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Il Sogno eretico di Caparezza

Una delle caratteristiche dell’album è la durata delle canzoni che superano quasi tutte i quattro minuti, però senza mai cadere nella ripetitività
di leonardo di stefano - martedì 26 aprile 2011 - 3539 letture

Caparezza, al secolo Michele Salvemini, è un poliedrico cantautore italiano. Il giovane molfettese incomincia presto a dedicarsi al mondo della musica, e già nel 1995 partecipa al festival di Sanremo, nella categoria “giovani”. Il primo nome d’arte del cantautore pugliese fu “Mikimix” e in questo periodo, che và da metà anni 90 al 2000, crea musica minimale e canzoni melodiche. Mikimix non riesce ad avere successo, quindi cambia nome, si lascia crescere capelli è pizzetto ed incomincia a scrivere nuova musica.

Il primo album di Caparezza, nome che in pugliese descrive un uomo dalla capigliatura riccioluta, esce nel 2000 e s’intitola “?!”. Il livello delle composizioni riesce ad avere i consensi del pubblico che numeroso partecipa ai concerti del cantautore di Molfetta (BA). Caparezza divenne famoso nel 2003, grazie ad alcuni singoli di grande successo come “Fuori dal tunnel”, “Il secondo secondo me”, “Vengo dalla luna”, tutti singoli tratti dall’album “Verità supposte” del 2003. In particolare, per quanto riguarda il brano “Fuori dal tunnel”, quest’ultimo divenne un vero e proprio tormentone estivo ballato in tutte le discoteche, nonostante il pezzo volesse esprimere un’accusa contro la grande macchina del divertimento notturno che impone a tutti di svagarsi allo stesso modo. Dopo il grandissimo successo dei primi due album, Caparezza si afferma con merito nel panorama musicale italiano, sfornando sempre album di successo e consenso di pubblico e critica, album come “Habemus Capa” del 2006, “Le dimensioni del mio caos” del 2008 ed il suo ultimo album “Il sogno eretico”.

“Chi se ne frega della musica!” ci dice Caparezza nell’incipit del suo ultimo album “Il sogno eretico”. E invece a Capa la musica interessa e come, ovviamente: il bersaglio in questo pezzo è però l’ipocrisia che regna attorno al mondo della sua professione, e che coinvolge un po’ tutti: discografici, fan, ma soprattutto gli stessi artisti. Insomma, sin dalla prima traccia dell’album si capisce che il rapper/cantautore pugliese non è cambiato di una virgola. Non è cambiato lo stile della sua musica, che per quanto ricca di contaminazioni è pur sempre rap, e non è di certo scomparso il suo gusto per l’invettiva sociale, la satira politica e il surreale. Questo ultimo lavoro è un inno all’eresia, sia essa religiosa o culturale. Ecco gli “eroi” di Michele Salvemini che hanno pagato con la vita le loro convinzioni, finendo immancabilmente nelle mani del boia: Savonarola, Giovanna D’Arco, Galileo Galilei, tutti messi in fila, accomunati da un destino poco fortunato.

Una delle caratteristiche dell’album è la durata delle canzoni che superano quasi tutte i quattro minuti, però senza mai cadere nella ripetitività, ed anche variando il tono della musica che in questo suo album assume un nuovo ruolo. Tra hip hop e reggae, tra hard rock e folk con alcuni spezzoni di musica classica, Caparezza ci parla del suo “Sogno eretico”, di una Italia che si occupi dei suoi contenuti e non della sua immagine, senza corruzione, e onesta, cosa che purtroppo resta solo una utopia. “Il sogno eretico” è insomma un disco che conferma pienamente lo stile di Caparezza, l’amore per la contaminazione musicale, la satira politica ed uno sguardo un po’ malinconico su ciò che potrebbe essere il nostro paese, e invece non lo è. Cosi come ci viene raccontato in “Goodbye malinconia”, pezzo eseguito con Tony Hadley degli Spandau Ballet, in cui viene cantato: “cervelli in fuga, capitali in fuga, migranti in fuga da bagno asciuga, e malinconia terra di santi subito è sanguisuga. Il paese del sole in pratica oggi è il paese dei raggi u.v.a, non è l’impressione, la situazione è più grave di un basso tuba”.


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