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Il 25 novembre scioperano Sanità, Trasporti, Scuola e Servizi Educativi

In nessuno di questi settori l’esperienza della prima fase dell’emergenza ha prodotto il necessario cambio di passo rispetto ad assunzioni stabili di personale e finanziamenti per mettere in atto tutte le modifiche che la “lezione” della Covid-19 ha chiaramente indicato.
di Redazione Lavoro - mercoledì 18 novembre 2020 - 522 letture

Quattro settori strategici nella vita del Paese decidono che è tempo di mobilitarsi insieme. Il 25 novembre sarà una giornata di sciopero USB per i lavoratori e le lavoratrici del Trasporto Pubblico Locale, delle Scuole di ogni ordine e grado, inclusi i Servizi Educativi rivolti alla fascia 0-6 anni, e della Sanità pubblica, nuovamente sottoposti a ritmi massacranti e a rischi seri per la propria salute e sicurezza.

In nessuno di questi settori l’esperienza della prima fase dell’emergenza ha prodotto il necessario cambio di passo rispetto ad assunzioni stabili di personale e finanziamenti per mettere in atto tutte le modifiche che la “lezione” della Covid-19 ha chiaramente indicato. Inoltre, quel che è completamente mancato è soprattutto un lavoro di pianificazione integrata di questi servizi.

Era chiaro che con la riapertura delle scuole, a settembre, la curva dei contagi sarebbe nuovamente cresciuta. Il rimpallo costante di competenze tra Stato, Regioni e Comuni, l’assenza di un qualunque progetto di screening di massa, la colpevole mancanza di un indirizzo politico in grado di contrastare i feroci obiettivi di Confindustria e del mondo produttivo che vuole rimanere aperto a tutti i costi, a scapito di salute e sicurezza, l’assenza di misure universali di reddito e di tutela per le fasce di lavoratrici e lavoratori più colpiti dalla crisi, tutto questo ci ha fatto precipitare in una situazione fuori controllo che non vogliamo più accettare passivamente.

Ognuno di questi servizi essenziali deve essere messo nelle condizioni di garantire i diritti costituzionali per i quali ha ragione d’essere - salute, educazione e istruzione su tutti - e non può diventare luogo di trasmissione incontrollata del virus.

È un messaggio che lanciamo alle lavoratrici e ai lavoratori, ma che può essere colto e compreso da chi quei servizi li incontra come utente, come cittadino che usa il trasporto pubblico, come individuo che in un momento di disorientamento e paura come questo deve rivendicare il diritto alla salute e a cure appropriate, come genitori e famiglie che hanno a cuore il diritto all’educazione, all’istruzione e alla socialità per i propri figli e non possono pensare che il legame educativo a distanza (Lead) o la didattica a distanza (Dad), possano assolvere a questo compito, come studenti che si trovano privati (alle scuole superiori per ora, ma anche nel secondo e terzo anno della secondaria di primo grado) del luogo e dell’ambiente all’interno del quale devono avvenire processi consapevoli di apprendimento, di crescita, di costruzione delle possibilità di garantirsi un futuro dignitoso e stabile, a livello personale ma anche e più ancora a livello collettivo.

Per invertire la rotta, per rimettere al centro gli interessi collettivi, per cambiare le priorità sociali occorre rivendicare diritti, assunzioni stabili, finanziamenti, ma occorre pensare a un modello di società diverso, che abbiamo voluto riassumere in una formula: Nuovo ruolo e funzione dello Stato.

Uno Stato che non sia il comitato d’affari della borghesia, ma il luogo in cui gli interessi della popolazione diventano organici e determinano le scelte politiche per il benessere comune.

Questo passa da una serie di rivendicazioni specifiche che avremo modo di articolare nei prossimi giorni. Le porteremo con forza nei luoghi di lavoro, le rappresenteremo pubblicamente in una diretta streaming in cui inviteremo la politica a prendersi le proprie responsabilità, raccontando le ragioni di uno sciopero che ci porterà il 25 novembre davanti al MEF, in tante città del Paese e in tanti luoghi simbolo delle rispettive rivendicazioni.

Non accettiamo più il ritornello sui soldi che mancano, USB ha anche avanzato una proposta dettagliata di utilizzo dei fondi del Recovery Fund in un libretto significativamente intitolato "Costruiamo il futuro", che è anche la sintesi dei percorsi di rivendicazione e proposta dei settori coinvolti.

Contro il lockdown dei padroni proponiamo un piano di messa in sicurezza e potenziamento dei servizi pubblici essenziali, quelli che servono a tutti, quelli che devono diventare il cuore della gestione di questa drammatica fase oggi, e domani del suo superamento.

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Sciopero USB


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