Il doppio ruolo dell’ex ministra Paola Severino nella vicenda Ilva

di Francis G. Allenby - sabato 30 maggio 2015 - 2744 letture

Quando era l’ineffabile ministro della giustizia nell’illuminato Governo Monti, Paola Severino aveva firmato il ‘benefico’ “Decreto salva-Ilva”: una pagina di luce e di civiltà in questo paese, che ignora cosa sia il diritto. Adesso, da grande Principessa del Foro, quale ella è, difende l’azienda e gli imprenditori accusati. Accusati ingiustamente, è ovvio! Allora la procura di Taranto osò impugnare quel ‘buon’ decreto dinanzi alla Corte Costituzionale: quest’ultima, tuttavia, giustamente, lo dichiarò legittimo. Quel tormentato decreto concedeva, infatti, alla fabbrica 36 mesi di impunità, consentendole di continuare ad inquinare, ‘per legge’, attendendo i provvedimenti per mettere l’impianto a norma secondo l’Autorizzazione integrata ambientale.

C’è un evidente, lampante conflitto di interessi che è stato però denunciato dal leader nazionale dei Verdi Taranto, Giampiero Bonelli: questo il giorno dopo un eventuale negoziato dei Riva nell’ambito dell’inchiesta chiamata “Ambiente svenduto” intrapresa della procura di Taranto. Certi fatti piuttosto singolari, e diremmp anche inquietanti, tornano alla mente in merito alla biografia dell’ex-ministro Severino.

Ella, prima di divenire ministra, fu l’avvocato difensore di Mario Lupo, presidente Ilva dal 1988 al 1991, condannato a 7 anni e 10 mesi di carcere per omicidio colposo e omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro nell’ambito del processo per la morte di alcuni operai del Siderurgico colpiti da mesotelioma pleurico, dopo essere stai esposti all’amianto. Nel 1993 fu anche l’avvocato difensore del vice di Bondi in merito alle discariche non autorizzate di Colleferro e, più recentemente, anche legale della Montedison nel processo intentato per l’inquinamento di Bussi. Bel curriculum, Madame Severino, non c’è che dire.

Il fato vuole, dunque, che Paola Severino, ex ministra della giustizia, autrice della nota ‘legge Severino’, che da lei prende il nome, è giunta, ieri l’altro, in quel di Taranto. Vi è giunta, lei, dama di alto lignaggio, con ascendenti nobili, per rappresentare gli interessi dei padroni dell’Ilva, la famiglia Riva. I cinegiornali, nazionali e non, l’hanno immortalata allorquando il suo augusto calzare si posava sul deleterio suolo jonico: il suo viso atteggiato ad una espressione di altero contegno, crediamo di estremo fastidio, per dover quaggiù adagiare le sue insigni estremità. Sarà stata per questo motivo che fosse scortata dai suoi nobili, moderni armigeri: le guardie del corpo, emulo del più celebre Kevin Costner, che la proteggevano dalle orde fameliche di questi barbari eco-ambientalisti.

Ci perdoni: ci perdoni umilmente, Madame la Marquise, per non averla ricevuta come il suo ceto elevato avrebbe meritato: avremmo dovuto stenderci tutti per terra, noi ignobile feccia tarantina, qual tappeto ai suoi piedi, per evitare che si sporcasse con questo suolo, ahimè, già da tempo contaminato e insozzato dalla diossina e dalle polveri sottili; so bene, ex ministro Severino, che questa città è ormai una causa persa: che non merita nulla e che questo suo coinvolgimento avrebbe potuto anche esserle risparmiato. Avere perfino il coraggio di lottare per l’ambiente e per l’aria pulita: è una questione di sfacciataggine estrema! In ogni caso ero lì anche io, oggi, alla caserma dei Vigili del Fuoco, in Via Scoglio del Tonno: c’è stata l’udienza: ha preso la parola solo un legale. Tutto rimandato al primo luglio. Si sa come vanno le cose di legge. Spero di esserci ancora per presenziare una seconda volta a questo evento: spero, ex ministro Severino, di essere ancora vivo: sa come è, a questi chiari di luna può sempre capitare qualcosa, perché l’aria qui è irrespirabile e molto, molto velenosa….


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