Il divo


Sul nulla grottesco del potere
mercoledì 11 giugno 2008, di Alberto Giovanni Biuso - 864 letture

Paolo Sorrentino

Il divo

Italia, 2008

Con: Toni Servillo, (Giulio Andreotti), Anna Bonaiuto (Livia Danese), Piera Degli Espositi (Signora Enea), Massimo Popolizio (Vittorio Sbardella), Paolo Graziosi (Aldo Moro), Giulio Bosetti (Eugenio Scalfari), Carlo Buccirosso (Paolo Cirino Pomicino), Giorgio Colangeli (Salvo Lima), Alberto Cracco (Don Mario), Lorenzo Gioielli (Mino Pecorelli), Gianfelice Imparato (Vincenzo Scotti), Aldo Ralli (Giuseppe Ciarrapico)

Si muove come un burattino, come un automa. Rigido, meccanico, sempre uguale. Che intorno a questa entità si scateni in Parlamento la lite, che nella villa di Cirino Pomicino delle ballerine danzino sui tavoli, che partecipi a una battuta di caccia in Sicilia in compagnia di mafiosi, che si confessi in chiesa, che deponga al processo, che gli si annunci l’assassinio di Lima, che passeggi una notte intera per i corridoi di casa propria...Andreotti è l’immobilità.

Non un film sull’uomo politico e sulla storia criminale che ha generato ma un grottesco e fastoso incubo del potere. Una sorta di Fellini volto in tragedia, dove anche i morti ammazzati diventano spettacolo puro, dove non potendo indagare l’inindagabile l’opera mette in scena splendori e miserie dei cortigiani, e cioè dell’intera politica italiana. Moro scrisse del «cupo sogno di gloria...di un uomo che ha fatto sempre e sa fare solo il male»; Andreotti risponde (nel film) con la gesuitica formula del male funzionale al bene. Ma tutto questo è secondario. Ciò che conta è il divertimento visionario che si scatena quasi a ogni scena. Vidi Andreotti per qualche minuto nel 1978. La sensazione che ne ebbi non fu di curiosità, di rispetto, di disprezzo ma di sottile inquietudine di fronte a un corpo così imbalsamato già da vivo, di fronte a un cavaliere dentro la cui corazza si intravvedeva il nulla. È tale nulla che il film descrive. Per questo è così surreale, così magnifico.

www.biuso.it

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Il divo
17 giugno 2008, di : unsudistadelnord

Il divo Andreotti è il primo machiavellico impunito. Il secondo è nell’attuale governo. Se continuassi a fare la graduatoria, finirebbe dentro più della metà degli italiani, senza tralasciare qualche brontese!!
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