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Il Sikula persevera!

Qualche giorno fa i ragazzi del Sikula Reggae Festival hanno lanciato online il documentario sul " Sikula per una notte" . Un’edizione del festival ridotta ma piena di contenuti e significati. Ve lo proponiamo. Inoltre abbiamo intervistato Lino Quartarone, presidente dell’associazione La Locomotiva, promotrice del Sikula. Con lui abbiamo parlato delle difficolta che il festival raggae più a sud d’Europa trova nella sua fase organizzativa, e delle propospettive future per questa manifestazione...

di Tano Rizza - sabato 30 ottobre 2010 - 4432 letture

Qualche giorno fa i ragazzi del Sikula reggae festival hanno lanciato online il documentario sul " Sikula per una notte" . Un’edizione del festival ridotta ma piena di contenuti e significati. Ve lo proponiamo. Inoltre abbiamo intervistato Lino Quartarone, presidente dell’associazione La Locomotiva, promotrice del Sikula.Aveam già chiaccherato con lui prima dell’evento adesso con Lino tiriamo le somme di quest’evento, e parliamo delle difficoltà che il festival raggae più a sud d’Europa trova nella sua fase organizzativa, e delle propospettive future per questa manifestazione.

Come siete riusciti ad organizzarlo?

Anche questa volta abbiamo dovuto sudare parecchio, soprattutto negli ultimi giorni, perché anche per qualche ora di spettacolo ad ingresso gratuito, senza campeggio, senza insomma mettere su il Sikula Reggae Festival, abbiamo dovuto fare i conti con la commissione spettacoli e con tutta la burocrazia che ne deriva, acquisendo la licenza della Questura qualche ora prima dell’inizio concerti. Per dare il senso dell’attenzione che genera, quando mettiamo in moto la macchina organizzativa, Arci La Locomotiva ed il Sikula vi fornisco delle informazioni inconfutabili. In agosto 2010 Rosolini ha ospitato il concerto di Antonello Venditti (più di 40.000 persone). Era dovuta per legge la convocazione della commissione spettacoli provinciale; non è stata convocata neanche la commissione comunale che per l’edizione 2010 si è riunita solo per noi. Due pesi e due misure.

Quante gente è arrivata? e come erano gli umori?

Hanno partecipato con entusiamo più di mille persone; seguitissima sia l’area culture con la presentazione del libro di Gioacchino Genchi sia l’area concerti con i dj, i sound e le reggae band. Nel periodo estivo anche solo per un giorno avremmo triplicato le presenze. Spero che del positivo riscontro chi è deputato ad amministrare il nostro territorio ne tenga conto. Le sensazioni sono state simili a quelle vissute durante l’edizione 0 del Sikula (1999).. una ripartenza!!!

Adesso tutti s’aspettano il SRF 2011, magari nel suo classico formato: 3 giorni di musica e cultura in cava a Rosolini. che speranze hanno gli amanti del SRF che questo accada? e quali sono le difficoltà maggiori per voi a livello organizzativo?

Il Sikula Reggae Festival è un fantasma che si aggira per la Sicilia e così come è avvenuto in passato potrebbe essere che si materializzi nuovamente nell’estate del 2011. Le difficoltà non riguardano l’aspetto organizzativo e neanche il macchinoso aspetto burocratico e amministrativo su cui siamo abbastanza preparati, bensi l’aspetto economico-finanziario. Con l’edizione appena trascorsa abbiamo iniziato un rinnovato percorso basato sulla sinergia e sulla complementarietà tra gli enti pubblici su diversi livelli (regione, provincia, comune). Cosa possa concretamente generare tutto ciò per il 2011 è ancora presto per poterlo dire; dobbiamo certamente aspettare i risvolti dell’ormai incancrenita crisi ed involuzione politica che impegna molto i nostri politici così come si evince osservando una qualsiasi tribuna politica.

Il Rototom, maggior festival reggae d’Europa, dopo 16 anni ha fatto le valige e lasciato l’Italia. Che ne pensi di questo? e che analogia vedi con le continue difficoltà che vi pongono all’organizzazione del SRF?

La matrice avversa è la stessa ma si manifesta in modi abbastanza diversificati. Per annientare il Rototom sono ricorsi all’alibi sapientemente messo su con l’interpretazione della legge Giovanardi-Fini che in sintesi attribuisce ad un’organizzazione la responsabilità penale delle azioni del pubblico fruitore dell’evento organizzato (se il pubblico usa sostanze stupefacenti sei tu organizzatore il responsabile e ne paghi le conseguenze). Se poi è un evento reggae l’equazione è ancora più immediata: promozione culturale reggae = istigazione all’uso delle droghe. Per quanto riguarda il Sikula non avendo una tale finezza intellettiva e legislativa operarono con l’arma populista, demagogica e bacchettona del luogo sacro, incarnata a dovere da alcuni esponenti dell’ambito politico-religioso in soccorso dei quali entrò mamma burocrazia (pericoli incendi e mancanza delle vie di fuga). L’ostruzionismo sappiamo però che può presentarsi sotto altre forme (cavilli burocratici, un non adeguato sostegno economico in un panorama tangibile di sprechi, ecc) Risultato: il Rototom lascia un contesto depauperato emigrando per uno di respiro europeo, il Sikula Reggae Festival essendo diabolico…. persevera.

Qui il documentario di Franscesco Di Martino sul "Sikula per una Notte", che si è tenuto alla Cava di Corce Santa a Rosolini (SR), l’11 settembre 2010


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