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Il bisogno di guerra

Quando la crisi economica si fa seria, cominciano le manovre che preparano alla guerra...

di Sergej - martedì 12 marzo 2013 - 2166 letture

Vi è una guerra quotidiana, quella di classe che si combatte giorno per giorno - i padroni con i libri di Marx in mano, i pezzenti in ordine sparso chi fa il furbo e adotta l’ideologia del capo chi fa il ribelle nella speranza di sostituirsi al padrone e così via -, quella di chi si crede più forte nei confronti di chi viene ritenuto più debole - il compagnuccio con gli occhiali alle elementari o la solita donna o il negro o il meridionale ecc. -. Ogni vent’anni fanno le ristrutturazioni di facciata, mettono un po’ di pezze al sistema a causa della crisi periodica che colpisce il tutto. E poi ogni tanto, ci sono le crisi quelle vere, quelle che non si riesce a risolvere neppure mettendo un Ciampi o uno Scalfari a presidente della repubblica. E per queste crisi l’unico rimedio che si è trovato finora è la guerra. Qualche migliaio di morti giusto per partecipare al tavolo dei vincitori, e la cosa è fatta - disse Mussolini l’ultima volta. Ma quando alla guerra si va in ordine sparso, e ognuno fa la sua finisce che la guerra viene anche se non la si vorrebbe proprio - come nel 1914 -. Oggi, in questo mondo orwelliano diviso per potenze continentali, e in cui l’Italia continua a contare quanto la toppa sul sedere di una vacca, un governo dimissionario si permette di fare lo sgarro al Paese con cui facciamo più affari (oltre alla Germania a cui vendiamo l’insalata avvelenata). In assenza di parlamento, che è il nostro organo decisionale, il furbo Monti e il suo attendente Terzi giocano alla guerra internazionale - mostrando a tutti quanto gli italiani siano sleali, e magari con la speranza di consegnare l’ennesima patata bollente al prossimo Governo per la stizza di non essere stati eletti alle ultime elezioni. Questo mentre Berlusconi gioca a fare il Caimano, con in mano la sceneggiatura del film di Moretti, con i suoi fedelissimi pagati che si permettono di occupare un Tribunale della Repubblica - cosa che non risulta essere mai accaduta manco ai tempi del terrorismo eversivo rosso e nero degli anni Settanta dello scorso secolo. Il gioco dello sfascio produce sfascio. Dalla bassezza morale, dalla slealtà collettiva del "tutti contro tutti" non so proprio come se ne possa uscire. A meno che non si pensi a una bella, purgativa e catartica guerra. Una bella guerra che distolga gli animi dai problemi quotidiani, ne crei di nuovi, distragga le menti. Ci terrei però a suggerire quantomeno un nemico che non sia l’India o la Cina, e neppure la Svizzera - potenze notoriamente troppo grosse che magari ci fanno a fette dopo pochi minuti -, penserei più al Liechtenstein oppure ad Andorra. Qualcuno suggerirebbe il Vaticano che è piccolo e per pochi giorni ancora senza capo... Ma purtroppo è difeso da Guardie svizzere arcigne e che menano, e i nostri militari della Folgore non so se sono in grado di reggere a un corpo a corpo con questi crudeli valligiani. In ogni caso, a combattere sarebbe giusto che ci vadano non i nostri giovani e inesperti ragazzi (si sa, bamboccioni e deboli di volontà, assolutamente incapaci di qualsiasi attività). A questo proposito direi di seguire i suggerimenti di Remo Remotti: una bella guerra in cui mandare i pensionati a morì ammazzati e così con una sola roba ci sbarazziamo di tutte le rogne che si sono accumulate in queste ultime settimane.




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