Il comune di Lecce è stato condannato dal Tar della stessa città per non avere risposto nei tempi prescritti dalla legge a un cittadino che aveva chiesto di installare dei cartelloni pubblicitari per le vie del capoluogo.
Il Tribunale amministrativo regionale di Lecce ha riconosciuto l’illegittimità del “silenzio inadempimento” dell’ente locale e ha ordinato al comune stesso di provvedere entro trenta giorni dalla notifica della sentenza ad accogliere tale istanza.
Importante conclusione della vicenda legata alla richiesta di autorizzazione all’installazione di cartelloni pubblicitari nel Comune di Lecce da parte di un cittadino leccese, in signor D. che il 24 giugno del 2008 aveva presentato regolare istanza secondo quanto disciplinato dalle norme di settore e dai regolamenti comunali vigenti.
Nel silenzio dell’amministrazione comunale, il cittadino, che si era rivolto allo “Sportello dei diritti” dietro consiglio dell’avvocato Veronica De Lorenzi, ha attivato, per mezzo di quest’ultimo, lo speciale rito di cui all’art. 21 bis Ln. 1034/1971, chiedendo al Tar di Lecce apposita tutela contro l’inerzia del Comune che avrebbe dovuto pronunciarsi nel merito, in senso positivo o negativo. Nonostante il presidente della seconda sezione del Tar di Lecce Luigi Costantini avesse, con la sentenza del 23 luglio del 2009, accolto il ricorso presentato e ordinato al Comune di «provvedere sulla istanza del ricorrente nel termine di trenta giorni dalla notificazione o comunicazione in via amministrativa delle presente sentenza», la perdurante inerzia dell’Amministrazione Comunale ha indotto il medesimo Giudice, su apposita istanza dell’avvocato De Lorenzi, a nominare il Prefetto e suo delegato a provvedere in merito.
La dottoressa Sergi, delegata dal Prefetto nella vicenda de qua, ha, unitamente all’ingegnere Mazzotta del Comune di Lecce, avviato una nuova istruttoria, a conclusione della quale l’amministrazione comunale di Lecce ha autorizzato il signor D. a installare cartelloni pubblicitari delle dimensioni di sei metri per tre in viale Rossini, via Pitagora, viale Aldo Moro e via Vecchia Frigole.
L’autorizzazione concessa ha una validità di tre anni dalla data del rilascio e può essere rinnovata per lo stesso periodo con provvedimento espresso dell’amministrazione comunale, così come recita l’articolo 22 del "Piano generale degli impianti pubblicitari pubblici e privati".
Tale autorizzazione, a detta dell’avvocato De Lorenzi, assume un valore importante non solo per il singolo cittadino che, ribellatosi alla perdurante inerzia di un’amministrazione sorda alle richieste partecipative di un contribuente alla vita economica della sua città, ottiene finalmente quanto dovutogli, ovvero il diritto di lavorare seguendo le regole; ma anche per l’amministrazione comunale di Lecce che, grazie all’opera prestata dal commissario ad acta in collaborazione con il personale tecnico del settore urbanistica, si allinea ai dettami non solo della legge nazionale ma anche e soprattutto dei regolamenti comunali che gli impongono un provvedimento espresso, negativo o positivo che sia, nel caso di istanze da parte di privati.
Il termine previsto dallo Statuto comunale per le risposte è di trenta giorni trascorso il quale il sindaco deve dare seguito «per i provvedimenti anche disciplinari di competenza». Serve insomma una nuova mentalità nella gestione della cosa pubblica. Il cittadino ha diritto a una risposta nei tempi previsti dai regolamenti e comunque in tempi ragionevoli. Altrimenti non verrà mai sfatato il luogo comune, banale ma purtroppo molto spesso vero, che vede nell’attività privata l’unica possibilità di efficienza e funzionalità.