Il difensore


I controllati di Cortina trovano un paladino che ha deciso di difenderli. Fabrizio Cicchitto, ex P2, sezione socialista, una vita dedicata ai più deboli
martedì 10 gennaio 2012, di Adriano Todaro - 268 letture

Quella mattina Fabrizio si era svegliato in preda ad una profonda angoscia. Il sonno, ad intermittenza, era stato popolato da incubi. Aveva sognato Bondi che gli dedicava una poesia, la Santanchè che gli infilava il dito medio, Ignazio che lo frustava con un bazooka, Gasparri seduto su un vasino.

Si era svegliato tutto sudato mentre la moglie continuava a dormire, con la bocca leggermente aperta e con un leggero sibilo. Era andato nel modesto tinello da capogruppo Pdl ed ora era lì, seduto a fissare nel vuoto, a ripensare alla discussione che aveva avuto, la sera precedente con la moglie: "Fabry ‒ gli aveva detto la moglie ‒ così non si può continuare, ti sei rincoglionito, devi darti da fare. Eri capogruppo e sei rimasto capogruppo di un partito, però, che non è al governo. Non ti chiama più nessuno contrariamente a pochi mesi fa quando tutti pendevano dalle tue labbra. Decidi: o fatti un nuovo partito o cerchi un filone concreto da cavalcare così da ritornare ad essere quello che eri prima della caduta di Silvio".

Fabrizio pensava a quelle parole, ma soprattutto pensava a quei tempi. Sembrava passato un secolo ed invece erano trascorsi solo pochi mesi. Pensava a quando usciva di casa e una selva di microfoni, telecamere e taccuini erano pronti a registrare ogni suo respiro, ogni starnuto, ogni tic, ogni dichiarazione, ogni cazzata che sproloquiava. Pensava anche che fosse avvenuto un miracolo perché certe sere, Fabry appariva in diversi programmi Tv contemporaneamente. E pensava ad un altro miracolo. Quello di essere riuscito a diventare importante grazie alla sua lungimiranza di essersi iscritto alla P2.

Certo, c’era stato quell’episodio relativo a Riccardo Lombardi quando questi era entrato nella sala riunione del Psi, si era diretto con decisione verso Fabrizio e gli aveva tirato uno schiaffone così forte da farlo cadere dalla sedia. Riccardo Lombardi, socialista, aveva scoperto che Fabrizio, appartenente alla sua corrente, era iscritto alla P2. Lui, Fabry, avrebbe voluto alzarsi da terra e reagire. Ma Lombardi era un gigante (in tutti i sensi) e non era il caso di reagire. Aveva guardato gli altri astanti e gli era parso di vedere negli occhi di Bettino il socialistino, una luce. Sembrava che quegli occhi dicessero di soprassedere, di abbozzare, di far finta di niente tanto quel Lombardi non contava più nulla, era solo una presenza ingombrante e mal tollerata, uno, figuriamoci, che aveva fatto la Resistenza e parlava di onestà dei socialisti.

Bettino aveva avuto ragione. Di lì a poco, Riccardo Lombardi moriva e nessuno più si ricordava di lui. Fabrizio e compagnia, invece, moderni interpreti e cantori della società del cambiamento, veleggiavano verso nuovi lidi di successo, di fama e soldi.

Quando la moglie era entrata nel tinello da capogruppo, due ore dopo, ormai Fabry aveva deciso di reagire. Si trattava solo di trovare il filone giusto, il settore dove intervenire. Qua veniva il difficile ma la moglie, razionale come sanno essere le donne nei momenti difficili, aveva preso penna e carta ed aveva cominciato a segnare i possibili campi di intervento del suo Fabry.

Si potrebbe, aveva suggerito, cominciare a difendere gli operai visto che, tutto sommato, sei stato un socialista. A quel punto Fabrizio era andato a prendere un CD e nel tinello si erano diffuse le note della "Marsigliese". Poi gli erano venuti in mente i ferrovieri sulla torre, quelli dei vagoni letto. Ma la moglie gli aveva fatto notare che la loro difesa era già ampiamente presidiata dalla Cgil e dall’arcivescovo di Milano. Poi magari c’era la necessità di salire sulla torre e non era proprio il caso col freddo che faceva. Gli operai della Fiat? Macché anche lì erano in tanti e poi ora si è messo a difenderli anche un suo collega, ex ministro. Questi si era tolto la giacca da ministro ed era restato con il maglioncino come Marchionne tuonando che "Il problema è il lavoro che manca, il tema è come proteggere le persone che non lavorano andando oltre quanto fatto in questi anni con gli ammortizzatori sociali in deroga".

Lo aveva visto in Tv questo suo collega, un tempo anch’esso socialista. E mentre pronunciava quella frase riusciva, incredibilmente, a non ridere. Le operaie della Omsa? Niente affatto aveva notato la moglie. Già vai in giro con il grembiulino della P2 se ti metti ora anche le calze Golden Lady che figura fai?

Pensa e ripensa non riuscivano a trovare nulla. Poi, all’improvviso, la moglie ha buttato lì: "Ci sarebbe la questione di Cortina...". "Cortina? Che c’entra Cortina!", aveva esclamato Fabry. "Sai - aveva continuato la moglie ‒ il blitz... sì... gli ispettori che controllano auto e scontrini fiscali".

A Fabrizio si erano illuminati anche gli occhiali e già si vedeva, moderno Robin Hood, in difesa dei deboli, degli oppressi che vanno a riposarsi nella perla delle Dolomiti dopo un duro lavoro. Quest’anno le vacanze di fine anno a Cortina erano state un po’ rovinate dal blitz degli ispettori dell’Agenzia delle Entrate, il 30 dicembre scorso. Questo era proprio il colmo. Non si può più andare neppure a Cortina a riposare che subito vengono a controllarti. E perché mai poi? Solo perché abbiamo i Suv, le Ferrari? E che sarà mai? Ma gli ispettori, inesorabili, hanno scoperto 133 auto di lusso, un terzo appartenente a nullatenenti e un terzo a società in perdita. Hanno scoperto persone che avevano auto di grossa cilindrata e dichiaravano 30 mila euro all’anno, lorde.

Sì questa è proprio una sacrosanta battaglia da fare e Fabrizio si è buttato a testa bassa perché quando ci sono da difendere i deboli, viene fuori tutto il socialista che c’è in lui. Poi ha preparato un comunicato dove si stigmatizzava il blitz e lo dichiarava "Inaccettabile e chiaramente ispirato ad una concezione ideologica del controllo fiscale". Ohibò questo sì che è parlare chiaro. Infine aveva telefonata alla Stella Gelmini, quella del tunnel dei neutrini, considerato che era stata ministro della Pubblica distruzione e quindi poteva dargli un consiglio e lei l’aveva incitato ad andare avanti perché con questi blitz, aveva esclamato, "Si dà l’idea che la ricchezza sia male".

No. La ricchezza non è male, anzi spesso è un bene. E’ grazie alla ricchezza se molti lavorano. Prendete, ad esempio, i manutengoli dei cani, quelli che li curano, che li vestono. A Cortina si sono visti cani in passeggino griffato e invisonati. Così stanno al calduccio.

Mica come quelli a 50 metri dal suolo, sulle torri per il loro posto di lavoro. Quelli è un mese che prendono freddo, non hanno cani a cui mettere il visone e neppure sanno dell’esistenza del tunnel della Stella. A loro, egoisti come sono, importa solo il loro posto di lavoro. E se proprio hanno freddo ‒ pensava Fabry ‒ possono sempre mettersi le calze Omsa così aiutano le operaie di Forlì.

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