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Il Dolmen di Avola

Il porticciolo di Ognina, la spiaggia di Fontane Bianche, la Tonnara di Avola, il Dolmen di Avola, i mosaici della villa del Tellaro. Veloce escursione nel siracusano in cerca di emozioni.
di Piero Buscemi - mercoledì 1 gennaio 2020 - 1041 letture

Non occorre andare troppo lontano se si sente il bisogno di soddisfare l’istinto e il richiamo al mistico del passato, di ciò che è stato. Di ciò che sarà per sempre. Il contatto generazionale con chi ha vissuto nei luoghi che si pongono davanti al nostro cammino, con chi ha posto le basi della storia che, spesso impunemente, ripercorriamo senza apprezzarne i nobili contenuti. Con chi ha visto lo stesso mondo ma con occhi diversi, assaporando il gusto di una natura che sapeva ancora esternare la voglia creativa che ha trasmesso nei millenni nell’umile uomo che aveva solo il compito di custodirla.

In Sicilia si hanno innumerevoli occasioni per ristabilire questo contatto, sottovalutato, a volte deriso e disprezzato, come un legame di disagio dal quale liberarsi. Abbiamo scelto le località a sud di Siracusa, come altre volte ci è capitato di fare, per questa nostra modesta ricerca di luoghi da liberare dalla polvere arrogante dell’uomo moderno che dimentica.

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Porticciolo di Ognina

Un breve salto al porticciolo di Ognina ad ammirare questo fiordo situato a una decina di chilometri dalla città. La mattinata di fine dicembre non ha impedito di gustare quel tepore che, a queste latitudini, riscalda ancora l’aria concedendo al visitatore di deliziarsi al sole davanti ad un mare cristallino. La zona sfruttata specialmente in estate è un luogo di interesse archeologico, nella quale è presente una torre di avvistamento di epoca spagnola e alcune vasche di calcificazione. Percorrendo la strada statale 115, uscendo da Siracusa e indirizzandosi verso sud, le indicazioni stradali indicano prevalentemente le vie intersecanti che conducono alle più note località turistiche dell’Arenella e di Fontane Bianche. Molto lacunose rimangono i cartelli che dovrebbero enfatizzare quelle di interesse storico-archeologico.

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Fontane Bianche

Giunti a Fontane Bianche, qualche chilometro più a sud, si può notare il percorso inarrestabile del processo di erosione che interessa da diversi anni questi litorali. Le immancabili costruzioni che si spingono fin sopra la spiaggia, alcune utilizzate anche come ristoranti e case vacanze, hanno stravolto il mito di una delle attrattive più conosciute del comprensorio siracusano. L’accesso a quello che una volta era un paradiso di spiaggia dorata finissima, delimitata dal mare e dalle scogliere bianche che spingono la fantasia a pensare a luoghi di impronta britannica, è diventato un’esclusiva di improvvisate proprietà private o di sfacciataggine dei visitatori, come lo siamo stati noi che, incuranti di cartelli di divieto di accesso, ci siamo inoltrati fino alla spiaggia, o quanto di essa è rimasto, costretti a documentare una piccola baia delimitata da transenne indicanti pericoli di crollo.

Spingendosi ancora più a sud, in zona di Avola, un’altra ispirazione britannica è stata stimolata dalla nostra visita al Dolmen presente in zona. Per giungervi, all’altezza dell’ospedale di Avola che vi troverete sulla destra, una stradina sterrata a sinistra è indicata da un segnale turistico che indica il Dolmen. Non troverete altre indicazioni e trovare il sito archeologico è più legato alla casualità e alla fortuna del momento. Per aiutare i lettori, a circa metà del percorso di questa stradina, che in fondo conduce fino al mare, sulla destra un piccolo slargo ospita un cartello informativo con una breve didascalia sulla storia del Dolmen.

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Cartello informativo

Osservando oltre il cartello, un sentiero scosceso tra canneti e macchia mediterranea vi mostrerà il Dolmen. Premettiamo che, nonostante il sito sia lasciato del tutto incustodito, non è molto agevole avvicinarsi. Una sorta di laghetto, alimentato dalle recenti piogge, impedisce di raggiungere ed osservare da vicino la costruzione megalitica. Alcune costruzioni moderne fanno da sfondo al sito, rendendo l’immagine bizzarra. Un sentimento di abbandono e di scarso valore a questa testimonianza storica con il passato invade la sensibilità del visitatore.

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Vegetazione sulla via d\’accesso al Dolmen

La costruzione sembra sprofondata sul terreno friabile ed accidentato, rendendola molto più bassa di quanto fosse originariamente. Diventa difficile riuscire a ridisegnarne l’originaria architettura, invasa dalla vegetazione presente. Un’altra delle tante occasioni perse per rivalutare il territorio siciliano consegnato nelle mani di chi, in ambienti che dovremmo avere la cura di mantenere quasi incontaminati, crede in un rilancio turistico concedendo, o chiudendo più di un occhio, davanti allo scempio e all’edificazione senza criterio di case estive per le quali, chiunque si arroga il diritto di rivendicarne una proprietà privata.

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Il pantano davanti al Dolmen

In zona, più precisamente nel vecchio borgo della marina di Avola, i resti di un imponente costruzione in pietra di tufo troneggia davanti una piccola baia. E’ la Tonnara di Avola, considerata una delle più grandi della Sicilia sud-orientale. Rientra tra il patrimonio marino della provincia di Siracusa che vanta anche le tonnare di Santa Panagia, di Vendicari, Marzamemi e Portopalo di Capo Passero, costituendo una sorta di itinerario storico-turistico che meriterebbe di essere riqualificato. Le condizioni di abbandono sono scontate e ci auguriamo di averlo reso meno traumatico con le nostre immagini.

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Tonnara di Avola

Spingendosi ancora più a sud, abbiamo coronato la giornata con la visita alla Villa del Tellaro. Di questo sito archeologico Girodivite se n’era già occupata nel 2008, in occasione dell’apertura in coincidenza con l’inaugurazione del nuovo tratto autostradale che ha spostato la Siracusa-Gela fino a Noto (vedi articolo "Mosaici" del 18 marzo 2008). Rispetto alla nostra precedente visita, abbiamo registrato la stessa carenza di segnali informativi, basti pensare che il viottolo che conduce alla masseria che ospita i mosaici, presenta un cartello quasi invisibile della grandezza di un foglio A4, che invita la svolta a destra per raggiungere il sito. Per il resto, una copertura metallica protegge adesso i pavimenti musivi che, nonostante i vari danneggiamenti collezionati negli anni, riescono ancora ad emozionare il visitatore con le scene raffigurate, tra tutte le scene di caccia, simili a quelle della Villa del Casale a Piazza Armerina. La caratteristica di questa villa è la realizzazione della masseria tra il 1700 e il 1800, che tenne nascosta la villa romana per secoli, fino al 1971 quando furono avviati lavori di restauro che fecero emergere l’antica costruzione sottostante. Molti reperti sembrano siano stati trafugati, come la stessa ricostruzione degli eventi è descritta su una stele appesa a uno dei muri dell’edificio che ospita i mosaici. Una descrizione curiosamente scritta solo in inglese, dalla quale abbiamo appreso che la Guardia di Finanza negli anni ’60 notò strani movimenti notturni nei pressi della masseria, che rivelarono il saccheggio dei reperti.

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Mosaico Villa del Tellaro
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Mosaico
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Particolare del mosaico

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