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Il Clown Nanosecondo alla prese con gli occhi neri

L’amore è fatto di luce di bellezza che da bellezza, come gli occhioni neri di quei bambini che Nanosecondo ha incontrato quella sera alla festa dei popoli. E, così, che Nanosecondo ha compreso di come sia vero che, quello che vedi lo puoi diventare.

di Enzo Maddaloni - mercoledì 25 giugno 2008 - 3910 letture

A distanza di quattro anni che è nato il Clown Nanosecondo mi chiedo, ancora oggi, che cos’è?

Un pò di tempo fa sono stato a Castel Volturno alla Festa dei Popoli organizzata dal Centro Immigrati Fernandes e dal Distretto Sanitario della zona. Enzo Caporale Direttore del Distretto Sanitario ci aveva invitati per sostenere una campagna di informazioni e prevenzione sulle malattie trasmissibili attraverso il sesso.

C’erano un sacco di bambini nerissimi e bellissimi con i loro genitori. Nei loro occhioni neri ritrovavi la gioia infinita non solo di stare li ma di vivere e fare il Clown. Nanosecondo li ha strombazzati come al solito suo con la sua moto del tempo volando tra Tunisia , Nigeria, Congo, Ucraina e tanti altri paesi di questo bellissimo anche se triste mondo.

Molti bambini oggi in Etiopia ed in altri paesi africani muoiono di fame. Me lo raccontava un Medico di “Medici Senza Frontiera” che partecipavano alla serata. In molti paesi africani c’è pure la roba nei negozi ma nessuno ha i soldi per comprarla.

Nanosecondo ha strombazzato un po’ anche il Sindaco di Castel Volturno, persona di una simpatia infinita con quei suoi buccolotti da angioletto-diavoletto.

Lui ha promesso che vuole ripetere la festa nel centro storico del paese a luglio: “Questa è terra di grandi contraddizioni…” ha detto “….ma deve essere sempre di più terra dell’accoglienza, non ci sono alternative a questa soluzione per il nostro futuro.”

Ecco cosi ho compreso anche meglio il Clown Nanosecondo. Siamo fatti d’acqua, di terra e di fuoco. Tutti della stessa maniera ma, come il vetro siamo fragili. Però, come il vetro se ci rompiamo possiamo ricomporci e rinascere. Fonderci insieme e con un soffio rinascere.

Il sorriso di un bambino, è come il soffio che rigenera il vetro che si è rotto. Il sorriso dei bambini ci mette a contatto con la nostra anima. Ecco il Clown è lo specchio della nostra anima che si nutre di soffi, di sorrisi. Si nutre della gioia degli altri e cosi crea.

Costruire attraverso il Clown significa costruire da noi stessi il meglio. Ciò non presuppone scarso entusiasmo.

Certo quando sono partito da Salerno mi sono anche chiesto: ma dove sto andando da solo? Ed in verità mi ero dimenticato che seduto in macchina con me, dietro di me, c’era anche Nanosecondo con la sua valigia di cartone. E, mi è ritornato di nuovo l’entusiasmo.

Certo tutto ciò è il frutto anche di autodisciplina. Una crescita che non si ottiene con l’obbedienza a bisogni personali, a paure, come ad esempio la vergogna o la percezione di essa o come ancora peggio la paura di essere soli, ma solo attraverso l’osservazione e l’ascolto dello sconosciuto che ci accompagna sempre.

Certo, a volte, ancora oggi, Nanosecondo và in crisi quando incontra un ragazzino o una ragazzina che lo prende a calci di brutto. Eppure in quel momento Nanosecondo ha compreso che quella bambina aveva tutto il diritto a farlo e che era giusto che Nanosecondo accogliesse anche i suoi calci per liberarla dalla sua rabbia. Ogni manifestazione d’amore si ottiene così con l’esigenza di liberarci e liberare l’altro da ogni paura. Alla fine si sono abbracciati e lei gli ha regalato un bacio.

Solo così ci possiamo rigenerare e sorridere alla vita. Solo così il soffio rianimerà le nostre paure e la nostra anima gioirà.

E’ così Nanosecondo ha compreso anche meglio perché si sposta, con la sua moto del tempo, in diversi mondi e nelle (tra) separazione di questi mondi.

Lui si è accorto che la sofferenza può nascere dall’orgoglio di costruire ed ecco perché un Clown deve perdere anche l’orgoglio, anche prendere botte se necessario. Per costruire c’è bisogno prima di qualcosa a cui far posto dentro di noi.

Bisogna tornare ad essere capaci di immaginare tutto proiettandoci anche al di la del gioco, delle barriere, delle nostre paure. Smettere di fantasticare per riunirci tutti nel sogno. Il sogno come soffio rigeneratore di gioia.

Oggi molti parlano di felicità e ci si interroga qual sia il percorso giusto per raggiungerla. Per molti è la semplicità di apprezzare le cose semplici della vita, per moltio altri e possedere delle cose. Invece la feleicità è semplicemente la speranza per il futuro. E’ il credere. Per molti è la fede amcne se le stesse religioni, in molti casi (lo dico un po’ da agnostico), non ci hanno dato ancora una risposta, perché il tutto è legato al concetto prima di sofferenza e di sacrificio per ottenere la felicità di una vita terrena che oggi appartiene più a quel girone di purgatorio e/o di inferno che ci promette solo il paradiso nel cielo.

Ma se il paradiso fosse nel cielo chi prima di noi c’è già arrivato? In verità il paradiso è dentro già ognuno di noi non dando più per scontato che qui non possiamo solo che soffrire e morire di fame.

Lo stesso bene e male è diviso e non come facente parte della stessa cosa. Le botte e il bacio di quella bambina. E, quindi semmai il problema non è eliminare il male ma ricercare un’armonia tra essi. Abbracci liberi.

Per millenni questa credenza ha falsificato i contesti. Le stesse religioni in molti casi sono diventate strumento di morte e non di amore.

Per questo credo che bisogna avere più coscienza che la meta non è la felicità ma la gioia dell’essere, qui adesso, in questo momento. Non di una gioia effimera, solo la tua ma, ma la gioia dell’altro che ti ritorna a specchio.

Certo la gioia non sorride a chi raccoglie solo le parole dell’altro, bensì a coloro che si spostano liberi all’interno delle proprie parole. Parole come verità ricercate e ritrovate. Unità tra corpo e anima. Unità tra Terra e Cielo. Unità tra gli esseri umani. Unità tra rabbia e amore. Lo stesso segno di croce è un segno di unità tra il terreno (l’orizzontale) e il cielo – lo spirituale - (il verticale). Esso non è un segno di morte e di sacrificio ma è un segno di gioia.

La verità non è nuda ma è simboli ed immagini. La verità và ricercata. Quando prima parlavo di fuoco di terra e di acqua parlavo di tre elementi di cui sono fatte le cose e di cui siamo fatti anche noi bianchi o neri che sia. Il nostro corpo come ad esempio il vetro. Essi sono animati dal soffio (un sorriso) creatore. L’anima è tutto. Nell’animo umano c’è l’unità tra terra e cielo e quello che c’è in mezzo. Se vuoi il tuo Dio, se vuoi il tuo Clown, che certamente non può gioire della sofferenza dell’altro ma del sorriso dell’altro e solo cosi si può nutrire. Questo è amore gratuito. L’amore è fatto di luce di bellezza che da bellezza, come gli occhioni neri di quei bambini che Nanosecondo ha incontrato quella sera.

E, così, che Nanosecondo ha compreso di come sia vero che, quello che vedi lo puoi diventare.

Le foto dell’evento: http://www.centrofernandes.it/festa%20dei%20popoli%202008/index.html


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