Un articolo di Rattus Norvegicus, che ha visitato il Linux Club di Roma, alla Garbatella.
Qualche sera fa ho avuto il piacere di visitare il Linux Club di Roma. Il
megalocale, situato nella vecchia area industriale dell’Ostiense, si
innesta in una tradizione ormai ventennale di centri di produzione
culturale di massa. Locali come "Il classico", "il caffe’ latino",
"l’alpheus", concentrati nell’ area postindustriale, sono evoluzioni
progressive di un circuito di tendenza nato nel segno di un equilbrato mix
di interessi privati e pubbliche virtu’: affari miliardari e sconti
comitiva. Tutto sommato un dispositivo felice, particolarmente idoneo alle
esigenze dei giovani della metropoli: il ciclo della produzione
immateriale si innesta sulle fabbriche dismesse e la circolazione degli
artisti emergenti e’ supportata da un flusso incessante di carta moneta.
Sullo sfondo il lavorio di menti illuminate dalla sociologia delle
comunicazioni di massa s’accoppia a quello dei palazzinari di terza
generazione: Linux club e videopoker, San Precario e Vegas. Canovacci in
Mezza Roma.
Volevate il postmoderno? Eccolo.
Un amico della mia adolescenza, figura di spicco dell’associazione
promotrice, ci ha pazientemente guidato attraverso le architetture
avveniristiche del locale, tra videoproiettori, spazi didattici, numerosi
PC e uno sterminato bancone per birre di qualità e cocktail dai colori
vivaci come piume di pappagallo.
«Linux,» mi ha spiegato con un sorriso, «è sulla strada della libertà. Va
bene alla destra come alla sinistra».
«Come la torta della nonna», m’e’ sfuggito di rimando mentre fissavo le
vetrine del bancone.
Poco dopo scandisce il celebre motto stallmaniano: «free-software non vuol
dire "birra gratis"».
«Mi sembra del tutto evidente...» rispondo innalzando a mo’ di benedizione
una pinta pagata sette euri.
Uscito dal locale, mi sono ritrovato a passeggiare per la Garbatella con il
mio amico Merrillo, ragionando insieme su quella che, in modo spicciolo, ci
piace chiamiare eterogenesi dei fini. La Garbatella nasce nei primi anni
venti come "borgo marinaro", ma il progetto del porto fluviale sul tevere
non verrà mai realizzato. Oggi, a distanza di oltre ottant’anni dalla
"posa della prima pietra", la Garbatella diviene qualcosa di simile ad un
grande villaggio culturale e accoglie parti dell’ Università di Roma tre,
il Linux Club, lo storico cinema Palladium, che restituito agli antichi
splendori dalla lungimiranza della giunta capitolina, presenta rassegne di
videoart, teatro sperimentale e rock progressivo.
Passeggiando per i lotti della Garbatella ho intuito il senso vago ma
persistente di una sintonia tra l’utopia socialista di Owen e Howard * ("la
citta’ giardino") e il software libero. Mi è parso di coglierlo in quella
metafora del linguaggio come architettura cittadina che, proposta
originariamente da Wittegenstein, non ha smesso di catturare
l’immaginazione di filosofi e linguisti: il linguaggio come «un dedalo di
stradine e di piazze, di case vecchie e nuove, e di case con parti aggiunte
in tempi diversi; il tutto circondato da una rete di nuovi sobborghi con
strade diritte e regolari, e case uniformi». Non si riesce proprio ad
immaginare un luogo migliore della Garbatella per il Linux Club. « Non e’
vero, Merrillo?»
«Grunt...»
L’ecologia della mente dovrebbe partire di qui: germinazione spontanea e
pianificazione cosciente. Non e’ forse proprio la "dialettica" tra
Cattedrale e Bazaar a caratterizzare lo sviluppo del pinguino ?
Di più. La concezione del linguaggio come rizoma metropolitano rivela in
filigrana il punto di intersezione tra la teoria dell’evoluzione di Gould e
la grammatica trasformazionale di Chomsky.
Detto in modo grossolano: si tratta del nesso, delicato e sfuggente, tra
biologismo e cognitivismo. «Non ti pare, Merrillo ?»
«Grunt !»
«Chetti mugugni ?»
Pungolato dall’irritazione per la mia retorica, il merrillo-pensiero
finisce con il tracimare. E’ come il Tevere in piena. E straripa. L’area
industriale, il mattatoio, la metro, i locali, i mercati generali, vengono
travolti dalla furia intellettuale di Merrillo. Al riparo, sulla loggia del
"Pincetto" di Piazza Brin, fisso attonito la devastazione sottostante.
«Abbiamo il Linux Club, la benedizione di Mariella Gramaglia, le interviste
a Stallman su "la repubblica" e una pletora di professori e politici, ma
siamo il paese che ha dato il minore contributo allo sviluppo del pinguino.
Tutti cantastorie come te, Rattus, che nonostante tutte le tue
elucubrazioni, non hai mai schiodato da Windows. Ma il problema non e’
nemmeno questo. In fondo non ha molta importanza cosa e’ stato fatto e chi
ha fatto cosa. Conta molta capire cosa si fara’ in futuro.
Io sono disposto ad ammettere che il software libero "va bene alla destra e
alla sinistra" non me ne scandalizzo come fai tu. E sai perche’ ? Perche’
significa che destra e sinistra sono parole ormai vuote di significato,
prive di qualsiasi aggancio al reale. Quello che veramente mi domando e’ se
queste operazioni commerciali o politiche siano consapevoli del baratro su
cui stanno penzolando. La verità è che il Pinguino batte in breccia il
concetto stesso di proprieta’ intellettuale e rinnova l’orizzonte del
pensiero politico collocando l’etica al centro della discussione. Quando
questa gente spinge sul pinguino lavora al laboratorio della propria
distruzione. Ne sono consapevoli ? Ne ’siete’ consapevoli ?»
Balbetto.
«No, perche’ se ne fossero consapevoli, avrei autentica stima nei loro
confronti. Si trattarebbe di un lavoro encomiabile. Scavare un solco dentro
il campo avversario. Ma se viceversa pensano in questo modo di ricucire lo
strappo che il Pinguino rappresenta, di pacificare il conflitto che
innesca, beh, allora non sanno quello che fanno. E gli apprendisti stregoni
sono destinati a farsi male.
Ad ogni modo, quello che davvero conta e’ verso dove si muove questa
corrente. C’e’ tempo per nuove eterogenesi dei fini. Se un borgo marinaro
puo’ diventare un centro culturale si puo’ pensare che una tendenza possa
trasformarsi in un laboratorio di produzione.
Il lavoro da fare allo stato attuale, sarebbe quello di uscire con proposte
di programma. E’ troppo tempo che gli sviluppatori si concentrano sulla
realizzazione di versioni free software di programmi di office automation.
Il passo successivo sarebbe costruire versioni free software di programmi
di informatica sociale in rete. E’ la vocazione del pinguino fin
dall’inizio, e bisognerebbe rispettarla. Si realizzassero meno
wordprocessor e piu’ sistemi online come meet-up o il bookcrossing
rivisitato, le possibilita’ di estendere la filosofia del pinguino
all’intero ambito di produzione culturale e, direi, alla vita di tutti i
giorni, prenderebbe concretezza. Ecologia della mente. Come dici tu.»
( * )
Ebenezer Howard, studioso inglese di problemi urbanistici nato a Londra
nel 1850. Militante socialista dal 1879 emigra negli Stati Uniti a ventuno
anni dove trova lavoro come stenografo a Chicago. Resta particolarmente
colpito dall’idea di cooperazione rappresentata nel libro di E. Bellamy sul
movimento cooperativistico americano: "Looking backward 2000-1887". Nel
1898 pubblico’ "Il futuro della citta’ giardino" dove sono esposte le sue
idee. Nello stesso anno fonda una societa’ la "Garden city and townplanning
association".
E infine uscimmo a rimirar le stelle.
Log off and out in the blue.
L’articolo di Rattus Norvegicus è stato diffuso nella lista di Rekombinant il 17 luglio 2004.