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Il disastro della sanità in Campania


Urge “ricostruire” un servizio sanitario regionale, fuori dalle logiche di gestione personalistiche, più efficiente ed efficace, più a misura d’uomo...
mercoledì 28 giugno 2006, di Enzo Maddaloni - 1727 letture

PROGRAMMARE, STUDIARE, PROGRAMMARE: QUESTA LA SOLUZIONE DEL DISASTRO DELLA SANITA’ IN CAMPANIA

Sul sito del Ministero della Salute si possono consultare i dati delle attività delle strutture sanitarie italiane. Dalla pagina http://www.ministerosalute.it/servizio/datisis.jsp si possono rilevare una serie di dati statistici ed economici relativi all’attività gestionali ed economiche delle ASL e Aziende Ospedaliere dal 1997 fino all’anno 2004.

Alcune delle interessanti monografie contengono, le elaborazioni dei dati risultanti dai flussi informativi attivati con il DPCM 17/05/1984, rinnovati ed ampliati con successivi Decreti Ministeria, questi, in particolare, gli argomenti in esse raccolti:

• Elenco dei modelli di rilevazione delle attività gestionali ed economiche delle ASL

• Tabella di decodifica delle discipline ospedaliere

• Assistenza sanitaria distrettuale delle ASL

• Strutture di ricovero pubbliche e private accreditate Personale

Le pubblicazione sono disponibile in diversi formati ed è possibile sia visualizzarle che trasferirle sul proprio disco rigido.

Inoltre, sono confrontabili le attività gestionali ed economiche delle ASL e Aziende Ospedaliere:

A) Annuario statistico del Servizio Sanitario Nazionale;

B) Personale delle ASL e degli Istituti di Cura Pubblici ;

C) Compendio del Servizio Sanitario Nazionale;

D) ICD 10 Classificazione Statistica Internazionale delle Malattie e dei Problemi Sanitari Correlati

E) Studi monografici:

• Certificato di assistenza al parto (CeDAP). Analisi dell’evento nascita - anno 2003

• Rapporto di riabilitazione 2003

• Attività di rilevazione nel settore tossicodipendenze - anno 2002

• Certificato di assistenza al parto (CeDAP). Analisi dell’evento nascita - anno 2002

• Stato di salute e prestazioni sanitarie nella popolazione anziana - anno 2000

• Indagine sui servizi di diagnostica per immagini presenti nelle strutture di ricovero e cura pubbliche e private accreditate

• Il ricovero ospedaliero degli stranieri in Italia nell’anno 2000

Perché è importante conoscere e studiare questi dati perché così comprendiamo meglio le motivazioni storiche del disastro della sanità in Campania e come attraverso l’apertura dei www.icantieridellasalute.it riuscire a programmare per il futuro, eliminando sprechi di risorse e riconquistando efficienza ed efficacia di un sistema ormai alla bancarotta ed autoreferenziale.

In alcuni precedenti interventi ho accennato in maniera molto schematica a come sono stati distribuiti e come sono state assegnate le risorse del Fondo Sanitario Regionale della Campania con DGRC n. 1215 del 2005 e come sono stati usati (quando siamo stati capaci di farlo) i fondi in conto capitale ex art 20 legge finanziaria 1988 con l’esempio dell’azienda Ospedaliera di Salerno.

Il caso recente del pagamento degli arretrati contrattuali al personale infermieristico, tecnico ed amministrativo, fatto solo in alcune aziende del Napoletano (ASL 1 NA) e dell’Avellinese (Azienda Moscati), nonostante il fatto che vi era un impegno di pagare in contemporanea in tutte le aziende sanitarie della regione Campania gli arretrati attesi da oltre 30 mesi, è emblematico dell’atavica incapacità di coordinamento gestionale ed incapacità di programmare gli interventi nella nostra regione da parte dell’assessorato alla sanità, oggi "molto ben rappresentato", condizione che di fatto ha creato proprio negli ultimi 5/6 anni il deficit di oltre 12.000 mld di lire.

La D.ssa Loretta Mussi, per cinque anni direttore generale dell’azienda ospedaliera “Rummo” di Benevento, in un’intervista rilasciata al Corriere del Mezzogiorno il giorno 27/06/2006 con estrema lucidità indica le criticità di una manovra finanziaria regionale, fatta con la DGRC 1834/2005... “..si tratta di un atto finanziario privo di una logica di pianificazione strategica che oltre ad agire a scapito dell’efficacia del sistema sanitario regionale, vanno ad negativamente sull’efficienza non garantendo affatto un risanamento dei conti , anzi peggiorando ulteriormente una situazione finanziaria già disastrata”......”...manca una cultura della progettualità”.

Nella sostanza prevalgono logiche tese a venire incontro ad interessi personalistici e a “non scontentare nessuno” ma tutto ciò a caro prezzo.

Ospedali e strutture sanitarie doppioni senza differenziare il loro intervento. In Campania con 8 aziende ospedaliere ; 2 policlinici universitari; 3 istituti di ricovero a carattere scientifico; 3 ospedali classificati; 51 ospedali gestiti dalle AA.SS.LL. e 73 case di cura private; ancora si emigra per le patologie oncologiche e cardiache oltre, come abbiamo già visto nei precedenti interventi, per altre banali patologie con una spesa a favore di altre regioni di oltre 800 milioni di euro l’anno.

La D.ssa Loretta Mussi, sempre nella sua intervista, fa notare che in Emilia Romagna ed in Lombardia ci sono rispettivamente 10 e 85 laboratori privati, contro gli oltre 800 della Regione Campania, oltre al disastro nell’assistenza domiciliare per la quale la Campania si colloca agli ultimi posti in Italia con 160 casi trattati per ogni 100.000 abitanti a fronte dei 2000 casi trattati in altre regioni.

La D.ssa Loretta Mussi pone in evidenza che l’inefficienza del nostro settore sanitario regionale arriva purtroppo a livelli drammatici quando “interviene” nel settore materno infantile e delle cure neonatali nel quale si registra il record negativo con il più alto tasso di mortalità di neonati e bambini in tutta Italia.

Aggiungo che l’emergenza urgenza neppure si salva. Un sistema del 118 in perenne disorganizzazione e per il quale si richiederebbe univocità di gestione e coordinamento con la realizzazione di un azienda regionale del 118 cosi come già altre regioni italiane hanno istituito.

Per questi motivi urge "studiare e programmare" riappropriandoci delle conoscenze tecniche, delle criticità del sistema, dell’infeccienze sociali del sistema che ha prodotto solo clientele politiche.

Urge ciò per “ricostruire” un servizio sanitario regionale, fuori dalle logiche di gestione personalistiche, più efficiente ed efficace, più a misura d’uomo e dove la persone è presa in cura nella sua soggettività e non per la sua malattia, aggiungo, in un contesto strutturale ed organizzativo gioioso e dove è stato dichiarato "illegale il grigio”.

Per questo c’è bisogno di aprire immediatamente "i cantieri della salute".

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