Sei all'interno di >> :.: Primo Piano |

Il diritto al voto è sufficiente per affermare che esiste la democrazia?


Se non vi è reale partecipazione del cittadino alla vita pubblica il voto rischia di essere un diritto-dovere sprecato
martedì 7 giugno 2011, di Emanuele G. - 537 letture

Molti si mettono il cuore in pace. “Abbiamo votato!” – esclamano. “Abbiamo esercitato il diritto più importante per un cittadino.” – puntualizzano, in seguito, orgogliosi. Di conseguenza ritengono lecito pensare di vivere in una democrazia perfetta. Tutti votano! Invece, vi è più di un motivo per dissentire da tali affermazioni.

Il votare non si connatura, ipso facto, come il più nobile comportamento politico possibile. Se non è espressione di un humus di faconde virtù civiche e civili diventa un mero atto tecnico. Ci si reca in un seggio. Si fanno due o tre crocette. Si imbuca la scheda. E il discorso finisce lì. Prima di votare il cittadino è un’entità anonima. Lo è anche dopo. L’azione di voto è in fondo una modalità di emersione limitatissima nel tempo dall’anonimato. In realtà, il cittadino continua ad essere per sue colpe e per colpe della politica un’entità anonima.

Il cittadino non è attore protagonista nel processo di avvicinamento al voto tanto meno la politica lo rende partecipe alle scelte strategiche che lo riguardano da vicino. La questione merita – senza dubbio – un approfondimento ed un livello di analisi meno semplicistico.

A. Processi politici

Una delle scommesse mancate dalla seconda repubblica è l’aumento del grado di partecipazione dei cittadini ai processi interni ai partiti. Tale auspicio non si è verificato. Tutt’altro. I partiti politici si sono chiusi ancora di più delegando i processi decisionali a ristrette oligarchie. L’innovazione rappresentata dalle primarie è un primo segno positivo. Ma non è sufficiente. Esse necessitano di una migliore definizione e implementazione. Non è raro assistere a cittadini che si spendono in politica grazie a iniziative originatesi in contesti collocati al di fuori dalla politica ufficiale. Nonostante ciò, la politica continua ad essere un corpo refrattario ad ogni proficuo rapporto con la società di cui dovrebbe essere espressione qualificata. Cosa vuol dire tutto questo? Che i cittadini non sono minimamente coinvolti nella vita interna ai partiti oppure non hanno nessuna voce in capitolo nel decidere, ad esempio, chi li dovrà rappresentare in seno ad un’assemblea elettiva. Ecco, gli si chiede solo di ratificare mediante il voto scelte prese da altre persone e pure altrove.

B. Scelte strategiche

I cittadini non sono mai invitati ad esprimere la loro opinione in riferimento alle scelte strategiche prodotte degli enti locali. I casi in senso opposto rappresentano fortunose eccezioni. Eppure una reale partecipazione dei cittadini alla vita dell’ente locale dove essi risiedono costituirebbe un miglioramento generalizzato della vivibilità. Come un cittadino può essere parte attiva nel processo decisionale di un comune? Prima di tutto, esercitando il suo diritto di accesso agli atti pubblici. Ora vi pongo una domanda che introduce un altro step. Quanti di voi sanno che i cittadini possono proporre punti di discussione nell’ordine del giorno di un consiglio comunale? Anzi, possono essere chiamati a parteciparvi intervenendo nel corso dell’assise. La normativa, inoltre, prevede che possano essere invitati alle sedute delle commissioni consiliari al fine di contribuire a definire meglio le scelte su un determinato argomento. Sempre la normativa indica altri istituti di reale partecipazione: forum, referendum e consulte. Partecipazione da intendere come trait d’union fra la cittadinanza e il “palazzo”.

L’immagine del cittadino che ne viene fuori non è certamente positiva. Nel migliore dei casi egli è assente. Non vi è solo questo. Purtroppo. Il cittadino – il più delle volte – teme di interessarsi della “cosa pubblica” per non subire delle ritorsioni da parte dei politici e delle persone che contano in una comunità. Preferisce, quindi, essere indifferente. Tanto per non esporsi. Assenza e indifferenza, di frequente, denotano una diffusa ignoranza dei cittadini nel vedere realmente applicato il loro sacrosanto diritto-dovere di essere cittadini con la C maiuscola.

Quindi, siamo sicuri che il voto rappresenti lo zenith di una democrazia compiuta? Ho molti dubbi in merito. Il voto rivestirebbe un valore positivo se il cittadino fosse maggiormente presente nei processi politici e nelle scelte strategiche di un comune. Ciò permetterebbe di creare un ciclo virtuoso di democrazia che si basa sull’istituto della partecipazione e non delle semplice delega /rappresentanza. Capirete benissimo che nel vuoto di presenza da parte del cittadino, lo spazio sia occupato prontamente da interessi parziali e non generali. Mi riferisco a lobby, comitati d’affari, interessi illeciti e altro ancora. E quando si appalesano tali realtà la democrazia assume un significato di vuoto simulacro.

Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -
Stampa Stampa Articolo
:.: Condividi

Bookmark and Share
:.: Articoli di questo autore
:.: Articoli di questa rubrica
:.: Articoli più recenti
Girodivite - Segnali dalle città invisibili è on-line dal 1994. Quotidiano telematico e cartaceo, registrazione presso il tribunale di Catania n.13/2004 del 14/05/2004. Redazione: via Antonino di Sangiuliano 147 - 95131 Catania. Contatti: giro@girodivite.it (mail max 200kb) ::: Puoi syndacare le nostre notizie attraverso il file backend.php (XML RSS 1.0 format). Tutti i contenuti originali prodotti per questo sito sono da intendersi pubblicati sotto le licenze Creative Commons Attribution-NonCommercial-ShareAlike, che tutelano la possibilità di ripubblicarli, previa autorizzazione per fini commerciali.