“Laico” deriva dal greco “laikòs”, dalla radice “laòs”, popolo : il laico, originariamente, è uno del popolo, ossia il seguace di un culto religioso estraneo al clero, di modo che anche nella Chiesa cattolica il laicato contrassegna la comunità dei fedeli rispetto al clero.
Le polemiche sollevate dalla rinuncia di papa Benedetto XVI a presenziare all’inaugurazione dell’anno accademico dell’Università “La Sapienza” di Roma hanno riacceso il dibattito sulla laicità, tema reso ancor più vivo dalla proposta di moratoria sull’aborto con relative prese di posizione sull’opportunità o meno di riformare la legge 194.
“Laico” deriva dal greco “laikòs”, dalla radice “laòs”, popolo : il laico, originariamente, è uno del popolo, ossia il seguace di un culto religioso estraneo al clero, di modo che anche nella Chiesa cattolica il laicato contrassegna la comunità dei fedeli rispetto al clero.
Con l’andare del tempo, man mano che è venuto meno il predominio intellettuale della cultura clericale, il termine “laico” è servito a designare una cultura distinta e talvolta contrapposta a quella dei chierici, la cultura di chi sviluppa il proprio discorso filosofico, politico, morale al di fuori di un quadro di riferimento religioso.
Tanto in campo politico quanto in quello intellettuale, la laicità ha significato autonomia dalla sfera religiosa.
Lo Stato europeo moderno nasce dalla emancipazione del potere temporale da quello spirituale ed è laico nella misura in cui afferma non solo la propria indipendenza, nel governo delle cose umane, da qualunque autorità religiosa, ma anche la propria supremazia rispetto ad ogni altra entità politica e non (“superiorem non recognoscens”).
Il moderno Stato di diritto, democratico e pluralista, è laico perché rifugge da una qualsiasi connotazione religiosa o ideologica e si mantiene neutrale rispetto alle diverse opzioni di principio presenti nella società, lasciando al libero gioco delle procedure democratiche il compito di determinare la risultante valoriale da tradurre in norma universalmente valida.
La laicità dello Stato, intesa come neutralità rispetto alle diverse posizioni ideologiche o spirituali compresenti all’interno della società, è uno strumento indispensabile per assicurare il pluralismo delle opinioni ed è quindi una condizione fondamentale della democrazia.
Cosa ben diversa è lo Stato laicista, che bandisce ogni influenza pubblica del fattore religioso, al più relegandolo nell’ambito del privato (si veda come esempio storico il Kemalismo turco), così come lo Stato fondamentalista, nel quale la religione diventa il fondamento delle istituzioni pubbliche e la base dell’ordinamento giuridico (l’Iran è una teocrazia, in cui il potere politico è subordinato alle autorità religiose e la Shari’a, la Legge Islamica, è legge dello Stato).
In un moderno Stato laico, correttamente concepito, ai cattolici, come a tutte le altre componenti religiose o culturali della società, non può essere negato il diritto di manifestare pubblicamente il proprio pensiero e di fare valere i principi della religione di appartenenza nel dibattito politico. Del pari, la libertà di culto implica che la Chiesa Cattolica debba poter liberamente esercitare il proprio magistero, rivolgendo all’occorrenza ai propri fedeli gli insegnamenti che ritiene conformi alle linee guida dell’ortodossia, senza che importi che si tratti di questioni di rilevanza non esclusivamente spirituale, ma con ricadute di carattere morale, sociale, economico e finanche politico.
In altre parole, non può impedirsi alla Chiesa di svolgere attività di orientamento dell’opinione pubblica, tanto quanto è consentito ai mass – media, alle associazioni di ogni tipo, ai partiti politici, ai movimenti culturali.
Il punto nodale, però, è che lo Stato è divenuto laico soprattutto perché non esiste un’unica e omogenea visione del mondo comune a tutti gli elementi che compongono una comunità. Alla base del moderno contratto sociale, del patto costituzionale che fonda oggi lo Stato vi è il riconoscimento universalmente accettato del valore della persona, con il corollario dell’affermazione dei diritti fondamentali di libertà, e della democrazia come metodo di esercizio del potere politico in grado di comporre e di far coesistere diversi punti di vista, diverse concezioni morali, religiose, ideologiche all’interno di un medesimo contesto collettivo.
La Chiesa non può rivendicare una posizione di privilegio o di supremazia, dal momento che essa non è più l’unica istanza morale o religiosa presente nella società. Essa rappresenta la comunità dei credenti, ossia solamente una parte della collettività, che, per giunta, ormai costituisce sempre più una minoranza, per quanto consistente ed autorevole per il radicamento nelle tradizioni e nella storia di una nazione.
Questo significa che il cattolicesimo non può fare a meno di dialogare con la cultura laica, perché in essa deve inevitabilmente trovare una sponda per affermare le proprie idee in campo politico. Il mondo cattolico in tanto può tradurre in scelte politiche le sue posizioni in quanto intorno ad esse raccolga un consenso esteso, capace di ricomprendere anche i non credenti o altrimenti credenti. Il medesimo valore, il rispetto della persona e della vita, può essere universalmente approvato, ma essere declinato in maniera differente a seconda del punto di vista cristiano, dove la tutela della vita non ammette deroghe ed eccezioni, o lato sensu laico, dove invece possono trovare ingresso anche altre istanze, come la pietà o la libertà dell’individuo tanto da poter concedere aperture all’eutanasia o all’aborto. Talvolta, tra l’ottica cristiana e quella laica può porsi un conflitto di valori, come nel caso della famiglia e della centralità del matrimonio nel delicato tema delle unioni civili.
Se dall’angolo visuale interno alla Chiesa i valori cristiani sono la verità, dall’angolo visuale esterno della società laica quei valori non sono altro che opinioni, le quali, secondo una rappresentazione positiva della laicità, possono anche essere viste favorevolmente, ma possono guidare le decisioni politiche solo ove siano convalidate da una maggioranza espressa secondo le regole delle procedure democratiche.
In più, proprio perché la legge non è tirannia di parte – poco importa che questa parte sia maggioranza o minoranza – ma deve rappresentare il minimo comune denominatore, il punto di mediazione delle molteplici Weltanschauung compresenti nel tessuto sociale, la Chiesa, se certo non può ridursi ad un ruolo di mera testimonianza, non può nemmeno ambire più ad una imposizione totale della sua dottrina, che altrimenti potrebbe essere avvertito da altre formazioni sociali come una prevaricazione. La sua funzione non può essere più quella di ergersi ad interprete esclusivo della morale.
Eppure, in quanto portatrice di un nocciolo duro di valori, essa può continuare ad incarnare il compito di difesa di quella “ragione naturale”, che non è unicamente il portato del pensiero espresso da Tommaso D’Aquino nella “Summa Theologica” a fondamento della dottrina cattolica, ma indubbiamente forma una piattaforma comune suscettibile di diventare il nuovo punto di incontro con il mondo laico, al di fuori di qualsivoglia pretesa di monopolio della morale.