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Il documento approvato dall’assemblea di Leu Roma 7

L’assemblea che ha approvato il documento che segue si è svolta il 5 dicembre 2018 presso la sede dell’Associazione Enrico Berlinguer.
di Redazione - giovedì 6 dicembre 2018 - 622 letture

Di seguito il documento approvato a maggioranza dall’assemblea di Liberi e Uguali del settimo municipio di Roma.

Fermatevi, fermiamoci

E’ passato ormai un anno da quel 3 dicembre in cui partì l’avventura di Liberi e Uguali. Un anno nel quale tutte le nostre speranze non hanno trovato una risposta. Non ci torniamo su troppo a lungo, perché vogliamo comunque guardare avanti, ma non vogliamo dimenticare i delegati eletti su base pattizia, l’assenza di un processo realmente partecipato per l’elaborazione del programma elettorale e la definizione delle liste, una campagna elettorale tentennante, un leader calato dall’alto che non ha scaldato i cuori. Tutti elementi alla base della sconfitta elettorale e della paralisi che ne è seguita.

Malgrado tutto crediamo ancora nella necessità di un partito della sinistra, unitario, di ispirazione socialista, che si occupi delle condizioni materiali delle persone, che, per dirla in breve, dia rappresentanza politica ai tanti movimenti sociali che vediamo crescere nel Paese.

A oggi i reciproci veti fra i gruppi dirigenti dei partiti che hanno dato vita alla lista elettorale stanno portando alla fine di questa esperienza. Non ci siamo arresi e non potevamo davvero farlo, proprio noi che lanciammo “il comitato Sinistra unita” ancora prima della nascita ufficiale di Leu. Proprio noi che con documenti e petizioni non ci siamo mai fermati anche dopo le elezioni del 4 marzo.

Abbiamo preso parte, malgrado le crescenti perplessità su una conduzione che troppo spesso è apparsa volta a escludere più che includere, all’esperienza del Coordinamento dei comitati di Leu. Siamo molto delusi, però, dai risultati dell’assemblea del 24 novembre: doveva essere l’occasione per rilanciare un percorso unitario, si è preferito trasformare la nostra passione politica in mero palcoscenico per legittimare l’ennesimo autoproclamato gruppo dirigente.

Di fatto il 24 novembre ha preso avvio, malgrado le rassicurazioni, il processo costituente di un partito che si va a sommare a quelli esistenti e non unisce né i gruppi dirigenti, né tanto meno la base. Era già tutto pronto, come era pronto un documento finale nel quale non ci riconosciamo per il metodo seguito e per il merito dei contenuti. Nel metodo: denunciamo non solo la mancanza di una vera discussione, ci è stata negata perfino la possibilità di leggerlo. Nel merito: si prefigura un percorso dove, al solito, non c’è partecipazione, l’iscrizione viene affidata a una traballante piattaforma informatica, non viene valorizzata la militanza, le decisioni sono affidate essenzialmente a Grasso e a pochi nominati che già si garantiscono un posto nei futuri organismi dirigenti, si parla genericamente di assemblee regionali, senza valorizzare le esperienze locali cresciute in questi mesi.

Avevamo creduto e restiamo convinti del fatto che proprio Grasso, per le sue caratteristiche e la sua storia, possa essere una figura garante, che faccia da motore al processo: un baricentro capace di aggregare. Con le conclusioni dell’assemblea rischia di diventare, probabilmente al di là delle sue stesse intenzioni, parte in causa. Riteniamo un errore l’aver ignorato le proposte avanzate da molti, a partire dal segretario di Mdp, Roberto Speranza. Proposte che meritavano un approfondimento vero, non certo il silenzio.

Noi restiamo convinti che serva un processo democratico dove tutti, ma proprio tutti, possano esprimersi e dare il proprio contributo. Questo continueremo a dire, in tutte le sedi dove parteciperemo portando il nostro contributo. Per questo chiediamo al coordinamento nazionale del comitati di Leu di poter far sentire la nostra voce. Non vogliamo rinunciare alla nostra partecipazione a questo processo, ma non ci sentiamo più di delegare nessuno.

Per questo parteciperemo a tutte le iniziative in programma, a partire dall’assemblea nazionale di Mdp del 16 dicembre portando le nostre richieste, più volte espresse nei documenti che abbiamo presentato: un partito unitario, non la mera somma dei soggetti esistenti, la definizione di una piattaforma culturale che ci dia gli strumenti per essere autonomi e attrattivi, regole democratiche che permettano la partecipazione e il pluralismo, un metodo trasparente per la selezione dei gruppi dirigenti. Dobbiamo fare un partito che non abbia come traguardo un mero appuntamento elettorale, ma rappresenti una speranza per le nuove generazioni.

Su queste proposte ci confronteremo con tutti, con lo spirito unitario che sta nel nostro dna. Non ci arrendiamo alla deriva di destra, ma chiediamo a tutti di fermarsi, di non continuare nella strada della disgregazione solitaria, di tornare a camminare uniti. Questa è la condizione necessaria per creare un’alternativa culturale prima ancora che politica e di governo, un’alternativa per cambiare l’Italia.



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