sanzio di Urbino abbiamo assistito al “Festino”, spettacolo inserito nella rassegna “TeatroOltre”. Regia e testi di Emma Dante, interpretato da Gaetano Bruno per la Compagnia Sud Costa Occidentale.
martedì 22 aprile 2008, di Tano Rizza - 755 letture

É la festa di una famiglia, una famiglia che in realtà non esiste più. A raccontarcela ci pensa Paride, fratello monozigote di Jacopo presenza-assenza costante di tutta la vicenda. Paride racconta la sua storia, lo fa con il corpo e con le smorfie, e ci tenta anche a parole a farci entrare nel suo dramma. Ma con le parole è difficile, ogni sorriso si contrae in lacrima e ogni lacrima in ghigno smorzato. Allora niente, si sbuffa in faccia all’assenza di un padre, all’uccisione di un fratello e di una madre che ha lasciato brutti ricordi. E lo si può fare perché ormai Paride ha trentanovenne anni, il cervello fuso e nessuno con cui festeggiare il suo compleanno. Per lui tutto è un gioco, una comminazione di neri ricordi e sana follia. Un festino felice, colorato, dove poter liberamente ballare il “cha cha cha” con le scope, sdoppiarsi e banchettare tranquilli anche al compleanno di Jacopo.

Emma Dante punta tutto sull’assenza e sulla corporeità. Porta sul palco le sue tematiche, quelle forti di cui ci ha abituati sin dal suo esordio. Strutture narrative dense, che prendono allo stomaco prima e al cervello poi. Sul palco un attore e poco altro. Basta questo per creare il contesto perfetto. Nel “Festino” la regista palermitana parla di legami stretti, di una famiglia che si è sgretolata mentalmente prima e fisicamente dopo. Lo fa con un monologo, serrato, intenso, che non lascia spazio neppure ad un momento di pausa, ad una applauso del pubblico. Ci ha abituato così la Dante, se ti siedi nella poltroncina, sai che quello che sta per accadere ti prenderà d’un colpo e intimamente. É un teatro viscerale e sincero, che non ha paura di parlare di un bambino nato “aggrippato nella testa” e di una altro “aggrippato nelle gambe”. Problemi personali e modi di viverli, sono sempre stati presenti nei copioni della Dante e della sulla compagna Sud Costa Occidentale, di cui fa parte Gaetano Bruno interprete unico del “Festino”.

Le riflessioni sullo spettacolo le fai dopo, quando lo spettacolo finisce. Durante non puoi, perché il pubblico è chiamato in causa, tenuto sott’occhio, quasi sfidato da Paride. Quando esci dal teatro è il momento in cui hai il tempo per realizzare e pensare a quel che hai visto. E quello che abbiamo visto al Sanzio di Urbino era il teatro di Emma Dante, che ti lascia un misto di amaro e dolce in bocca, un teatro che prima ti colpisce duro e poi ti dà il tempo di riflettere sul significato di alcune contraddizioni e di certi atteggiamenti.

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