Berlusconi sembra essere giunto a fine corsa. Ipotesi fattiva o parto di pura fantasia?
Tutti danno per sicuro che Berlusconi stia compiendo i suoi ultimi passi nell’agone politico. Sarà così? Credo che un atteggiamento più prudente e realistico sia quanto meno auspicabile. In politica, spesso, desideri e realtà non collimano.
Il punto principale è lo stesso Berlusconi. Agli inizi molti non colsero la novità della sua entrata in politica. E ritengo che stiano compiendo il medesimo errore riguardo una presunta fine di “regime”. Cari miei non conoscete affatto l’indole di Berlusconi. Avete voglia di deriderlo e sbeffeggiarlo. Berlusconi è un combattente di razza. Bisogna avere l’onestà intellettuale di ammettere che gli ultimi vent’anni della nostra storia sono marcati a fuoco vivo dalla sua presenza. Anzi quando gli storici tenteranno di comprendere cosa sia stata questa benedetta “seconda repubblica” saranno concordi nel definirla con un solo nome e cognome: Silvio Berlusconi. Tangentopoli, le stragi di Mafia e l’Ulivo saranno ricordati alla stessa stregua di una notizia in quindicesima pagina.
Quindi, bisogna sviluppare un ragionamento all’inverso. Individuare i punti forti del personaggio per capire su quali terreni contrastarlo. E’ fin troppo facile brandire gli strumenti dell’anti-berlusconismo. Strumenti massimamente logori. Strumenti, fra l’altro, che non fanno ritornare al voto quei milioni di cittadini indifferenti. L’indifferenza al voto mica si combatte esacerbando gli animi… Essa va diluita con una strategia progettuale e di responsabilità nazionale.
Quali, pertanto, i punti forza di Berlusconi? Egli è – sicuramente – l’unico sulla piazza che sa interpretare la pancia della Nazione. Pancia della Nazione che molti non conoscono. Per arroganza o incapacità? Sta di fatto che altri si perdono in lunghe e noiose elucubrazioni metafisiche. Berlusconi ha, diamogli atto, la capacità di addivenire al dunque. Portandosi appresso impressionanti legioni di voti. In tutti questi anni ha dimostrato doti di straordinario organizzatore politico. Mentre gli altri hanno saputo semplicemente fare e disfare in continuazione. Con lui la comunicazione politica nel nostro paese ha subito un processo di profondo rinnovamento. E’ in possesso di non comuni doti di stare sempre al posto giusto al momento giusto. Il paradigma sentire-semplificazione-organizzazione-comunicazione-istrionismo rappresenta il profilo del personaggio Berlusconi. Una strategia di contrastro al Berlusconismo passa da un lavoro costante sui succitati punti. L’obiettivo è quello di strappargli la nota dominante sull’agenda del paese. Ci si riuscirà?
Ho la sensazione che anche nel futuro lui giocherà un ruolo fondamentale. Il dopo-Berlusconi passerà da un Berlusconi quanto mai attivo e partecipe alla vita politica e sociale del paese. Infatti, non è pensabile una sua “defenestrazione” improvvisa. Per agevolare la fase del passaggio bisogna coinvolgerlo. Così da eliminare possibili ed indesiderati effetti collaterali. Cerchiamo di affrontare la situazione con realismo, suvvia!
Anche perché dobbiamo capire se ci sono elementi di reale alternativa per costruire il dopo. Ossia un’alternativa in grado di arrivare alla pancia della Nazione e far ritornare al voto milioni di cittadini schifati dalla politica. Se non si chiuderà il cerchio dell’alternativa ritengo più che probabile una continuazione dell’esperienza politica di Berlusconi in veste di Premier. Gli elettori, molto più realisti di certi politici, si faranno due conti e preferiranno Berlusconi perché viene considerato come un cavallo vincente. Lo voteranno persino “turandosi il naso”.
C’è un’alternativa? Un’alternativa che abbia come caratteristiche precipue la concretezza e il realismo? Questo è il bandolo della matassa. A prima vista non c’è molto. Tutto sembra liquefarsi in una palude indefinita con poche certezze tangibili.
Il Pd appare un partito isolato. Non riesce ad attirare l’interesse dell’elettorato. Men che meno di altri partiti e/o movimenti politici. Sembra in mezzo a un guado. Da un lato ha lo schieramento centrista e dall’altro la sinistra radicale. Chi scegliere per creare un fronte coeso e presentabile? Questo è il dramma di un partito che ha abbandonato la vocazione maggioritaria di Veltroni. Intuizione davvero encomiabile poiché avrebbe permesso al Pd di essere la casa della sinistra. In più il Pd non graffia. Non da messaggi di sicurezza e plausibilità politica. Arriva con bella frequenza in ritardo su tutto e non ha il senso della realtà.
Passando alla sinistra radicale, essa sconta due peccati originali. E’ espressione di un mondo vissuto nel passato. Inoltre, crede che le sue indubbie qualità movimentiste possano trasformarsi automaticamente in voti. Si tratta sempre di una porzione minoritaria del corpo elettorale. Più adusa ad un orientamento alla minoranza che alla maggioranza. A mio parere la parcellizzazione dell’offerta politica della sinistra radicale (Idv, Grillini, Sel, Comunisti, Verdi…) è di fatto un handicap serissimo per avere reali possibilità di affermazione nell’agone politico italiano. A parte il discorso su Vendola. Egli è un valore aggiunto eccezionale. Necessita - attenzione - di non farsi imbrigliare dallo storico settarismo del suo fronte. Deve giocare un ruolo in campo aperto.
Infine, abbiamo il centro. Un cantiere in piena attività. Rutelli. Fini. Casini. Montezemolo? Ho molti dubbi che possa uscire qualcosa di consistente da un incontro di fortissime personalità che non hanno certamente interessi convergenti. Troppi galli nel pollaio... In apparenza sembrano simili. Tuttavia in politica è più facile costruire alleanze con persone provenienti da differenti sensibilità politiche che da quelle attigue. Essere simili non è quasi mai un buon viatico per costruire ipotesi di viaggio in comune. Fino ad ora il terzo polo è più un parto di notisti politici. Nella gente sì c’è un anelito a un terzo polo, ma più come scelta disperata visto i disastri compiuti da Pd e Pdl. La disperazione non è una modalità vincente per costruire un progetto politico.
In sintesi, cosa abbiamo? Poco. Davvero poco. Un Pd imbambolato. Una sinistra radicale minoritaria. Un terzo polo espressione di pii desideri. E con questi strumenti che vogliamo invitare Berlusconi a farsi da parte? Ho l’impressione che il dopo-Berlusconi, se ci sarà, sarà un periodo contraddistinto da tonalità afferenti al buio.
Poi vorrei far osservare un particolare che sfugge ai più. Il “Porcellum” – la legge elettorale attualmente in vigore – impedisce a qualsiasi terzo di poter vincere le elezioni. Infatti, Calderoli ha pensato bene di escogitare un’ideuzza semplice semplice quanto efficiente. Se la coalizione di maggioranza relativa ha più del 35% dei voti conquista automaticamente 340 seggi alla Camera dei Deputati e il 55% dei Senatori. Cosa vuol dire questo? Che quel 20% di premio di maggioranza al Senato, calcolato su base regionale, ruba una percentuale analoga al resto dei contendenti. E comunque solo i secondi possono approfittarne in caso di sconfitta del primo schieramento politico. I terzi, per avere qualche speranza, devono avere voti in percentuale vicina ai secondi. Orbene, sia la sinistra radicale che il terzo polo riusciranno in così poco tempo ad attirare ampie messe di voti? Non lo credo. In breve, i terzi possono avere reali speranze di successo in caso di modifica della legge elettorale. Altrimenti si cullano in pericolose illusioni. Breve parentesi. Il "Porcellum" ha strane simigliuanze con la Legge Acerbo del 1923 che consentì a Mussolini di impadronirsi del controllo della Camera dei Deutati e del Senato del Regno.
L’alternativa, in sede di conclusione, parte da un semplice voto. Quello per ratificare una nuova legge elettorale che certifichi il fallimento del bipolarismo e sappia coniugare rappresentatività e governabilità secondo nuove sensibilità. Per dare risposte concrete. Dannatamente concrete. Finalmente.