Il PD, utile solo per cambiare


Il direttore del Centro di Formazione Politica Prof. Nicolo Pasini (già da noi intervistato) ci espone una sua originale tesi riguardante l’utilità del Partito Democratico
giovedì 4 ottobre 2007, di Emanuele G. - 408 letture

Qual è il senso del convegno organizzato dal CFP in occasione dell’apertura del II semestre 2007? Innanzitutto che questa avventura ‘bislacca’ del PD è positiva. Al di là della vicenda delle liste che ha lasciato molti morti sul campo (fotografando quello che già esiste e poco più), come già ribadito in più riprese a partire dal 18 giugno, la nascita del PD sta imponendo un nuovo modo di concepire la politica italiana. Non tanto per le manifestazioni di Grillo (ricordate la parabola di Di Pietro e Cofferati?), quanto perché il PD sta prendendo coscienza, e sul serio, che la stagione dell’Unione è alle spalle.

Finalmente! diciamo noi che l’abbiamo sempre detto. E, con buona pace del governo, della sua sorte e forse anche della lunga stagione politica di Romano Prodi. In effetti, anche Prodi è il frutto di un’anomalia tutta italiana, dove un non leader di nessun partito diventa presidente del Consiglio… Noi invece necessitiamo di un partito che abbia in mente un’agenda politica ben precisa, aperto alla società, e il cui leader sia anche il candidato per la premiership. Dal 15 ottobre vedremo se tale auspicio si potrà realizzare.

In secondo luogo, noi pensiamo che il PD non andrà molto lontano se fallirà nella parte più dinamica della società italiana. Noi vogliamo scommettere su un PD non relegato alla marginalità del sistema politico lombardo-veneto, così come è successo negli ultimi 15 anni. Se è vero che la Lombardia e Milano sono lontane dalla politica, e lontane anni luce dalla politica del centrosinistra attuale, l’occasione del PD deve essere un’opportunità di mutamento. Sia nell’affrontare le politiche con nuovi strumenti e con un nuovo vocabolario, sia nel prendere in considerazione - se non si è autosufficienti - anche alleanze oggi non proponibili. Una cosa è certa, nulla sarà come ora. Noi ci contiamo, altrimenti perché tanta fatica per lasciare che tutto rimanga tale e quale?

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