Il crocefisso


In esclusiva, per "Girodivite", ricostruiamo come Renzo Bossi abbia presentato una proposta di legge regionale sull’obbligo, per gli uffici pubblici, di esporre il crocefisso
martedì 15 febbraio 2011, di Adriano Todaro - 791 letture

Renzo ha parlato! E’ stata dura ma incurante della fatica e del ridicolo, il figlio prediletto di Umberto Bossi ha finalmente parlato dall’alto del suo scranno di consigliere regionale. Ha presentato una proposta di legge regionale che prevede che in ogni ufficio pubblico, sia presente un crocefisso. Se la proposta sarà approvata, ad ogni trasgressore sarà applicata una multa variabile da 120 a 1.200 euro.

Tutti i giornali e Tv hanno parlato della proposta di legge, ma noi siamo l’unico organo di stampa che vi può raccontare, in esclusiva, come sono andate realmente le cose.

Dunque, una mattina di qualche settimana fa, c’era gran riunione nella sede della Lega, a Milano. Erano presenti papà Umberto, il suonatore di piffero Maroni, il dentista Roberto Calderoli, tal Matteo Salvini (quello che voleva mezzi pubblici solo per i lombardi) ecc. Insomma tutta la crème della Lega. C’era anche Renzo che si annoiava a morte. A fianco della sede nazionale della Lega, sfrecciavano veloci, sulla Milano-Meda, auto e motociclette, la giornata era bella, anche se fredda e Renzo pensava, con nostalgia, a Gemonio e al fatto che quella mattina non aveva potuto farsi qualche partita al flipper nel bar del paesello.

Si annoiava perché tutti parlavano e lui non capiva una mazza. Al centro di tutto, la questione del federalismo comunale che, se non aveva frainteso, non si riusciva ad avere anche per colpa di quell’anziano che era seduto sulla poltrona del presidente della Repubblica. Ad un certo punto papà Umberto con voce cavernosa e affaticata aveva sentenziato: “Dobbiamo portare a casa qualcosa, sennò ci mandano a casa noi!”.

Renzo aveva volto il suo capino riccioluto a destra e a sinistra. Non vedeva però nulla da portare a casa. In realtà, sino la settimana prima c’era un tavolo, in fondo alla stanza, ma se l’era portato via Castelli che essendo ingegnere l’aveva bisogno a mo’ di scala per cambiare le lampadine. Poi, finalmente, la riunione era terminata ed erano andati tutti a mangiare. Era l’unico momento interessante della vita del politico. Renzo si era seduto vicino a Calderoli perché con lui ci scappava sempre qualche risata e quando parlava si faceva sempre capire.

Poi era tornato a Gemonio. In testa, però, aveva sempre quella frase del padre: “Dobbiamo portare a casa…”. Era stata, per Renzo, una notte agitata, ma poi, appena sveglio, e dopo aver fatto colazione, era andato subito nel bar a giocare a flipper. Giocando si distendeva, ragionava meglio e mentre seguiva quella maledetta pallina che entrava in buca, alzando lo sguardo al cielo, imprecando per la sfortuna, aveva visto un crocefisso appeso al muro, proprio sopra al flipper. Si era guardato attorno con fare circospetto. Nel bar, in quel momento, non c’era nessuno. Il barista, nel retro, metteva a posto le casse di birra, quindi era il momento adatto. Era balzato sul flipper, aveva preso il crocefisso e l’aveva messo in tasca. Poi, velocemente come era salito, era sceso, aveva terminato la partita, pagato ed era uscito.

Non vedeva l’ora che arrivasse sera per raccontarlo al padre. E così appena Umberto era rientrato, Renzo con occhi ridenti, aveva esclamato: “Papà, ho portato casa qualcosa come mi avevi detto!”. Poi aveva tirato fuori di tasca il crocefisso. Umberto lo aveva guardato scoraggiato. Poi aveva guardato la moglie Manuela che pendeva dalle labbra del marito e aveva urlato: “Ma alura te se propri un ciula!”. Sei proprio un cretino. Manuela, come sempre le madri, aveva preso le difese di Renzo: “Ecco, ogni volta che Renzo fa qualcosa di positivo, con grande sforzo per le sue meningi, tu lo butti giù; non gli dai mai fiducia”. Umberto cominciava a pensare che forse Renzo non era figlio suo perché troppo ciula. Poi però pensando che una volta ce l’aveva duro, ha cercato di essere comprensivo: “Renzo, io ti avevo detto di portare a casa qualcosa. Ma intendevo il federalismo. Adesso cosa ci facciamo con il crocefisso?”.

Pensa e ripensa, Umberto aveva deciso di telefonare a Calderoli che essendo il ministro alle Semplificazioni riusciva sempre a semplificare tutto. E Calderoli, appunto, gli aveva dato l’idea, la grande idea. “Presenti – aveva suggerito al figlio Renzo – una bella proposta di legge sui crocefissi”.

Renzo era andato nel panico: “Ma cusa l’è sta proposta di legge. Mi son minga bun de fala”. Non ti preoccupare, aveva risposto Umberto: “Te la scrive Matteo Salvini che è l’intellettuale della Regione Lombardia”. E così è stato e Renzo è diventato anche uno che presenta proposte di legge.

D’altronde Renzo è una bella testolina pensante. Spesso ha mal di testa, ma dice sempre cose interessanti. Una volta in un’intervista a Tele Padania aveva affermato che “Dopo mio padre sono il maggiore sogno erotico delle femmine padane” e quando era stato bocciato, per l’ennesima volta, era riuscito a dire, senza scoppiare a ridere: “Mi piace fare le cose come si deve: sono un perfezionista”.

Renzo, classe 1988, a dispetto della sua giovane età, ha grande esperienza politica. Pensate che è stato membro dell’Osservatorio sulla trasparenza e l’efficacia del sistema fieristico lombardo, organismo della Lega talmente trasparente che non si era accorto nessuno che esisteva ed oggi fa parte della Commissione Programmazione e Bilancio e della Commissione Affari istituzionali della Regione Lombardia.

Per quanto riguarda la programmazione lui le sue giornate le programma sempre bene e, soprattutto, programma sempre quando andare alla cassa della Regione a prendersi i suoi 10 mila euro mensili. In quanto agli Affari, quelli li fa suo padre Umberto.

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