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Il Delta Saxphone Quartet; condivisione e creazione di musica contemporanea

Il Delta Saxphone Quartet è una delle realtà più apprezzate sulla scena della musica contemporanea mondiale. A Catania hanno tenuto un workshop dove, trenta elementi hanno suonato assieme in un’atipca orchestra. Intervistiamo due partecipanti per capire meglio il lavoro svolto dal quartetto inglese

di Tano Rizza - mercoledì 23 marzo 2005 - 6854 letture

Il Delta Saxphone Quartet è una delle realtà più apprezzate sulla scena di sassofonisti mondiali. Inglesi, fondano il loro progetto nel 1984 diventando, un punto di riferimento assoluto nell’ambito della musica contemporanea. Divulgatori instancabili di musiche innovative; s’inseriscono, a pieno titolo, in quelle schiera di musicisti che, fanno del loro lavoro una mission per lo sviluppo e la diffusione della musica negli ambienti più disparati. Il quartetto ha calcato i più importanti palchi mondiali. Collaborando inoltre con nomi come; Dave Osborn, Mike Westbrook, Tim Ewers, Steve Martland, Gavin Bryars e tanti altri.

A Catania, hanno suonato al Teatro S.Giorgi all’interno delle iniziative Etnafest. Il 18 Marzo gli abbiamo ascoltati ed apprezzato il loro lavoro che si è svolto seguendo due linee direttrici; la loro esibizione e il risultato del workshop. Ricordavamo che il Delta Saxphone Quartet è impegnato attivamente nella diffusione della musica. In quest’ambito a Catania hanno formato un workshop dove musicisti, proveniente dalle più disparate esperienze, si sono incontrati con il quartetto per un progetto pedagogico-musicale con sviluppi assolutamente sorprendenti.

Un metodo d’insegnamento, il loro, con un’esperienza ventennale, che ha consentito a migliaia di persone di avvicinarsi alla musica e salire su di un palco. A Catania a rispondere al loro progetto sono state venticinque persone che armate dei loro strumenti si sono, per tre giorni, messe a disposizione del Delta Quartet. Lezioni teoriche e pratiche, tre gruppi di studio, e tanta pazienza per creare una composizione musicale formata da ben 25 elementi musicali .

Un’orchestra assolutamente atipica quella che abbiamo visto sul palco del teatro S.Giorgi che, ha tirato fuori dei propri strumenti un’originale Workshop piece. Basterà una breve sintesi degli strumenti in questione per far capire l’originalità della loro creazione. A suonare insieme: un coro di tre voci, violino, tromba, tre flauti, due clarinetti, due fagotti, quattro sassofoni, tre chitarre elettriche, una chitarra acustica, un’arpa, tastiera, pianoforte, un basso elettrico, un contrabbasso, una batteria e tre percussioni. Elementi coordinati dai componenti del Delta Saxophone Quartet: Chirstian Forhalw, Pate Wyman, Gharet Brady e Chris Caldwell.

L’interesse di Girodivite all’evento è stato forte, e, per saperne di più, abbiamo invitato in redazione due partecipanti del workshop. A rispondere alle nostre domande sono, Emanuele Venezia e Vincenzo Tabacco, le due chitarre elettriche di quest’originale orchestra.

Come si è sviluppato il workshop?

- Emanuele - Il workshop è durato tre giorni, due giorni di lavoro in sala e uno di prova generale sul palco. Sei ore al giorno per un totale di dodici. La prima parte era dedicata a tecniche di recitazione e ad amalgamare il gruppo, venticinque persone, che non si conoscevano tra loro. Esercizi di gruppo e tecniche teatrali moderne che, hanno avuto lo scopo di farci conoscere tra di noi e creare un primo feeling.

Qual è stato il ruolo del Quartet?

- Emanuele - Scopo principale era quello di farci sviluppare il senso dell’armonia e della coordinazione sia a livello musicale che mentale. Poi si è passati ad un secondo livello, dove ad essere interessata a stata la ritmica. Attraverso l’utilizzo di canti ritmati indiani dovevamo liberarci delle restrizioni mentali.

- Vincenzo - Peter ha avuto nei nostri confronti un approccio ben definito. Ha cercato, attraverso questi esercizi, di farci svuotare di tutte le nostre emozioni. Fin dal primo giorno, per arrivare a questo scopo, ci faceva fare “ i cretini”, in pratica, ci faceva sciogliere le mani, i piedi, sedere in cerchio, cantare in maniera ritmata facendo partire dei piccoli cori. Un approccio tipico della scuola inglese ed americana, in modo tale che chi suona all’interno dell’orchestra si trovi allo stesso livello mentale, e in secondo luogo, per affrontare senza paure il pubblico.

Com’è nato il pezzo che avete proposto sul palco del S.Giorgi?

-Emanuele - Ogni membro del workshop proveniva da esperienze musicali differenti ed individuali. Il quartet ci ha diviso in tre gruppi; le parti elettriche e le percussioni, gli archi e i piani, e i fiati. Ci hanno dato due scale e due tonalità sul quale lavorare per realizzare una melodia. Ci hanno dato un’ora al giorno per sviluppare una melodia e poi a fine giornata ogni gruppo faceva sentire il suo pezzo.

-Vincenzo - La loro esperienza gli permetteva di capire subito, ad orecchio, se la melodia che avevamo sviluppato era incastonabile con quelle degli altri due gruppi di lavoro. La maggiore qualità del Delta Quartet sta nella costruzione pedagogia dei loro pezzi, la capacità di poter costruire qualcosa in venticinque persone e far uscire da questa composizione un qualcosa sensato. In questo sta tutta la loro grandezza di musicisti.

Cosa avete appreso da quest’esperienza?

-Emanuele - Sicuramente l’aver capito quanto sia importante la ritmica alla base di un pezzo. Magari quando si suona si pensa prima alla melodia, invece è fondamentale prima stabilire una ritmica e in seguito basarsi su di questa per la realizzazione del brano. In secondo luogo, abbiamo capito quanto difficile è suonare in un’orchestra e, quanto una minima parte possa influire nella realizzazione della realizzazione del complesso armonico dell’esecuzione.

Com’è stata l’esperienza del palco, un palco da musica classica come quello di un teatro?

-Vincenzo - Un palco molto diverso da quel rock, impostato per un’orchestra quindi piena di gente e strumenti. C’era tanta confusione ma, in questo marasma generale di strumenti, persone, di menti e d’anime e venuto fuori questo gran pezzo “Treedaysmusic”.


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