Finalmente si fa luce sui reali effetti degli investimenti comunitari sul meridione del nostro paese. Un ennesimo sguardo impietoso a una realtà sempre più marginale e incapace di essere protagonista del suo sviluppo
Tutti parlano di finanziamenti comunitari come se fossero una manna decisiva per lo sviluppo del meridione d’Italia. Ma è proprio così? Quali gli effetti degli investimenti di provenienza comunitaria attivati nel periodo 2000-2006 nelle regioni del Sud d’Italia?
A mettere un po’ d’ordine nella complessa materia interviene un rapporto commissionato dal Governo italiano e dalla Commissione Europea alla London School of Economics e a Vision & Value.
Gli obiettivi del rapporto sono di due tipi:
1. Valutare se gli investimenti hanno conseguito gli obiettivi prefissati;
2. Identificare quali miglioramenti apportare al quadro comunitario degli investimenti per il periodo 2007-2013.
Il dato di partenza è costituito dall’ammontare complessivo delle risorse disponibili che può essere valutato nell’ordine dei 50 miliardi di euro.
Con quali risultati operativi? Un primo livello di analisi rileva la scarsa prestazione del nostro paese rispetto ad altri partner europei. Questo perché il procedimento di implementazione degli investimenti viene sentito come un processo meramente burocratico. Infatti, solo una maggiore sensibilità da parte dei c.d. “policy makers” potrà invertire in maniera definitiva un trend fino ad ora negativo.
Il risultato è che il Sud d’Italia non ha centrato gli obiettivi del Quadro Comunitario di Sostegno che prevedevano:
• Una crescita del Pil nel periodo 1999-2005 del 3,90% che nel Sud d’Italia è stata di appena l’1,23%;
• Il raggiungimento di un livello di occupazione del 70%, mentre nel Sud si veleggia su un modesto 45,9%.
In sintesi si rimane molto lontani dagli standard del Nord d’Italia e del resto d’Europa. Per non parlare degli obiettivi della strategia di Lisbona.
Nel proseguo dell’analisi emergono in tutta la loro forza le aree di criticità che hanno impedito il raggiungimento di obiettivi positivi per il nostro meridione:
A. Il turismo rappresenta una clamorosa occasione mancata per tutto il Sud d’Italia. Nel Nord la media di giornate di presenza nei complessi turistici è di quasi 8 giorni. In Sicilia di appena 2,7 giorni!
B. La scarsa attrazione di investimenti esteri nel Mezzogiorno;
C. L’insufficienza degli investimenti per la ricerca e l’innovazione (in Sicilia i risultati sono davvero preoccupanti in quanto l’Università investe solo lo 0,6 e le aziende pubbliche e private un misero 0,2);
D. Il sistema della comunicazione ha ottenuto buoni risultati che rischiano, comunque, di non andare oltre se non si ridisegna il sistema di erogazione dei servizi pubblici;
E. I risultati riguardanti la formazione professionale sono assolutamente deludenti se si raffrontano con quelli raggiunti dalla Liguria o Lombardia;
F. Il sistema della programmazione dal “basso” ha sostanzialmente fallito i propri obiettivi per notevoli difficoltà organizzative e mancanza di addizionalità della spesa che gli investimenti comunitari dovrebbero garantire;
G. Bisognerebbe rivedere le politiche collegate alla realizzazione delle infrastrutture;
H. Gli investimenti in materia di sicurezza dovrebbero essere indirizzati verso le aree dove è più sentito il bisogno;
I. Il meccanismo dei grandi obiettivi misurabili dovrebbe essere maggiormente sviluppato;
J. Dovrebbe essere bloccato il sistema della autoreferenzialità della classe dirigente che amministra i fondi strutturali per istaurare un diverso sistema che si basa sulla politica e le comunità locali.
Il messaggio finale è quello che l’investimento comunitario deve essere una spesa addizionale: investimenti destinati, cioè, alla produzione di effetti assimetrici che portino le regioni del Sud d’Italia verso una più alta parabola di sviluppo e a sperimentare nuovi modelli organizzativi di avanguardia.
Per riuscirci bisogna uscire da una logica burocratica e porre la questione degli investimenti comunitari al centro dell’agenda politica del nostro paese.
Come dire... Non vi balena il dubbio che ben 50 miliardi di euro siano stati sperperati? Con buona pace della prosopopea meridionalista. E, anche, di quanti si glorificano di aver impegnato il 100% delle somme. Il punto non è l’impegno delle somme, ma il come si spendono.