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Il Sistema Pubblico Siciliano nelle mani delle banche AnciSicilia

AnciSicilia, Amenta: “Sino a quando dobbiamo finanziare le Banche con i soldi dei cittadini?”«Una situazione insostenibile al quale bisogna dare un freno cambiando totalmente rotta, o saremo ancora governati, come sta avvenendo, dalle Banche che determineranno i servizi e le azioni amministrative nei nostri Enti».
di Giuseppe Castiglia - mercoledì 10 dicembre 2014 - 2807 letture

Il grido d’allarme arriva ancora una volta dal Vice Presidente di AnciSicilia, Paolo Amenta, Sindaco di Canicattini Bagni. Amenta fotografa la situazione finanziaria pubblica di Asp, Province e Comuni, in Sicilia, che ad oggi versano, solo di interessi passivi dovuti alle scoperture di Tesoreria per garantire stipendi e servizi, oltre 100 milioni di euro l’anno alle Banche.

«Una cifra considerevole – aggiunge il Vice Presidente Paolo Amenta – dovuta al fatto che Comuni, ex Province, oggi Liberi Consorzi, e Asp, dopo i tagli e i mancati trasferimenti delle risorse finanziarie che giorno dopo giorno stanno subendo, non sono più nelle condizioni di poter avere quella liquidità necessaria per fare fronte ai servizi che sono chiamati ad erogare ai cittadini, e agli obblighi di legge come il pagamento degli stipendi. Per cui avviene che devono ricorrere a scoperture di Tesoreria che producono interessi a tassi altissimi. Interessi – continua ancora Amenta – che possono essere quantizzati annualmente in oltre 100 milioni di euro di soldi dei cittadini che si riversano nelle casse delle Banche. Non solo, ma oltre il danno anche la beffa, perché le Banche questi soldi, a loro volta, non li riversano nel territorio garantendo l’accesso al credito alle imprese che vogliono investire o ai cittadini».

Cifre considerevoli, dunque, che vengono nelle già disagiate casse dei vari Enti, come denuncia il Vice Presidente di AnciSicilia, e che sono causate dalle scelte di Stato e Regione di tagliare i trasferimenti, e all’effetto della crisi che ha ridotto notevolmente la capacità di incameramento della fiscalità locale, appena il 60%, dovuta dai cittadini.

«Una situazione determinata da alcuni fattori di cui Stato e Regione non sono estranei – sottolinea Paolo Amenta –. Ad iniziare dal pagamento degli stipendi dei precari, di cui gli Enti hanno ricevuto dalla Regione appena il 40%. Dal fatto che la Regione, ad oggi, ha trasferito ai Comuni solo il 30% delle quote correnti e investimenti. Che sempre i Comuni aspettano ancora i rimborsi delle spese del trasporto pubblico, fermi al 2012, mentre continuano a pagare, attraverso le scoperture di Tesoreria, le fatture che gli vengono notificate. Dal mancato trasferimento dei 350 milioni di euro per l’IMU dei terreni agricoli. Dai minori introiti nelle casse degli Enti Locali della fiscalità locale, appena il 60%, a causa della crisi che ha colpito le famiglie.

E ancora, la riduzione ad un terzo, da 150 milioni a 50 milioni nel triennio, dei fondi per la Legge 328 che garantisce i servizi socio-sanitari, che i Comuni continuano a garantire, soprattutto in questa fase di grande disagio sociale, attingendo a scoperture di Tesoreria. Per non parlare della compartecipazione imposta dalla Regione ai Comuni per i servizi socio sanitari riguardanti la riabilitazione dei disabili, che pesa complessivamente per 50 milioni di euro. Per non parlare delle Asp che non hanno ricevuto i trasferimenti per le spese sanitarie che la Regione avrebbe dovuto garantire, ma di cui continuano ad usufruire i cittadini.

C’è poi il caso paradossale delle ex Province che hanno subito il taglio dei trasferimenti e il mancato passaggio del 50% del personale a Comuni e Regione, come previsto dalla legge Delrio, per cui tra poco accadrà che non avranno più le coperture finanziarie per pagare gli stipendi ai propri dipendenti né tantomeno le risorse per erogare servizi.

A ciò – continua Amenta - si aggiungano i mutui accesi per pagare le imprese e la sanità. I debiti per un miliardo di euro prodotti dagli Ato rifiuti. Le sanzioni dovute per le infrazioni delle direttive europee per il servizio idrico integrato. E non ultimo, senza scordare i “buchi” della formazione e dei forestali, il taglio di 1,2 miliardi di euro prodotto dalla Finanziaria.

Di fronte ad uno scenario come questo – conclude il Vice Presidente di AnciSicilia – anziché trovare misure adeguate per risolvere questi problemi, in particolare quelli relativi ai Comuni, la risposta che arriva dalla Regione si riduce ad una totale latitanza, mentre da parte dello Stato assistiamo allo “scippo” dei fondi PAC, che l’ex ministro per la Coesione, Fabrizio Barca, aveva rimodulato proprio per i Comuni, che avrebbero potuto garantire la copertura di parte di questi servizi, e quindi una riduzione del ricorso alle scoperture, di conseguenza un taglio netto al pagamento di interessi alle Banche alle quali, tra pochi giorni, cederemo la gestione dei nostri Enti».

COMUNICATO Palermo, 09 Dicembre 2014


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