Il Belice cinquant’anni dopo

Sono trascorsi 50 anni dal terribile sisma che ha sconvolto il Belice. Prima della tremenda scossa la terra aveva tremato a Nicosia per fortuna senza fare delle vittime...
di Luigi Boggio - martedì 16 gennaio 2018 - 3204 letture

Sono trascorsi 50 anni dal terribile sisma che ha sconvolto il Belice. Prima della tremenda scossa la terra aveva tremato a Nicosia per fortuna senza fare delle vittime ma provocando soli lievi danni alle case. Mi trovavo militare a Palermo per questo motivo il comando mi concesse alcuni giorni di permesso per andare a trovare gli allarmati e impauriti genitori. Quei pochi giorni li ho trascorsi anche in consiglio, essendo consigliere comunale, per discutere un ordine del giorno sui provvedimenti da richiedere allo Stato per la prima emergenza e gli aiuti alle famiglie con le case danneggiate.

E’ stata una prima esperienza dolorosa anche per alcuni aspetti confusa in quanto ci mancavano gli strumenti della conoscenza e gli aiuti da richiedere per mancanza di una legislazione appropriata. Alla fine qualcosa si approntò e si perfezionò sul piano delle richieste. Ritornato a Palermo dopo qualche giorno venni assegnato al 5° reggimento fanteria di Catania in virtù della legge che consentiva l’avvicinamento al comune dove si era stati eletti. I giorni trascorrevano lenti e noiosi quando una notte di metà gennaio scattò in caserma l’allarme per la tragedia del Belice. Scesi tutti in cortile il comandante ci comunicò che ci dovevamo preparare per portare i primi soccorsi alle popolazione colpite. Si partì dopo due giorni di preparazione e un lungo e interminabile viaggio per arrivare.

Per le cose che ho visto confesso che non eravamo preparati anche negli ufficiali c’era questa convinzione. Terminato il militare alla fine di novembre ’68 la segreteria nazionale della Flai, dopo una preliminare discussione durata non poco perchè dovevo andare alla sezione formazione a Roma, mi propose di venire a Lentini per la direzione della camera del lavoro dopo i fatti del gennaio ’66. Convinto della scelta era un pomeriggio freddo d’inizio dicembre quando arrivai a Lentini con il treno proveniente da Catania.

Sceso dal treno con dietro il mio grande valigione che trascinavo a stento mi misi ad aspettare fuori dalla stazione l’autobus. Quell’autobus che non sarebbe mai arrivato perchè non c’era il servizio urbano. Quando un signore si avvicinò dicendomi che sarebbe stato disponibile ad accompagnarmi alla camera del lavoro con la "modesta" somma di 500 lire. Arrivato finalmente a destinazione mi venne incontro Graziella [Vistré] che con fare simpatico, "qui abbiamo il giovane", mi presentò ad Alfio Pardo e tanti altri compagni. Finite le presentazioni Alfio mi propose di fare un giro in piazza.

Una piazza popolata da una distesa di uomini con i volti scavati dalla fatica e bruciati dal sole predisposti a cerchio. I cerchi delle ciurme per prendere gli ordini momento anche per fare quattro chiacchiere con commenti non sempre benevoli quando si discuteva dei dirigenti dei partiti in particolare della sinistra o del sindacato. Nel breve giro appoggiato alla colonna del comune ho conosciuto Ciccio Ciciulla e Concetto Liberto, il quale mi comunicò che Guido Grande, segretario del PCI, stava per arrivare e che il sindaco Marilli era sopra al Comune. Salutateli rientrammo con Alfio alla camera del lavoro per avere un primo scambio di idee con i compagni del direttivo e con Graziella che si precipitò ad invitarmi l’indomani sera ad un incontro con il sindaco e Marescotti sul piano regolatore generale. Quella sera sono stato colpito dalla partecipazione delle donne, le cartografie affissi ai muri e dall’esposizione di Marescotti sulle linee del piano e sulla messa in sicurezza dal rischio sismico.

E qui mi sono ritornate alla mente i giorni trascorsi a Nicosia e la tragedia del Belice. E ho appreso anche la solidarietà dimostrata dal Comune per aver accolto dei ragazzi delle zone devastate alla colonia estiva che ogni anno organizzava a Vaccarizzo. Sono passato da un terremoto ad un altro per impegno civile non per averlo vissuto sulla pelle come quello che provai la notte terribile del 13 dicembre ’90 con i figli in braccio, mia moglie accanto e tante persone per strada smarrite e impaurite. Mentre le sirene dei pompieri e le ambulanze si dirigevano verso la vicina Carlentini con i suoi morti .Sono ore tristi e angoscianti anche dopo perchè tante volte gli interventi non sono tempestivi e le risorse insufficienti per avviare una rapida ricostruzione.

Nel Belice dopo 50 anni c’è tanto ancora da fare come in tante altre parti per non andare lontano. D’allora alcuni passi sono stati fatti sul piano della prevenzione,delle tecniche costruttive,delle leggi e della consapevolezza che viviamo in una terra che si muove in continuazione. Ma non basta perchè dovrà essere sempre una costante del nostro agire e del governo del territorio che va sempre tutelato,salvaguardato e messo in sicurezza con cura e controlli attenti e rigorosi.



Rispondere all'articolo - Ci sono 0 contributi al forum. - Policy sui Forum -