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Il delitto di Cristiano Aprile: un segreto inconfessabile?

Un delitto dimenticato nella strana ricostruzione di una vittima.
di Stefania Tiezzi - mercoledì 23 settembre 2020 - 4276 letture

Quello di Cristiano Aprile è uno dei tanti delitti la cui soluzione si è persa oltre trent’anni fa nei meandri infiniti e oscuri della giustizia italiana, andando a riempire i cassetti polverosi dei cosiddetti ’cold’ e ’old cases’ più enigmatici.

Il fatto: 24 febbraio 1987

- Cristiano Aprile, 12 anni, è l’ultimo dei tre figli di Valerio Aprile, 49 anni e Fiorella Baroncelli, 39: Patrizio, 17 anni e Giada, 15 anni. Gli Aprile sono una tranquilla famiglia piccolo borghese romana che all’epoca del fatto risiede in via Levanna 35, vicino a via Nomentana. Il signor Valerio è professore di elettronica in un istituto tecnico della città, la signora Fiorella è casalinga e si occupa della famiglia.

Quella mattina del 24 febbraio alle 8,30 qualcuno suona ripetutamente alla porta: in casa sono presenti la signora Fiorella e i suoi figli più piccoli Giada e Cristiano, entrambi a casa per uno sciopero in corso quel giorno, mentre il marito e il figlio maggiore Patrizio sono già usciti. Il primo si reca a scuola nonostante lo sciopero, il secondo esce per dare un’occhiata alla situazione in città.

Chi si annuncia alla porta è il ragazzo che solo tre giorni prima, il 21 febbraio, si era recato a casa Aprile sostenendo di essere un allievo del professore e di dover ritirare un importante manuale di elettrotecnica che il docente gli avrebbe lasciato su uno scrittoio, libro che poi non era stato trovato, trattandosi, si scoprirà più tardi a delitto avvenuto, di una scusa del giovane per farsi aprire dalla signora Fiorella.

E il ragazzo, al quale la signora Fiorella aveva detto di tornare per il libro, riesce a farsi aprire anche questa volta: "Sono io, signora, si ricorda del libro?". Neanche il tempo di rispondere e il ragazzo entra in casa mostrando subito un coltello: si avventa sulla donna legandola mani e piedi in modo maldestro al punto che la donna potrà muoversi abbastanza agilmente e coprendole la bocca con una panno blu a pois bianchi. Il ragazzo chiede soldi e gioielli, la donna gli indica le cinquecentomila lire sul cassettone della sua camera, precedentemente preparate per pagare spesa e bollette. Mentre si dirige verso la camera padronale, il ragazzo scorge la sagoma di un bambino ancora a letto e chiede chi sia: la donna risponde che quel bambino è suo figlio. Inizia l’assurda mattanza: Cristiano viene accoltellato a morte nel suo letto, mentre Giada e la madre sopravviveranno alle gravi ferite inferte durante la folle aggressione.

Le indagini

- Coordinate dall’abile dottor Gennaro (Rino) Monaco, le indagini si concentrano subito sugli allievi del professor Aprile, noto per la sua scarsa empatia con i ragazzi e il suo carattere scorbutico.

Vengono passati al setaccio migliaia di ragazzi ma nessuno risulta corrispondere all’identikit dell’assassino fornito dalla madre e dalla figlia Giada: giovane sui diciotto/venti anni, magro, alto, volto emaciato, capelli neri a spazzola, occhiali grandi e tondi con montatura nera. Abbandonata la pista del tossicodipendente che solo un mese prima aveva aggredito e rapinato, uccidendola, una signora nella stessa zona (l’assassino di Cristiano non ha portato via né soldi né preziosi), analizzano, senza alcun riscontro, altri soggetti tra psicopatici e ragazzi ’difficili’.

Gli inquirenti brancolano nel buio, il movente e l’identità dell’assassino restano un mistero.

Le incongruenze

- Il racconto del tragico episodio fatto dalla signora Fiorella presenta da subito una serie di stranezze che meritano di essere evidenziate:

La donna dichiara di aver ricevuto qualche giorno prima la visita dell’assassino. Che cosa spinge un uomo, deciso ad uccidere a breve, a recarsi con una banale scusa (il libro) a casa delle future vittime mostrandosi e, quindi, spostando inevitabilmente l’attenzione su di sé a delitto avvenuto? E perché non uccide subito in quella prima visita?

Perché né la signora Fiorella né i figli informano Valerio Aprile che quel pomeriggio del 21 febbraio un suo allievo si è recato a casa sostenendo che il professore gli aveva messo da parte un libro?

Se di questa dimenticanza l’assassino non poteva essere a conoscenza ma, al contrario, dando per scontata l’avvenuta comunicazione da parte dei familiari della sua visita al professore, per quale motivo rischia che la scusa del libro venga smascherata dalla messa in guardia del signor Valerio impedendo di poterla utilizzare di nuovo per farsi aprire anche la mattina del 24 febbraio?

L’assassino, inoltre, si presenta a casa sempre quando non sono presenti il professore e il primogenito Patrizio: come mai? Si conoscevano?

La signora Fiorella sottoscrive l’identikit dell’assassino che presenta occhialini ’alla Cavour’, salvo poi precisare più volte che i giornalisti avrebbero commesso un errore a definirli tali, poiché si trattava di occhiali tondi e grandi, smentendo la sua stessa descrizione.

Durante una puntata di "Telefono Giallo" del 1988 dedicato a questo caso, la donna fornirà una drammatica versione dei fatti con evidenti discrepanze rispetto a quella fornita l’anno prima.

Colpisce di questa testimonianza in modo particolare il curioso dettaglio del piccolo Cristiano che era solito comunicare, rivolgendole anche preghiere, con la nonna defunta ritratta in un quadro appeso nel salotto di casa. Innocente fantasia infantile se non fosse che di questo particolare sembra essere a conoscenza l’assassino il quale, notando la donna avvicinarsi al quadro il giorno della mattanza, le avrebbe detto "te la preghi dopo, tua madre".

Come faceva l’uomo ad essere a conoscenza di un fatto così privato? E perché la signora lo riporta solo l’anno successivo omettendolo nella prima versione dei fatti? È vero? O è una ricostruzione alterata della signora Fiorella? Ma il particolare del quadro non è l’unico dettaglio familiare conosciuto dall’assassino: la prima visita con la scusa del libro avviene alle 13,30 circa, un orario in cui solitamente fa rientro a casa il professore. Quel giorno, però, il professore tornerà più tardi. Quel giovane lo sa, per questo si reca a casa certo di non trovarlo e, dunque, di non essere smascherato. Come era riuscito a saperlo?

La presenza di un uomo, riportata da alcuni abitanti del complesso di via Levanna, che da giorni si appostava nei pressi dello stabile, non basta a spiegare i precisi dettagli intimi e privati riguardanti la famiglia Aprile di cui l’assassino dimostra di essere a conoscenza.

Il racconto della signora Fiorella, intervistata per la trasmissione di Corrado Augias, procede in un crescendo drammatico con punte di teatralità che lasciano perplessi i telespettatori e gli ospiti in studio.

Ricorda ancora, infatti, di essere riuscita a raggiungere la porta e suonato alla vicina durante quell’aggressione, mentre il killer è ancora in casa col rischio che possa uccidere entrambi i figli: non corrisponde alla realtà il racconto della morte del figlio avvenuta davanti ai suoi occhi poiché la tragica notizia le verrà comunicata solo in ospedale.

Non solo. Suona alla vicina senza gridare che in casa c’è ancora l’aggressore: questi esce dopo di lei scendendo le scale ma neanche in quel momento Fiorella, ancora sul pianerottolo, grida additandolo in un istintivo: "È lui! È lui!" alla signora delle pulizie presente in quel momento.

Anche ammettendo la impossibilità di urlare a causa delle ferite alla gola, avrebbe potuto sbracciarsi, indicare in modo goffo, anche con gli occhi, che l’uomo che stava scendendo le scale era il suo aggressore.

Dunque non grida la vittima, non grida la vicina e non grida la signora delle pulizie davanti ad un uomo che scende serenamente le scale davanti a loro imbrattato di sangue, senza timore che le urla possano richiamare l’attenzione degli altri condòmini.

Da questo momento l’assassino sparisce nel nulla. Nessuno lo ha visto, nessuno lo ha incrociato per strada. Nessuno lo vedrà mai. Sembra che questo giovane dal corpo emaciato e dagli occhiali tondi e neri si sia materializzato solo per compiere l’orrendo delitto per poi svanire nel nulla.

I dubbi

- Sono tanti i dubbi e le perplessità che emergono man mano che il racconto della signora Fiorella si arricchisce di dettagli e sequenze attraversati da contraddizioni e incongruenze.

Considerando che l’intervista rilasciata a "Telefono Giallo" risale ad appena un anno dopo il fatto, pare poco credibile che si tratti solo dell’affievolirsi della memoria di fatti i quali, per la loro tragicità, si ricorderebbero bene anche a distanza di anni.

Tutto questo porta a domandarsi se davvero sia esistita la prima visita del ragazzo quel 21 febbraio 1987 e se è davvero uscito quell’uomo dalla casa della famiglia Aprile dopo l’aggressione del 24 febbraio. Spinge a chiedersi, soprattutto, se la signora Fiorella abbia volutamente omesso qualcosa di molto importante.

Di sicuro vi è solo che un bambino innocente di 12 anni è morto in modo orrendo senza un perché e che il suo assassino è probabilmente assai vicino, molto più vicino alla famiglia Aprile di quanto sembri.

Stefania Tiezzi



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