Il popolo del Sud non sa contenere la propria gioia per essere finalmente al centro dell’agenda politica della nostra Nazione
La lieta notizia è giunta, forse a reti unificate, in tutta la Nazione. Lo Stato si occuperà del Sud! Notizia che sicuramente passerà alla storia. Di certo, gli italiani del secolo xyz apprenderanno sui libri di scuola, se ancora entrambi continueranno ad esistere, che durante l’anno di grazia duemilanove dopo Cristo la nostra Nazione ha deciso di passare il “Rubicone” e di affrontare con raro cipiglio i millenari problemi di un Sud dove Gesù Cristo si è fermato a “Eboli” e un po’ ovunque a dir il vero.
Non è possibile raffigurare in modo compiuto la nostra contentezza. Il nostro stupore. Dio o le divinità, dipende dal credo religioso di ognuno di noi, avevano creato il Sud d’Italia a immagine e somiglianza del paradiso. Anzi nessun luogo sulla terra era più vicino al divino come il nostro Sud. Ricordate il “Grand Tour”? La storia ha poi intrapreso un percorso diverso rispetto ai disegni divini. Eventi che capitano. Dio o le divinità provvedono, ma c’è sempre lo zampino del caso a sovvertire piani definiti nel minimo dettaglio.
Il Sud sembrava destinato a perdersi nei meandri di un’infinita “via crucis”. Una “via crucis” composta da infinite stazioni dove il nostro dramma trovava appropriato luogo di rappresentazione. Ricordare il dramma del Sud è rileggere tutte le criticità di un processo unitario iniziato nel 1861 che non ha mai risolto alcunché dei problemi pregressi e in fieri. Sulle spalle del Sud si è giocata un’indecente partita al ribasso ondeggiante fra la rassegnazione delle popolazioni dell’Italia Meridionale e la sostanziale indifferenza dello Stato centrale. La rassegnazione ha spinto il Sud nella morsa di una pericolosa deriva morale che gli ha impedito di possedere la giusta autorevolezza per pretendere un vero riscatto. Nel contempo l’indifferenza di Roma ha operato su due versanti antitetici. La repressione per annullare il problema. Il flusso della spesa pubblica per sopire le possibili rivolte sociali.
Ora tutto sembra destinato a cambiare in modo drastico e definitivo. Il Sud ritornerà ad essere quell’Eden pensato negli imperscrutabili labirinti del divino. La c.d. “età aurea” è davvero a portata di mano. Di colpo il Sud, da palla al piede della comunità nazionale, diverrà il fulcro della Nazione Italica. L’avvenire dell’Italia si giocherà da Gaeta in giù. O era il Garigliano?
Capite la nostra contentezza?
Riusciamo a farvi capire il nostro stupore?
Siamo in grado di capire quanto ci sta accadendo?
Va da sé che l’ottimismo è il sale della vita. Quindi, smettiamola con il pessimismo, l’autoflagellazione, il senso di sfiga e la circospezione per lasciarci travolgere dalla novità. Il potente flusso della storia finalmente passa vicino a noi.
Vicino quanto?
E’ possibile, di grazia, ipotizzare anche una data?
Stiamo domandando troppo?
Il giorno dopo il domani?
O la settimana prima di Natale?
Quisquiglie. Ammettiamolo. Dobbiamo essere ottimisti. Point!
E’ un’occasione storica. Abbiamo l’obbligo di non lasciarcela sfuggire. Per una volta che siamo attori protagonisti e con semplici comparse. Mille pensieri si accavallano nella nostra mente in questi frangenti.
Cosa faremo con questa inondazione di spesa pubblica?
Abbiamo un modello di sviluppo del Sud?
Su quali assi primari si strutturerà?
Si è pensato a come unire le specificità territoriali all’interno di un coeso progetto sinergico?
Chi deciderà come spendere?
Il Sud avrà un ruolo in tutto questo?
Come rapportare il Sud in un quadro di relazioni internazionali?
Quello che sarà realizzato sarà utile per le giuste aspirazioni del Meridione?
Interrogativi significativi e di molteplice natura. Certo, minuzie se si considera la portata storica dell’evento. Dobbiamo agire seguendo l’incessante effluvio di ottimismo che sta dilagando per le contrade di un assolato e assonnato Sud. Quanto ne abbiamo bisogno! Dico, di ottimismo…
I. Tuttavia, vorrei invitarvi a un momento di riflessione. Sia ben chiaro. Non intendo in nessun modo guastare la festa per il lieto evento. E’ un avvenimento che apre il cuore alla speranza. Migliora la nostra percezione dell’avvenire. Diamine!
A mio parere è necessario evitare, in ogni modo, che la speranza in fase di potente palingenesi nei nostri cuori si trasformi nell’ennesimo dramma per il Sud. Sapete la storia del Sud sedotto e abbandonato. Solo la ragione e la morale possono fugare ogni senso di timore e rendere “sangue e carne” quanto pianificato.
La ragione deve essere la modalità operante che sovrintende all’implementazione concreta della speranza. Deve, in sintesi, permetterci di discernere l’utile dall’inutile. Ossia riconoscere nell’intervento “x” quelle caratteristiche capaci di aggiungere un’unità di marginalità al contesto generale. Contesto generale che significa benessere diffuso e per tutti. La ragione deve giocare il ruolo di variabile indipendente che stabilisce le reali priorità in seno alla “check-list” degli interventi da realizzare. Questo nell’ottica di far comprendere che siamo capaci di spendere con oculatezza. Molti ci considerano tutt’oggi delle cicale aduse a giochetti clientelari dove la mafia ha giocato facile. Di pura rimessa.
Dall’altro versante è essenziale il ruolo della morale. Si vuole dare una spallata agli atavici problemi che affliggono il nostro Sud? Il problema centrale e indifferibile risiede in un autentico riscatto morale dell’intero Meridione. Un riscatto che deve tendere all’affermazione di una diffusa cultura del senso civico. Senza senso civico non è minimamente ipotizzabile costruire un modello di convivenza civile dove tutti sentono profondamente la responsabilità delle loro azioni. Il senso civico deve far piazza pulita della nomea che ci siamo fatti noi del Meridione. Una moltitudine di esseri in grado di chiedere elemosina e di alleggerire il pubblico erario. Dobbiamo dimostrare di aver imparato l’amara lezione impartitaci dalla storia. Vogliamo essere per una volta attori consapevoli della nostra storia? Allora la dignità deve essere considerata come l’abito morale del nostro agire quotidiano. In tutti i sensi.
Vorrei terminare l’intervento con alcuni dati che ritengo significativi.
II. Secondo uno studio di Vision and Value/London School of Economics del 2007 commissionato dalla Commissione Europea e dal Governo Italiano nel periodo 2000/2006 il Sud d’Italia ha ricevuto ben 51 miliardi di contributi europei. Quali risultati sono stati ottenuti?
Abbiamo assistito a un incremento del Pil nel periodo 1999-2005 del 1,23% mentre in altre zone dell’Unione Europea si è raggiunto l’1,96%.
Il tasso di occupazione è passato dal 45 % del 1999 al 45,9 % del 2006. Nello stesso periodo si sono registrati valori medi comunitari che si attestano da un 62,2 % di partenza a un 65,1 % finale.
Il totale delle giornate di presenza in Sicilia per un turista si attesta attorno a un anemico 2,9 contro il 7,5 del Centro-Nord.
In Calabria gli enti pubblici locali hanno destinato lo 0 per cento del Pil alla ricerca e all’innovazione! La Lombardia va verso il due.
Una domanda vorrei porre all’attenzione di voi lettori. Chi ha gestito questi fondi? Ho il timore che siano gli stessi che da settimane ci stanno ubriacando di storielle come il Partito del Sud e amenità simili.
Di recente lo Svimez ha presentato un rapporto dove si evince che ben 700.000 persone hanno lasciato non volontariamente il Sud per cercare altrove la giusta affermazione alle proprie esigenze di vita e professionali.
E pensare che qualcuno aveva affermato che l’emigrazione al Sud si era di fatto interrotta! Presumo che si tratti delle stesse persone che hanno “amministrato” i fondi comunitari e stanno progettando un grandioso avvenire per il Sud d’Italia.
Il fatto più preoccupante è che la maggior parte di queste 700.000 persone è costituita da giovani provvisti di una media-superiore formazione scolastica. Quando un territorio non investe sulle forze nuove ed anzi le espelle che futuro si può immaginare? Una risposta è per lo meno attesa.
In sede di conclusione non vorrei che il Sud un giorno si svegliasse da tale sovraesposizione ancora più povero con i soliti noti sempre al loro posto di comando ed i soldi in libera fuga verso il “progredito” Nord. Il risultato sarebbe una desolata landa priva di vita e meno che marginale all’interno dei processi dinamici internazionali.
Accidenti, vi ho rovinato la festa. Stavate per festeggiare, giustamente, stappando bottiglie di ottimo prosecco italiano. Ca va sans dire. Non sono stato rispettoso del clima di ottimismo dilagante. Ho peccato. In parole, opere e omissioni? Scusatemi. La prossima volta cercherò di rispettare il “canone” imperante.