Promosso da Cinecittà Luce-Filmitalia,si è concluso da qualche giorno anche a Budapest presso il cinema Puskin, in concomitanza con le altre sedi ospitanti di Bratislava e Cracovia, la IX edizione del Mittel Cinema Fest.
Tra le pellicole in programma vanno ricordate: ”Una vita tranquilla” di Claudio Cupellini con un il sempre ottimo Toni Servillo, “La fine è il mio inizio” di Jo Baier,testamento spirituale di Terzano Terzani, ”Una sconfinata giovinezza” di Pupi Avati e quella che per originalità e profondità lascia più il segno: “Il primo incarico” di Giorgia Cecere.
“Il primo incarico” attende Nena, giovane maestra salentina, in un borgo sperduto nel Sud dei primi anni ’50 .
Il suo primo personale traguardo professionale espone però alla dura prova della lontananza, una storia d’amore che la giovane sta vivendo con un coetaneo con cui condivide un sentimento importante ed una raffinata sensibilità ma anche una distante appartenenza sociale ed economica.
Nonostante la realtà umana e sociale della nuova destinazione sia difficile da maneggiare, il coraggio e la determinazione di Nena hanno la meglio sulla grettezza della comunità contadina presso la quale si stabilisce e su quella dei bambini a cui deve insegnare, oltre che a leggere e a scrivere, anzitutto a comunicare.
Malauguratamente le cose si complicheranno presto sia nell’ambito di lavoro, a causa di un’incontro che cambierà la sua vita, che nel paese d’origine dove lei si reca per le vacanze scolastiche. Solo la maturità e la forza di carattere permetteranno alla giovane donna di inventarsi un diffile ma concreto, nuovo inizio.
Oltre alla eccellente misura della Ragonese-Nena, nel film di Giorgia Cecere è la capacità a vari livelli evocativa del film ad accaparrarsi l’attenzione del pubblico. Da un’efficace essenzialità nell’ uso del sonoro (musica, rumori della natura, fonemi degli indigeni...silenzi) che amplifica la portata narrativa e l’intensità del racconto alla fotografia di un Sud aspro, coloratissimo e selvaggio nella sua primitiva cultura rurale, nei cieli e nelle rocce, nella vegetazione e nei volti tipici di chi deve far quadrare sopravvivenza quotidiana e umana dignità. E i contrasti sono forti anche all’interno della tipologia dei personaggi, nei pregiudizi incrociati dei diversi strati sociali entro i quali vivono e nelle modalità con cui i destini mutano, imprevedibilmente, per tutti.