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Il caimano: recensione partigiana

“Di Berlusconi sappiamo già tutto”, dice lo stesso Nanni Moretti in una scena del film; le frasi pronunciate dal Caimano-Moretti nel finale, le molotov, le bombe di piazza non vogliono sorprendere e indignare ma per una volta ancora di più spingere a pensare.

di Antonio Cavallaro - giovedì 30 marzo 2006 - 6548 letture

Partiamo subito da due considerazioni: gli effetti che il film di Moretti potrebbe avere sulla campagna elettorale e “il finale cupo” che gran parte delle prime critiche al film così definiscono.

Berlusconi e le sue forze di libertà non hanno nulla da temere da questo film, che forse a due settimana dalle elezioni, presta più il fianco a chi fomenta il mito della persecuzione berlusconiana che altro, in un paese come questo che pare essere diventata la versione italiana e reale di “1984”, con un Presidente del Consiglio che di giorno in giorno spinto dalla direzione del vento indica buoni o cattivi, giusti e sbagliati; capace di smentire o dire tutto il contrario di quanto detto in precedenza, con buona pace per la memoria e la dignità del cittadino.

Gli italiani verranno attirati al cinema più dal carrozzone delle polemiche e dalla voglia di vivere l’evento, ma la cosa si fermerà qua. L’elezioni non le deciderà certo il film. Tratto al cinema l’italiano si aspetterà il colpo di scena, l’effetto speciale, la dichiarazione definitiva, ma la storia del protagonista e l’immagine del paese filtrati attraverso l’obiettivo della macchina da presa, probabilmente lo deluderanno.

Il “finale cupo” è la cosa più forte del film, costringendo lo spettatore alla riflessione appena si accendono le luci, ed è in questo intento che va cercata gran parte della forza del film. Lo schermo si riempie di ombre che calano sul paese anestetizzato, sospeso sull’orlo di una meta - realtà, dove le cose peggiori sembrano accadere solo nei telegiornali nel quarto d’ora che precede sport, ricette, tette e culi.

Moretti a suo modo gira e amalgama tre storie d’amore: quello del protagonista per la famiglia, attraverso il suo bellissimo rapporto con i figli e quello altrettanto bello ma difficile con la moglie che lo vuole lasciare; quello per il cinema che tenta di sopravvivere a se stesso, il “grande cinema italiano” incancrenito, stuprato ed asservito al nuovo rassicurante e più remunerativo orizzonte della “grande fiction italiana”, che più si confà all’italiano ormai diventato bestia onnivora televisiva; e l’amore per il paese, espresse da uno sguardo quasi distaccato sulle macerie cadute e quelle che stanno per farlo o potrebbero. Sarebbe sbagliato dire che Il Caimano è un film su Berlusconi, ma è un film sull’Italia che per forza di cose è diventata sempre un po’ di più Berlusconi.

Del Caimano come prodotto filmico resta oltre al finale una prima parte divertente ma raffazzonata, un Silvio Orlando che è una delle poche cose buone rimaste al nostro cinema, assieme alla memoria e i ricordi naturalmente, e poi la prima scena in cui compare Il Caimano, dove una valigia di miliardi sfonda il tetto dell’ufficio piovendogli dal cielo proprio sopra la sua scrivania.

“Di Berlusconi sappiamo già tutto”, dice lo stesso Nanni Moretti in una scena del film; le frasi pronunciate dal Caimano-Moretti nel finale, le molotov, le bombe di piazza non vogliono sorprendere e indignare ma per una volta ancora di più spingere a pensare. Moretti lancia l’amo, il paese è invitato ad aprire gli occhi e destarsi dal profondo sonno in cui è caduto perché il rumore del suo ronfare si è fatto assordante.


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Caro Moretti, per rappresentare la realtà bisogna prima accettarla
23 maggio 2006, di : Andrea Cesaretti

È buffo vedere quanto possano essere diverse le opinioni sul film di Moretti... Personalmente lo ritengo il peggior film del regista. E per una serie di motivi: 1. il film non aggiunge nulla sul "fenomeno Berlusconi", con il risultato di ripetere cose scritte e dette da altri prima di Moretti; 2. la "sfera privata" del film è a dir poco banale, con il protagonista (Moretti stesso?) che non accetta la fine della storia con la moglie con un atteggiamento da bambino dell’asilo. 3. nel film non esiste un personaggio positivo (Silvio Orlando non ha nessun impennata di orgoglio nel finale come ha scritto qualcuno: far condannare Berlusconi è un atto infantile che rivela solo l’indulgenza verso se stessi) o una qualche minima ipotesi di cambiamento: mi dispiace per Moretti ma la realtà non è solo negativa. 4. L’unico momento geniale e in qualche modo rivelatore del "fenomeno Berlusconi" e conseguemente della direzione che sta prendendo la nostra società è la dichiarazione che Berlusconi (quello vero) fa a proposito dei gioielli che era solito regalare alle mogli dei suoi collaboratori: le parole e il modo col quale vengono dette sono un perfetto esempio di cosa sia Berlusconi realmente: un uomo debole, insicuro, che si è autoconvinto di poter fare qualcosa per gli altri. In quest’ottica è così diverso dal resto degli italiani? Il film, paradossalmente solo in questo senso, finisce per rappresentare bene “l’Italietta” sempre più popolata di opinionisti televisivi che di intellettuali onesti. Sembra davvero irresistibile il bisogno di sentirsi parte di un gruppo, di un partito o di una classe culturale. Personalmente non credo che si debba valutare un film sulla base della sua affinità o meno con le proprie idee politiche. Tant è che non amo molto registi - come Moretti - così politicamente dichiarati. Quando si fa questo si perde in libertà e creatività: perchè si finisce per abbracciare un’idea comune come quella che vuole Berlusconi simbolo del male assoluto. E’ un’idea che non mi convince: Berlusconi come qualunque essere umano presenta diverse sfaccettature, capace cioè di cose buone e di altre spregevoli. Dipingerlo nella scena finale con l’aria luciferina dimostra che Moretti non ha per nulla compreso la reale natura del personaggio: quella di un uomo che - incapace di stare bene con se stesso - ha un bisogno costante di sentirsi riconosciuto dagli altri. E più questo bisogno è forte, e più risulteranno evidenti le situazioni di alienazione di cui è vittima. Ma vi rendete conto che stiamo parlando di un tipo che gira con i rialzi alle scarpe, col lifting, e col complesso della calvizie?! ...Bè, per Moretti questo è il diavolo, quello "che ci ha cambiato la testa". Caro Moretti, siamo tutti colpevoli del degrado culturale attuale. Bisogna saperlo ammettere, e "non condannare qualcun’altro".