Laddove non arriva il tempo, a volte basta la mano dell’uomo. Ha più danneggiato il castello del "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa il restauro operato recentemente che l’usura dei secoli.
Laddove non arriva il tempo, a volte basta la mano dell’uomo. Ha più danneggiato il castello del "Gattopardo" di Tomasi di Lampedusa il restauro operato recentemente che l’usura dei secoli. Italia Nostra, associazione che da decenni si occupa della tutela del patrimonio artistico e del paesaggio, ha denunciato all’opinione pubblica lo scempio subito dal castello medievale di Montechiaro (vicino Agrigento) durante l’ultimo restauro del 2002/2003, e elenca gli esempi della noncuranza con cui caratteristiche essenziali della secolare fortezza sono state modificate o eliminate: Il portale ogivale d’accesso è stato squadrato; la losanga sovrastante il portale con lo stemma, rimossa; alcune finestre a sesto acuto squadrate; in altre finestre le cornici in pietra sostituite da mattoni; la muratura medievale coperta da intonaco moderno a disegni di libera interpretazione; alcuni merli ridotti o rimossi.
Senza contare l’intonaco bianco con cui sono stati ricoperte diverse pareti di pietra, quasi come si trattasse di un edificio moderno. Si stenta a credere come un restauro (che dovrebbe ripulire e rafforzare una struttura senza snaturarla) possa aver ignorato l’importanza dello stile architettonico di così tanti elementi dell’edificio, oltre a disattendere i principi ed i criteri fondamentali fissati dalle istituzioni in materia di conservazione dei beni culturali, come la "Carta di Venezia" e la "Carta di Cracovia 2000".
Tanto più che lo stesso Ministero per i Beni e le Attività Culturali , allertato dalla documentazione fotografica che testimoniava il deturpamento del castello, nel novembre corso aveva invitato la Soprintendenza agrigentina a verificare le condizioni dei lavori di restauro. Verifica che il Soprintendente non ha mai fatto. Il complesso architettonico era già stato sottoposto nel 1913 ad un generale intervento di restauro che non ne aveva snaturato l’identità stilistisca.
Il castello, a pochi chilometri dal comune di Palma di Montechiaro, ha un rilevante valore storico. Fondato da Federico III Chiaramonte nel 1335, il più potente signore feudale della Sicilia del tempo, il castello passò nei secoli da una casata nobiliare all’altra (seguendo passaggi strettamente intrecciati con la storia delle dominazioni dell’isola), fino a diventare possedimento di Ferdinando Tomasi principe di Lampedusa nel 1614. Proprio il Castello di Montechiaro divenne scenario di varie vicende legate alla famiglia di Tomasi di Lampedusa, ricordate secoli dopo in uno dei romanzi più importanti della letteratura del Novecento, "Il Gattopardo".
In una foto degli anni ’50, Giuseppe Tomasi di Lampedusa posava orgoglioso davanti al portale ogivale del castello, cancellato dal restauro. Luogo carico di memoria storica e letteraria, possibile metà di un turismo culturale che in Sicilia trova sempre più spazio, Il castello di Montechiaro è stato ormai ridotto a una fortezza senza né anima né storia.
Adesso le autorità coinvolte in quello che può essere definito il "restauro" del castello del Gattopardo soltanto con uno sforzo di fantasia enorme dovranno rendere conto ai cittadini di Palma di Montechiaro, e insieme a loro a tutti gli estimatori del patrimonio artistico italiano, di tale deturpamento. Innanzi tutto, il Comune cui appartiene il territorio in cui fu costruito il castello, ma anche la Provincia di Agrigento e la Regione siciliana, che hanno consentito le operazioni di restauro nonostante la richiesta del Ministero per i Beni e le Attività Culturali di fare un sopralluogo durante i lavori per verificare le preoccupate segnalazioni inviate da alcuni cittadini. È però importante che della denuncia dell’ignoranza con cui si è proceduto al recupero del castello si appropri anche l’opinione pubblica, cui tocca vigilare sul territorio.