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Il coraggio è una cosa

Mentre scriviamo è ancora in corso la 2^ rassegna teatrale “Altri scenari”. Presso la Sala Randone, in via Malta a Siracusa, dal 22 maggio al 30 si susseguono alcuni spettacoli, e repliche il giorno dopo per le scuole, che hanno come attori protagonisti dei ragazzi diversamente abili.
di Donatella Guarino - mercoledì 30 maggio 2007 - 4426 letture

Mentre scriviamo è ancora in corso la 2^ rassegna teatrale “Altri scenari”. Il sottotitolo di questo speciale evento, organizzato dall’associazione Italia Nostra e dall’Assessorato alle Politiche Sociali del Comune di Siracusa, è “Teatro delle diversità. Considerare la diversità portatrice di potenzialità da scoprire”.

Presso la Sala Randone, in via Malta a Siracusa, dal 22 maggio al 30 si susseguono alcuni spettacoli, e repliche il giorno dopo per le scuole, che hanno come attori protagonisti dei ragazzi diversamente abili. Mai come in questo caso questa espressione, che come tante espressioni simili potrebbe apparire retorica, è vera. Infatti i registi dei tre diversi spettacoli – “La ruota del pavone”, Il coraggio è una cosa” e “Tra le mani” - hanno lavorato partendo da loro, dalle loro abilità e da lì hanno montato e costruito spettacoli degni di questo nome.

Abbiamo assistito alla rappresentazione de “Il coraggio è una cosa” diretto da Monica Felloni e Piero Ristagno, con la collaborazione di Giuseppe Calcagno e il coordinamento della prof.ssa Lucia Acerra e dell’attrice Franca Maria De Monti.

Alla mia domanda se è stato difficile lavorare in un contesto simile Piero Ristagno ha risposto: “E’ stato molto semplice lavorare con queste persone, con questi bambini. Potrebbe apparire come una cosa complicata, difficile, ma non lo è perché viene messa in campo la disponibilità delle persone a relazionarsi. Il risultato nasce da una grande considerazione dell’altro”. Alcuni a novembre non erano in grado di fare ciò che ora sono invece riusciti a realizzare. Le abilità dunque non solo sono state scoperte ma anche potenziate.

Lo spettacolo andato in scena è liberamente ispirato alla fiaba “Il fiore più grande del mondo” di J. Saramago e racconta di un bambino che si allontana dal villaggio in cui vive con i genitori. Trova un fiore appassito. E con tanta fatica gli darà l’acqua e quindi la vita. Il fiore cresce a dismisura e alla sua ombra il bambino stanco si riposa. I genitori preoccupati finalmente lo trovano e lo riportano, felici, a casa. Una voce narrante, e gesti e musica. Drappi colorati e lo spazio scenico che si apre come un mondo in un mondo. Pochissime le battute recitate. E’ il linguaggio del corpo a parlare. 16 interpreti (coadiuvati da altrettanti operatori) hanno, per circa un’ora, dato molte emozioni.

E tanti spettatori erano con gli occhi lucidi. Afferma Manuel Moncada “…E’ stato interessante, e molto bello. Non mi aspettavo uno spettacolo così…Non sono pentito di essere venuto a vedere”. E Federica Bordonaro: “Veramente bravi. Lo spettacolo è stato al di sopra delle aspettative”, mentre una sua amica si esprime così: ”Ho avuto un’impressione strana ma positiva. Mi ha colpito la grande collaborazione che mi sembra ci sia stata con gli insegnanti…”. E l’attore Antonio Zanoletti: “Pirandello, vostro conterraneo, dice che la vita è a patto di crederci. Io dico ‘il teatro è a patto di crederci’. E oggi qui ho avuto una lezione su come si fa teatro. Ho imparato come si fa teatro, credendoci”.


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