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Idee in cattività


Destra e Sinistra sono categorie vecchie, logore ed abusate, ma soprattutto sono un vincolo ed un ostacolo insormontabile per la diffusione trasversale di idee non conformi.
giovedì 3 novembre 2005, di Simone Olla - 1197 letture

Viviamo in un mondo decisamente complesso e multiforme ma raramente siamo disposti ad osservarne le varie sfaccettature, siamo invece piuttosto propensi alla sua semplificazione, alla sua banalizzazione, a ricorrere a categorie e contenitori preconfezionati per dare ordine alla nostra superficiale percezione di ciò che ci circonda.

E’ questo il caso di una delle più sponsorizzate dicotomie che ci portiamo appresso dal 1789 ovvero la dicotomia Destra/Sinistra.

Questi termini che così spesso utilizziamo non sono altro che contenitori che, volta per volta, sono stati riempiti con svariati contenuti, talvolta contraddittori; questa divisione è uno dei più lampanti esempi di semplificazione a cui ricorriamo per schematizzare il mondo e tentare di facilitarne la sua comprensione. In realtà non c’è alcuna comprensione e l’eccessiva rigidità che ci porta ad indirizzare un’ idea da una parte o dall’ altra non fa che precluderci orizzonti di pensiero resi impercorribili da ancestrali pregiudizi.

Questa divisione va vista come un enorme ostacolo per la diffusione del pensiero rivoluzionario: prendiamo ad esempio alcune lotte identitarie, un tipo di lotta che dovrebbe ottenere la più grande piattaforma di consenso e dunque presentarsi nel modo più trasversale possibile.

Osserviamo invece come, spesso, alcune di queste lotte si polarizzino su posizione estreme e politicamente etichettabili: nei Paesi Baschi (nonostante il primo partito nazionalista nato a fine ‘800 venne fondato da un fervente cattolico) si parla di “lotta di classe” e di “morte alla borghesia” ed il movimento indipendentista è -seppure al suo interno abbastanza variegato- intriso di marxismo e facilmente collocabile a sinistra; in Belgio invece abbiamo una situazione opposta col partito nazionalista fiammingo Vlaams Blok, che si tinge di tinte nere con numerosi richiami alla xenofobia e allo sciovinismo esasperato. Nonostante qualche risultato parziale ottenuto da questi movimenti, la loro fine è stata l’eliminazione, l’ostracismo, la “messa al bando”: sia il Vlaams Blok che Herri Batasuna (considerato il braccio politico dell’ ETA) sono stati messi fuori legge. E’ possibile che questo percorso apparentemente opposto ma con conclusione comune sia stato dettato anche dalla necessità, dei detentori del potere, di circoscrivere un fenomeno che, ponendosi aldilà di limiti conosciuti come “rassicuranti”, potesse rappresentare un pericolo per l’ordine stabilito e sia stato fatto rientrare nei ranghi con le buone e con le cattive.

Come affermato precedentemente, però, un pensiero rivoluzionario non nasce da percorsi già esistenti o meglio non ricalca posizioni già affermate, altrimenti dove sarebbe l’innovazione rivoluzionaria? Ma come si può collocare in vecchi contenitori una proposta nuova quando questi contenitori appaiono insufficienti a contenere anche quello che già esiste? Esistono nazionalismi di Destra e nazionalismi di Sinistra?

Questi movimenti sono stati probabilmente vittime della necessità di dare, ad un fenomeno pericolosamente condiviso da una larga parte della popolazione, una collocazione certa e circoscrivibile sebbene questa potesse non ricalcare appieno il fenomeno stesso. Una necessità che cela la più impellente urgenza di rendere inabili delle forze votate al cambiamento; dandogli una collocazione politica inequivocabile si innesca il meccanismo delle fazioni contrapposte ed il problema si autocontrolla grazie alle cieche lotte partigiane tra Destra e Sinistra.

Il percorso è dunque questo: individuazione, collocazione, demonizazzione, messa al bando. Questi ultimi due passaggi possono essere evitati solo qualora si riesca ad annacquare talmente tanto le idee proposte da renderle innocue, qualcosa di simile alla convergenza di tutti i partiti dell’ arco istituzionale che tendono ad incontrarsi su posizioni moderate e liberali nonostante gli scontri di facciata.

Non siamo del tutto lontani neanche dal percorso che è stato utilizzato persino con il movimento No-Global, una realtà che nasce trasversale e pian piano viene presentata prima come una commistione tra anarchici e post-comunisti e poi come un’ accozzaglia di distruttori. Ed il gioco è di nuovo fatto: impacchettati e squalificati, poco importa se la cosa sia vera o meno.

Destra/Sinistra risulta dunque essere, oltre che un’ eccessiva semplificazione poco utile per comprendere le dinamiche e gli effettivi cambiamenti che attraversano il nostro modus vivendi, anche una volontà dei poteri forti tesi a mantenere l’attuale stato delle cose.

Destra e Sinistra sono quindi categorie vecchie, logore ed abusate, ma soprattutto sono un vincolo ed un ostacolo insormontabile per la diffusione trasversale di idee non conformi, seppure largamente condivisibili da realtà con storie e passati differenti quando non contrapposti. Così si verifica una tremenda dispersione di uomini ed idee che non giova a nessuno.

Quante altre battaglie dobbiamo precluderci prima che l’ evidenza si possa disegnare davanti ai nostri occhi? Per quanto tempo siamo disposti a vedere le nostre idee circondate da steccati obsoleti?

In fin dei conti le idee son come gli animali, non sono fatte per stare in gabbia.

Giovanni Curreli

Fonte: www.opifice.it

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6 novembre 2005, di : Ci aiutano, maldestramente

Bene questo articolo che tende a frantumare la divisione politica nell’analisi dei problemi delle società. Il pericolo viene da destra? Cosa ne sappiamo noi di cosa vuol dire sterilizzare la creatività ad opera dei politici? Mi dispiace, io non parlo dei politici.. ma purtroppo della gente che trincerandosi dietro le idee di destra o di sinistra, in realtà non vuol capire che i tempi cambiano in continuo.. Qualunque partito che non trova il sincronismo con i veri problemi, in realtà tenderà alla non soluzione dei medesimi. Il motivo è che la società non può attualmente produrre genii più grandi di quelli rappresentati dai nostri delegati in parlamento, che alla fine dovrebbero solo essere degli "impiegati". Ma io chiedo: sarà veramente così? Oppure si tratta solo di politica? Meglio chiedere di più in questo senso.. Meglio per tutti che noi si faccia di più, e loro di meno.. Anche se non sono per la disgregazione della società, non ammetto neanche che si dica che l’arte sia svincolata dall’esperienza di ogni individuo. E’ esattamente il contrario! e allora, come si continua l’opera vicino a tanta, eccessiva omologazione? Dico a noi! alla nostra pigrizia di aspiranti notabili, privi di progetti innovativi, votati maggiormente ai simboli di questa società che è priva di stimoli all’intelligenza. Quello che servirebbe per vincere le nuove sfide che, guarda caso, ci hanno già superati. Cosa ci comunichiamo ormai? Solo presunzione di onnipotenza? Io direi anche abissi di ignoranza.. Si dovrebbe fare come nella musica: non parlare! suona! che noi si vede di crescere e capire! Ma proprio nella musica viene fuori che quasi "non siamo più cosa di musica"! Parlano! Parlano! ma intanto il tempo passa, e suonano tutti insieme, e musica nix.. ("no! non c’è intelligenza al sud! perchè io sono il più intelligente e abito al nord!"... Fateci caso che i nostri governanti, nel bene e nel male, sono tutti del nord!)
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