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Il collezionismo fai da te: numismatica e filatelia


La speculazione dell’euro nel settore numismatico. A quando lo sboom?
mercoledì 27 settembre 2017 , Inviato da Sergej - 1114 letture

Nei primi anni Sessanta del Novecento, l’Italia fu investita dalla mania del collezionismo. Una nuova generazione di consumatori si affacciava sul mercato, contemporaneamente all’Italia del boom, e i negozi di numismatica e di filatelia furono presi d’assalto. Un mercato che in parte cedette, e fu afflitto da una “bolla” destinata a esplodere; in parte fu governato dalle maggiori case d’aste che si erano affermate sul mercato (una su tutte, Bolaffi, ma anche Marini, Sassone, Vaccari, ecc.) che tentarono con i loro cataloghi di riferimento, di fissare prezzi e dare dei punti di riferimento. Nacquero le “celebrità” del collezionismo: il Gronchi rosa in campo filatelico; la 500 lire con le bandiere "sbagliate", in campo numismatico.

Da fenomeno imitativo delle classi nobiliari (il più grande numismatico del Regno era Vittorio Emanuele III) il collezionismo passò nelle mani della nuova classe privilegiata di provenienza borghese; fino a diventare modello anche per la piccola e media borghesia negli anni del boom economico.

La bolla non durò a lungo, e il mercato entrò in recessione. Parallelamente ai fenomeni inflattivi dell’economia italiana e alla crisi economica degli anni Settanta (del Novecento). Dopo il boom degli anni Sessanta il mercato del collezionismo ha conosciuto una fase di stagnazione se non di regresso prima; e una lenta ripresa. Una fase più matura, se si vuole, dopo l’ingordigia e le speculazioni della fase precedente. Le stesse aziende hanno maturato dalla crisi una maggiore maturità, per l’Italia questo ha significato ad esempio la pubblicazione di uno strumento di riferimento per il settore filatelico come il catalogo Unificato.

Oggi la filatelia sta progressivamente allontanandosi dall’idea del “pezzo decontestualizzato”. E’ una piccola rivoluzione, in linea con i mutamenti culturali provenienti dal mondo dell’archeologia: mentre prima l’archeologia mirava a isolare il “pezzo bello” che diveniva oggetto di venerazione museale e di prestigio per il proprietario (sia esso collezionista che istituzione museale), oggi l’archeologia pensa alla stratigrafia, e al contesto archeologico: si scavano non singole statue ma zone di territorio in cui le civiltà umane, tutte e non solo quelle “evolute”, hanno vissuto in quella data area. Parallelamente in filatelia si è cominciato a guardare non più al singolo francobollo, ma alla busta e al contenuto della comunicazione: si è così assistito al rafforzamento del collezionismo postale, pur continuando a esserci coloro che collezionano il pezzo “immacolato”, il pezzo “viaggiato”, e i pezzi che presentano “errori” veri o presunti tipografici.

Il mercato conosce la crisi derivata dal passaggio del francobollo come unico mezzo di marcatura postale, la nascita dell’email che ha dimezzato i quantitativi di posta scambiati “fisicamente”, la crisi dell’azienda monopolio di Stato (Poste Italiane).

Nel campo numismatico invece l’euro ha fatto riesplodere la passione collezionistica degli italiani. Non subito, ma a partire dagli anni Dieci del XXI secolo e soprattutto in questi ultimi anni. E’ un fenomeno interessante, che varrebbe la pena indagare meglio.

Se il “rimpianto della lira” ha dato il via a operazioni come quella pubblicizzata negli spot televisivi, a cura della Zecca dello Stato (sarebbe il Poligrafico, divenuto da qualche anno a questa parte in teoria una azienda privata), con l’odiatissima presenza della bambina saccente, in linea con la “retromania” di cui parla Bauman (e, nel settore musicale, Simon Reynolds); le stesse Zecche europee hanno ottenuto il mantenimento della propria “marca” sul retro facciale, che in questo modo è allineato con il mantenimento dell’identità nazionale (alla faccia dell’Unione europea). Si sono moltiplicate le emissioni. Tanto più che la Germania ha ottenuto il mantenimento delle emissioni delle proprie 5 zecche federali, così che ogni anno la sola Germania emette 5 monete da 1 euro “normali”, 5 da 50 cent ecc.. Più le emissioni “commemorative” che entrano nella diffusione, più le emissioni “commemorative” e specifiche per collezionisti (ad esempio i tagli monetari da 5 e 10 euro). E’ una grande abbuffata di monete. A cui si affianca il collezionismo delle cartamonete (anche qui, con le varie zecche europee che mantengono la propria individualità di enti emittenti, più edizioni “speciali” di vario tipo).

In tale offerta spropositata di monete, il mercato ha cercato di governare la fame dei collezionisti che desiderano per le proprie collezioni la completezza di emissioni, con prezzi che lievitano in particolar modo per le monete emesse da zecche minori che (teoricamente) sono autorizzate a stampare un numero minore di monete rispetto alle zecche di Paesi maggiori e più popolosi. L’allargamento dell’Unione ai Paesi dell’Est ha dilatato la varietà di queste monete, e le quotazioni hanno cominciato a levitare. Quando per 2 euro del Vaticano o di Andorra o di San Marino i listini mettono come prezzo di vendita 10 o 15 euro, c’è qualcosa di strano in atto. Monete d’uso comune che “valgono” dieci e più volte il nominale con cui sono diffuse. Il mercato è in piena bolla speculativa.

Intanto l’effetto è che masse sempre più crescenti di “massa monetaria” sono sottratte alla circolazione e agli investimenti, con un lento e progressivo danno per le economie. Cosa che non tarderà a risvegliare le attenzioni dei Governi statali.

E dire che numismatica e filatelia potrebbero avere un proprio "senso" al di là dell’espressione fine a se stessa e sterile dell’avido accumulo monetario. Un esempio ci viene dal settore astronomico dove gli astronomi dilettanti si sono ricavati una nicchia interessante, rispetto all’astronomia dei grandi telescopi e radiotelescopi. L’avvento dell’astronomia istituzionale non ha eliminato la funzione degli astronomi dilettanti con i loro tubini amatoriali. A loro viene demandata la segnalazione di comete e altri fenomeni astrali “minori” ma non per questo meno significativi per chi si occupa di astronomia. Così, nel settore numismatico sarebbe stato interessante avviare uno screening di massa volto a individuare i flussi delle monete nelle varie aree geografiche. Vedere in questo modo il “viaggio” che una moneta compie da una data zecca fino a un determinato luogo, individuare i flussi economici dei diversi Paesi ecc. Vedere nei fatti come una economia come quella tedesca abbia inondato tutta l’Europa con la "sua" moneta, ad esempio. ma anche individuare i flussi di monetazione falsa (quanta moneta datata 2002 italiana esiste? quante monete da 1 e 2 euro sfornate dalle zecche napoletane e cinesi?). In questo la numismatica potrebbe avere ancora un ruolo, in attesa che l’avvento della moneta elettronica tagli la testa non solo alla numismatica come psicosi dell’accumulo ma permetta anche (finalmente) un controllo reale e capillare sui flussi economici.

Come alla fine degli anni Sessanta, gli alti prezzi di listino attirano i piccoli “collezionisti”, che si avvicinano alla numismatica con l’animo di chi spera di fare un investimento per il proprio futuro (o quello dei propri figli). Di solito queste speranze sono sempre state smorzate quando la bolla scoppia e lascia un po’ dappertutto assi divelte e cadaveri (sempre i piccoli collezionisti, e le aziende puramente speculative meno attrezzate al lungo periodo) salvo poi riprovarci alla prossima generazione.



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