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Il Clown è rito e mito

...la "strada invisibile" che si chiede di percorrere al clown è rappresentata dalla sua capacità di esporsi al divino ...
di Enzo Maddaloni - domenica 15 aprile 2018 - 6384 letture

Il lavoro di ricerca del proprio clown è un rito sacro perché trae le sue origini dalla liturgia, dalla preghiera, dalla fede.

Il lavoro che ci si impegna a fare ha a che fare con il "pericolo", con la "fatica", con il "sacrificio", perché come persone civilizzate abbiamo perso il senso dell’autoironia.

Ogni giorno siamo costretti a metterci maschere perché in fondo abbiamo paura di sacrificarci per riprenderci il potere di ridere di noi.

Il clown, il suo viaggio, non lo realizza camminando in orizzontale, ma in verticale; lui è un’acrobata d’altezza!

Egli, non può restare prigioniero della sua vita visibile, perché ha bisogno di liberare ogni suo potenziale invisibile.

Ogni parte visibile della nostra vita è già nota e resta il testo che tutti possono sentire e vederci recitare ogni giorno.

Per questo la "strada invisibile" che si chiede di percorrere al clown è rappresentata dalla sua capacità di esporsi al divino (ed in tal senso verticale), perché questa è l’unica strada che lui stesso potrà scoprire per essere felice e così trasmetterla a chiunque assisterà al suo passaggio.

Il significato della differenza tra fare il clown ed essere clown si racchiude in questo ri-proporsi, ricercarsi e ritrovarsi, attraverso questo "cammino verticale" che si trasforma esso stesso in rito. Non fare come se fossi, ma credere, avere fede in "se".

La sacralità del clown sta in questo piccolo e semplice precetto: cercare la propria verità, prima di poterla comunicare agli altri, è ri-creativo, perchè la nostra è sempre una "crisi di presenza".

Ciò significa dotare il clown dei "propri strumenti" e con essi, delle infinite possibilità che la vita gli offre (ci dà).

In tal senso credo che che sia giusto sfatare un "falso mito": essere clown è far bene all’altro(!?).

Se riflettete ciò ci renderebbe di nuovo prigionieri di una aspettativa, farci apprezzare dagli altri, al contrario il compito di un clown è quello di essere - prima lui - semplicemente felice, ultimo degli ultimi.

Perché? Ma, gli ultimi saranno i primi.


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