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Il Vitalizio. Chiude la stagione 2006-07 dello stabile con la novella di Pirandello riadattata da Andrea Camilleri

Il connubio di due grandi maestri siciliani come Luigi Pirandello e Andrea Camilleri, in questa messa in scena de “Il Vitalizio”, è un’ ulteriore prova di come la narrativa isolana possa essere fonte di nuovi possibili modelli di validissima drammaturgia.
di Liliana Rosano - mercoledì 13 giugno 2007 - 3724 letture

Il connubio di due grandi maestri siciliani come Luigi Pirandello e Andrea Camilleri, in questa messa in scena de “Il Vitalizio”, è un’ ulteriore prova di come la narrativa isolana possa essere fonte di nuovi possibili modelli di validissima drammaturgia.

In questo caso, con grazia e ironia, Andrea Camilleri affonda la penna dentro la scrittura pirandelliana, di cui si è ampiamente nutrito, trasponendo sulla scena un racconto straordinario per la capacità di esprimere tematiche esistenziali, sotto una forma leggera, divertita e malinconica.

Il Vitalizio è la storia di una nascente borghesia siciliana fatta di parvenu, come il commerciante Michelangelo Scinè, che vuole diventare proprietario terriero escogitando il metodo del vitalizio, cioè di un versamento mensile nelle mani dei piccoli proprietari terrieri, che in cambio dovranno abbandonare e cedere subito la loro terra.

Spinto dall’avidità, il commerciante spera che i proprietari non sopravvivano a lungo, di modo che egli pagherà la terra meno del suo valore reale. Come tutto lascia presagire, essi morranno presto, tranne Maràbito, protagonista d’eccezione interpretato dal bravissimo Riccardo Garrone, che, nonostante qualche inflessione dialettale romana di troppo, dà al personaggio una certa leggerezza e ironia che rendono il tutto godibile e piacevole.

Lo spettacolo, firmato dalla regia di Walter Manfrè, conta su un ampio cast di bravi attori, e sulle belle musiche e testi di Carlo Muratori, qui interpretate dal vivo dagli stessi attori, che sono sempre prova di una ricerca musicale raffinata e attenta al patrimonio siciliano.

Sullo sfondo, una Sicilia pirandelliana arida e brulla, dove la logica malinconica di Pirandello, attraversata dall’intelligente ironia di Camilleri, offre al pubblico una favola paradossale, emblematica e gioiosa


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