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Il Clown Nanosecondo ed il suo gabbiano smarrito...

Non sapevo come aiutarla per farla salire sullo scoglio, quando ad un tratto un onda, un po’ più grossa, la spinse tanto da farla sedere in un sol colpo affianco a me............

di Enzo Maddaloni - mercoledì 30 settembre 2009 - 4212 letture

Nanosecondo- Carissimo Mercuzio, angelo mio, sai ho fatto un sogno l’altro notte. Ero diventato un Gabbiano e volavo in alto mare senza nessun punto di riferimento. Mi ero smarrito. Ad un tratto poi, in lontananza nuvoloni neri accompagnati da saette enormi e paurose, e tuoni altrettanto terribili mi facevano tremare tutto dalle ali alle zampe.

Mercuzio- A me da bambino hanno insegnato a conoscere il mormorio delle nuvole, lo stridore delle comete che impaurivano gli abitanti della terra e a non temere il lamento pauroso del vento nelle serate invernali perché dovevo volare per vivere ……

N- Poi sono riuscito finalmente a volarci intorno e mettendo la coda al vento mi sono fatto spingere fino ad uno scoglio che è apparso quasi per magia. Non era molto grande ed il mare. agitato dalla tempesta. ogni tanto mi faceva schizzare onde e schiuma bianca sulla testa. Mi sembrava un diluvio.

M- Vedi la differenza tra noi angeli e voi umani……..noi voliamo per vivere, voi vivete per volare e volate solo per magia, incanto o fantasia.

N- La cosa strana è che avevo un anello nella zampetta sinistra che fischiava con il soffio del vento in maniera diversa, a seconda di come orientavo la zampa. Ero un gabbiano smarrito, in mezzo ad una tempesta, su uno scoglio in mezzo al mare. Mi sembrava un incubo.

M- E continui ad avere incubi alla tua non tenera età. Mi sa, Nanos, che ti sta succedendo qualcosa di strano e di abituale per gli uomini. Cose che capitano agli uomini nelle ‘notte maliconiche’…notti terribili con colori foschi, pensieri cupi che annunciano ‘il miracolo’ della vita .

N- Ad un tratto ho sentito un lamento. Era una Sirena che cercava anch’essa di salire sullo scoglio, era esausta. Si vedeva che aveva nuotato da parecchio nella tempesta e non ce la faceva più. Mi sembrava smarrita anche lei, anzi no era ferita alla testa. Si aveva una brutta ferita alla testa, due grosse cicatrici sanguinanti.

M- Eccola! La sirena “adgnosco veteris vestigia flanmmis” ….conosco i segni dell’antica fiamma …..sospirava Didone alla vista dell’amato-straniero Enea spossato dalla fatica e dai pericoli del mare periglioso e nemico. .

N- Non sapevo come aiutarla per farla salire sullo scoglio, quando ad un tratto un onda, un po’ più grossa, la spinse tanto da farla sedere in un sol colpo affianco a me. La situazione mi sembrò anche un tantino imbarazzante. Ma tanto è, che dovevamo salvarci in due dalla tempesta.

M- Sono gli dei che si divertono con i mortali creando pericoli, disavventure, ostacoli per fargli credere, ingenui, che “per aspera ad astra” cioè che nelle difficoltà si arriva fino alle stelle. Perchè a te sembra di colpo di essere già al famoso settimo cielo, nevvero?

N- Cosi lei si presentò: "Ciao, mi chiamo Seirà". Mi parlo dei suoi amori e delle sue ammalianti avventure. Sapevo che le Sirene sono esseri marini, dal temperamento malevolo, che sfruttano le loro doti di seduzione sessuale, mostrando la parte superiore del corpo, per attrarre ignari giovani marinai, ed ucciderli trascinandoli nel mare, ma io ero un Gabbiano che male mi avrebbe potuto fare se parlavo con lei? - mi chiesi - nessuno?

M- ‘Seirà’ che bel nome e che bella fantasia! Ma un po’ di storia non ti fa male, caro Nanos. Le sirene erano la personificazione dei torridi giorni canicolari, quando Sirio (da qui il loro nome) dardeggiava senza pietà nel cielo infuocato; erano vampiri, demoni di calore, di putrefazione, di voluttà, di lussuria. L’Ellade, però, le rivesti di forme nuove, diede loro cuore e vesti verginali; le spedì in occidente in cattiva compagnia…..Ma vedo che continuano ad usare le vecchie armi e che ti hanno colpito con il loro migliore colpo….il colpo di sole.

N- Ma che colpo di sole era nuvolo Mercù, e parlando con lei sentivo odore di morte. Sapevo che le Sirene, se non riescono ad uccidere, si uccidono esse stesse. Lei mi parlò che si trovava in quella condizione perché aveva cercato di uccidersi, ma non ce l’aveva fatta a compiere il gesto sacrificale, poi aveva visto lo scoglio e si era avvicinata per cercare di salvarsi.

M- A benedetto o maledetto scoglio! Ricordati però che poeti e filosofi ,dopo Omero, insistettero sempre più sulle sembianze e gli attributi umani delle sirene, sul fascino e il mistero della voce, del canto e sulla bellezza dei lineamenti. Tu sappi che comunque sono creature speciali con una loro identità e natura superiori agli uomini per sentimenti, intelletto e soprattutto passione creatrice, amorosa e poetica.

N- Mi raccontò, appunto, che stava cercando di ammaliare con il suo canto un giovanotto strano ma che questi all’ultimo momento si era involato con uno strano arnese tra le mani, che tra l’altro faceva un baccano della miseria, sembrava una moto, mi disse: “Il mio canto era reso nullo dal frastuono del motore di quella moto

che partì di colpo…” continuando il suo racconto "..lo stesso giovanotto, in lontananza, vidi che si era tramutato in uccello. Mi sembrava un gabbiano."

M- Nanos……Con le sirene si può convivere solo se si è in possesso di magia, fantasia, poesia, canto e soprattutto sogno.. “Una volta le sirene sfidarono le Muse ad una gara di canto, poesia e musica; ne uscirono battute e le Muse vollero ornarsi con le penne delle avversarie sconfitte. Chi non è tentato di vedere in questa leggenda la vittoria della musica del canto, della poesia sulla improvvisazione primitiva di un canto naturale e arcaico ?

N- A questo punto pensai ma fa che sta parlando di me? Ma io sto solo sognando e che c’entra tutta sta storia adesso. Mi stavo innamorando di una ragazza che mi aveva cercato di ammaliare con le sue parole, senza immaginare che fosse una Sirena pronta ad uccidermi? Dovevo stare attento! Mi dissi tra me e me. Se avesse compreso che ero io mi avrebbe potuto uccidere all’istante, anche adesso che stava parlando con me Gabbiano - senza saperlo -, anche se ferita e quasi in agonia?

M- Attento agli artifici, alle visioni, che voi umani considerate strumenti femminili tout court! Le sirene greche infatti vengono raffigurate con i caratteri dell’eterna giovinezza e attrazione femminile: se ne stanno sugli scogli circondati dal mare con la lira in mano, o sorgono dalle acque lucenti, percuotono i cimbali e scompaiono. Nel loro mito ci sono quella indeterminatezza, distanza e discrezione che rendono possibili le interpretazioni più diverse e costituiscono il fascino di molte altre concezioni greche, che non sono il prodotto di una mente sola, ma formano una specie di complesso poliedrico, che riflette i vari strati delle culture sovrapposte : forme belle ,ma evanescenti .E un po’ il mondo femminile in assoluto con gioie e dolori che tanto intrigano gli esseri umani….

N- Carissimo Mercurio io non ci capisco più niente aiutami mi so proprio perso e non so se in un sogno o è realtà ed a questo punto devo pensare che già so morto?

M- Morto …ma perché mai? Tramortito sì ma piacevolmente credo. Quello che noi immortali invidiamo in voi uomini è proprio la possibilità di sentire il ‘piacere’, l’eros’ oltre al dolore. L’uomo nei momenti migliori della sua vita ha grande necessità non solo di creare miti e divinità a sua somiglianza soprattutto per viverli con intensità e passione. E, poi gli uomini sono gli unici essere umani che inventano consapevolmente le loro finzioni e hanno il coraggio di chiedere agli altri l’approvazione e il loro parere.

N- Ma è vera sta cosa che l’attraversamento dell’acqua è la prova necessaria per il passaggio tra due livelli di realtà, quello profano e quello sacro e che quindi la natura mi sta mettendo alla prova e che le anime dei defunti sono raffigurate da uccelli? Quindi il mio Gabbiano non nient’altro che la raffigurazione della mia anima (persa) ed il mio corpo si è trasformato in uccello perchè io già so morto e non me ne sono ancora accorto?

M- La morte non è argomento serio per le nostre finzioni e i nostri inganni. La morte è purtroppo una cosa molto seria per giocarci su con la fantasia o l’inganno. A noi il compito di trovare buoni e belli argomenti per ingannarci. Questa dei due livelli è buon argomento per ‘i filosofi’ a cui noi abbiamo dato il gusto e il senso di creare labirinti mentali con cui giocare alla ricerca dell’essenza, dell’eternità e di Dio. Ma tu ,Nanos, hai scelto la strada dei Clowns che è più leggera e seria di quella della Civetta di Minerva che ha l’ardire di voler insegnare agli uomini a saper guardare nella notte della mente degli uomini con la pretesa di scoprire la verità una volta per tutte. Io ti consiglio di restare nel tuo corpo di bianco gabbiano vivo negli occhi e leggero nel corpo anche nella folle pretesa o il coraggio di volersi confrontare in amore con una sirena ammaliatrice e conturbante. In un momento di riposo spossato su uno scoglio di fortuna e in un momento di pausa del suo volo del sogno e della fantasia per portare consapevolezza e gioia ai poveri umani intristiti nelle doloranti e appesantite prove della loro difficile e sempre più complicata vita terrena.

N- Sto già passando in rassegna su questo scoglio la mia vita?

M- Bene! Approfittane per rivedere la parte bella del film della tua vita e raccontala con sentimento, amore e passione alla povera e bella sirena che ti è capitata tra le mani. Non annoiarla con pensieri forti e pesanti …ricordati che è un essere umano e marino e che predilige la leggerezza e la liquidità alla solidità e rigidità umana.

N- Questo mondo così strano che vedo solo adesso racchiuso in questo fazzoletto di scoglio sperduto anch’esso in mezzo al mare ed alla tempesta, come può rappresentare per un attimo tutte la mia vita quello che ho fatto, detto e scritto finora, sull’amore, sulla gioia e sulla bellezza della vita, e non comprendere ancora come tutto ciò ha un rapporto con la morte.

M- Ancora con la morte !Ma voi uomini perché confondete o meglio avete il cattivo gusto di volere sempre mettere assieme amore e morte? Questo che stai vivendo è una esperienza tipicamente d’amore. Fatto unico e irripetibile nella vita di un essere umano. E, allora è con l’amore che devi confrontarti …giocare la tua partita a scacchi umana troppo umana. In questa tua esperienza amorosa confluiscono altri motivi e suggestioni: Orfeo sta per la poesia, o in genere per l’arte; Ulisse per la curiositas: le due principali risposte alla seduzione intellettuale operata dalle sirene. Tu vuoi una vita poetica o una vita curiosa. Un mio consiglio spassionato: lascia ai filosofi la curiosità, il dubbio, il sospetto. Tu avendo trovato nelle pieghe della tua anima ‘il clown’ che sonnecchiava in te continua a inforcare la tua ‘moto del tempo’ e se riesci a convincere la tua sirena prova a portarla con te per un bel viaggio tra le nuvole che lei non conosce. Ma mi raccomando non promettergli “il viaggio definitivo e assoluto della sua vita. Sono animali essenzialmente fisici e non amano la metafisica.

N- Certo, un mare in burrasca, uno scoglio dove sono Gabbiano con a fianco una Sirena che si è cercata di uccidere perché ha fallito il suo compito, mi fa sperare che l’acqua del mare e della pioggia, che qui continua a cadere scrosciante e impetuosa, possa mettere fine a questa sofferenza ed al più presto si ponga lo stesso scoglio come un ponte per l’aldilà. Ecco adesso ho paura e spero che presto possa ricomparire l’arcobaleno..

M- L’arcobaleno è già dentro di te …non aspettarlo dall’esterno. Il tuo vero arcobaleno è la sirena che è ti è capitata di incontrare e che per ora, per necessità o volontà è sullo scoglio con te, gabbiano spossato, affaticato e triste. Le piogge e i temporali passano sempre e gli scogli sono il luogo su cui ti tocca vivere il più bel sogno della tua vita amorosa ‘hic et nunc’ (qui e ora)….non trasformare mai un luogo di vita concreto in un ponte mentale o irreale. Trasforma questo piccolo scoglio nel tuo giardino del tuo Eden …..vivilo profondamente sapendo che non c’è nessun Dio che possa migliorarlo o annullarlo tranne che nelle mitologie religiose. Questo lo puoi fare solo tu in piena libertà e volontà.

N- Certo io vorrei riuscire a volare ancora come Clown con la mia moto del tempo e mi va bene anche come Gabbiano, ma vorrei andare verso una nuova vita. Mi hanno detto che c’è un’isola che si chiama dei Beati, ma per andarci non ho capito come fare.

M- Pinzillacchere, fanfaluche e fantasie per bambini. Non ci sono isole felici e meno che meno strade percorribili e segnate da altri .”Hic est Villanoviana di Etruria (Pontecagnanus) est nisi deficias animo aequo” La felicità è dove ti trovi a vivere Villanoviana ...se non ti manca la tranquillità o l’equilibrio dell’animo.

N- Comprendo che l’evoluzione della mia specie, come uomo intero, come clown, non può che passare senza forzature tra la conoscenza, la memoria dell’acqua e la forza tentatrice del sesso ammaliatore che poi t’uccide, ma possibile che l’amore sia morte e non, assenza di morte? Ho è questa l’assenza di morte? il non amare ma essere uccisi dall’amore. La sirena è il mezzo che mi potrà far conoscere l’amore?

M- La sirena, come qualsiasi altra esperienza, può essere anche un mezzo ma tu sai che è soprattutto un fine, un essere umano-marino che va vissuto, amato e anche rifiutato e o odiato ma solo a partire da questa convinzione e rispetto. L’amore non è mai un fine che si possa raggiungere ….è uno stato mentale o fisico che è già in noi e che può essere evocato, cercato, ricreato a patto che si hanno le occasioni e le capacità per riconoscerlo. Il resto è filosofia, letteratura o anche poesia che serve solo a renderci la vita meno noiosa e superficiale . E’ finzione e in questo modo deve essere vissuta.

N- Ecco spero che tu mi possa rispondere e salvare e farmi comprendere come sciogliere questo incantesimo e salvarmi. Chiederò anche aiuto ad Afrodite, che punì tutte le Sirene per aver disprezzato le gioie dell’amore.

M- Ma Afrodite è una immortale e si diverte per gelosia a stuzzicare e anche deviare gli uomini dalla vita semplice, facile e felice. Io ne avrei rispetto ma a dargli fiducia o anche pregarla….eviterei se fossi in te. Ma tu parli ancora di incantesimo e di salvezza. Devi sapere che chi ascolta questi canti, dice Omero, non torna più a casa e alla famiglia. Il che può significare che per certi uomini la saggezza val più della felicità domestica: ma si tratta di una esagerazione poetica senza dubbio. A tale proposito ti ripropongo ciò che scriveva Omero ad Ulisse, l’astuto o il saggio:

“O molto illustre Ulisse, o degli Achei somma gloria immortal: su via, qua vieni, ferma la nave; e il nostro canto ascolta. Nessun passò di qua su negro legno, che non udisse pria questa che noi dalle labbra mandiam,voce soave; voce, che inonda di diletto il core, e di molto saver la mente abbella. Chè non pur ciò, che sopportaro a Troia Per celeste voler Teucri ed Argivi, noi conosciam, ma non avvien su tutta la delle vite serbatrice terra nulla, che ignoto o scuro a noi rimanga”

Capito!?!?

Un nanosecondo o mille anni è la stessa cosa.... per un Clown!?....

(Mercurzio il mio angelo è Mauro Orlando Elisir d’Amore)

http://elisiramore.blogspot.com/?zx=e92e9bc745a7c6bd


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