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Incensurati o cretini?


Come non avere neanche una multa per divieto di sosta e vedersi passare avanti da delinquenti di ogni tipo.
mercoledì 1 febbraio 2006, di stefania tiezzi - 976 letture

C’era una volta, tanti anni fa, quando ero piccola e sentivo dire da coloro che avevano il severo ruolo di tutori della mia educazione come i genitori, i nonni, i maestri, che chi commetteva le cattive azioni avrebbe avuto una vita difficile e per sempre emarginata poiché la condotta doveva essere immacolata(intendevano la fedina penale, i grandi...), pena la perdita di lavoro, casa, credibilità e vantaggi.

Insomma. sarei stata abbandonata da tutti, anche dai miei compagni di giochi!

Sinceramente a 7 anni del lavoro non me ne importava proprio niente, la casa l’avevo già ma di fronte all’ipotesi di perdere credibilità e vantaggi...beh, cominciai a pensare che comportarmi bene poteva valer la pena, anzi, poteva valer la sicurezza dei miei giocattoli.

E così decisi che non avrei mai violato la legge, fidandomi -beata ingenuità-dell’equazione ’brava bambina=vita tranquilla’.

Quando l’età della ragione prese il posto di quella più tenera della persuasione (era questa l’infanzia, dove il miraggio di una Barbie bastava a farmi capitolare di fronte a qualunque richiesta), mi resi conto che rispettare le regole tanti vantaggi non ne portava mica!

Non ricordo bene, ma deve esser stato quando cominciai a sostituire ’Furia cavallo del West’ con i più grigi telegiornali.

Vidi Adriana Faranda, una delle carceriere di Aldo Moro, che raccontava le sue memorie davanti ad uno stuolo di giornalisti incantati, proprio come la Monroe appena sbarcata in Vietnam, sorridente fra un plotone di soldati americani.

Ma più di tutti stupì, a me che fin da ragazzina amavo scrivere di tutto un po’, certa che prima o poi qualcuno più bravo di me mi avrebbe pubblicato qualcosa, il fiorire, nelle librerie, dei testi di Curcio, di Franceschini, della Balzerani, di Vallanzasca.

L’irreparabile era accaduto.

Quel pilastro della pedagogia classica che da anni mi aveva bacchettato il cervello con lo spauracchio della galera prima e dopo, mi si stava sgretolando addosso.

Ed era comprensibile! Avevo inviato, quando avevo 18 anni, una piccola raccolta di poesie ad un concorso letterario che non fu mai letta epperò si vendevano i libri di Licio Gelli...

C’era qualcosa che non andava.

C’è qualcosa che non va se, lavoratore di giorno e con pochi soldi in tasca, uno non può permettersi un docente privato, come invece è concesso ad Erika di Novi Ligure dopo l’ammazzamento congiunto di madre e fratellino.

C’è qualcosa che non va se, laureati ed incensurati, ci impediscono di candidarci al concorso per bibliotecari alla Normale di Pisa per quell’esame non dato, e Sofri viene assunto d’ufficio senza, del concorso, leggere neanche il bando.

C’è qualcosa che non va se tremi in casa tua nel terrore di svegliarti con un intruso in casa e davanti alla villa della brigatista Cinzia Banelli vigilano (per ora alternandosi, ma attendiamo impazienti di vederli tutti assieme...)Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza.

Mica per difendre noi incensurati dalla signora Banelli,- ci avevate creduto?-, eh no, son lì per difendere la Banelli da noi incensurati!

No, non va se fai il solco ai centri per l’impiego per un posto di teleoperatrice a 300 euro al mese e il delinquente di turno gode di un programma di ricerca lavoro studiato a tavolino.

Non può andare se chi ha spacciato droga ai figli tuoi lo prortegge il SERT con le categorie protette.

Scattone e Ferraro, processati e condannati per l’omicidio della stuidentessa Marta Russo, sono tornati in libertà:il primo aveva già pronto un incarico di supplenza per storia e filosofia (sic!) in un liceo romano, al secondo un teatro, sempre a Roma, ha spalancato...il sipario con una pièce dal titolo ’Delinquenti’.

Non è chiaro se questo titolo sia sintomatico di una seppur timida onestà intellettuale o di una più prosaica ufficializzazione di una nuova tipologia di ’avvantaggiati’, i delinquenti, appunto, ai quali gli incensurati avrebbero, ormai da tempo, già passato lo scettro.

Certamente la pedagogia non ha sbagliato, anche se qualche coccio mi ha lasciato il segno, ma allora, mi chiedo, non è che forse Abele era un po’ coglione?

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