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IL GRANDE MAZZINGA (PARTE SECONDA)

SOSTIENE MAZZINGA: Le assicurazioni e i topi.

di rafael navio - mercoledì 24 gennaio 2007 - 6642 letture

Le assicurazioni sono aziende e come tali hanno un profitto, quantomeno devono rispettare un programma perché si arrivi a tale scopo.

Ora al sud tutti passiamo momenti di magra, è un periodo piuttosto lungo della nostra vita e molti di noi si arrangiano facendo gli assicuratori di riflesso (topi d’assicurazioni). Di riflesso perché la compagnia nemmeno è a conoscenza che lavoriamo per l’azienda: in sostanza non partecipiamo a riunioni di marketing, cene di lavoro o quant’altro, ma siamo nell’ombra e nemmeno l’agente generale è informato della nostra collaborazione (probabilmente finge). Perché?

Perché siamo collaboratori del collaboratore del sub-agente e riceviamo una percentuale dell’1%, quando va bene, sull’importo versato dalla clientela procacciata. In pratica, un “ topo “ su un milione d’euro versato percepisce diecimila euro, ma a questa cifra nessun non è mai arrivato. Di solito ci si accontenta di tremila/quattromila euro l’anno di provvigioni, da cui vanno sottratti spese per gli abiti firmati, telefonino d’ultima generazione, e occhiali da sole griffati.

Perché gli accessori, secondo le indicazioni dei capi, sono di rilevante importanza per il successo. Resta il fatto che bisogna fare il cameriere il sabato e la domenica per sopravvivere, naturalmente in nero. Ora se non lo fai ed ascolti un ministro ti senti una merda perché va a finire che non hai voglia di lavorare. Quindi bisogna ingegnarsi per portare il pezzo di pane a casa e non rompere le palle al governo con la solita canzone del posto di lavoro.

Di questo avvio, siamo arrivati che in Campania ci sono più avvocati dell’intera Francia! Che cosa centra questo con il nostro discorso? Centra, centra e se avete un poco di pazienza lo spiegherò:

Tutto comincio quando un “ topo “, che chiameremo “ topo A”, si ruppe le palle di accontentarsi delle briciole, delle briciole, delle briciole, e allora seguendo le indicazioni del ministro s’ ingegnò ed inventò il “ topo premium ”, cioè di qualità. Con questa qualifica riuscì ad evitare il lavoro di cameriere nel fine settimana, anzi divenne uno dei più qualificati clienti dei migliori ristoranti.

Che cosa fece: Inserì i suoi clienti consenzienti in una fascia, che dopo tempo fu denominata “ top line “. Questi eletti erano seguiti e riveriti come pascià, ricevendo assistenza tecnica e legale ogni volta che le necessità avessero richiamato un suo intervento.

Bastava solo firmare il modello C.i.d., il classico modulo che fu inventato per snellire le pratiche d’incidente. Il topo premium questo fece: snellì. Organizzava incidenti falsi a raffica, forniva al falso danneggiato assistenza legale e al falso danneggiante una soddisfacente ricompensa. Nessuno si conosceva, ed il legale dall’alto della sua professionalità non voleva mai sapere se si trattasse di truffa o meno (anche se lo immaginava).

Più i “ topi premium “ aumentavano più si riempivano le facoltà di giurisprudenza, con la sicurezza che tutti avrebbero lavorato. Di conseguenza le assicurazioni cosa fecero? Si accordarono, restando comodamente nelle loro sedi centrali, lasciando che noi facessimo la lotta sull’osso spolpato. Ma come? Semplice!

Convocarono i “ topi premium “ e stilarono un accordo d’onore: “ tu convinci la maggioranza dei clienti del tuo paese ad assicurarsi con noi, magari oltre alla macchina aggiungi una polizza vita, e noi ti lasciamo fare i tuoi comodi con i sinistri. Potrai essere tranquillo che anche i nostri periti, anche se professionisti esterni, collaboreranno“. Perché farsi la guerra? Collaborazione a discapito del cittadino!

Incredibile il “ topo A “ in breve divenne anche più potente dell’agente generale e dell’ispettore di zona, in più è ricordato con l’appellativo “ è unu buon “ (letteralmente: “uno buono”; non inteso come moralmente a posto, ma come uno pericoloso e con le palle).

La pagnotta del sinistro falso era così ripartita:

danno di mille euro + duecento all’avvocato, per un totale d’euro 1.200.

al danneggiato 400 euro.

al danneggiante 300 euro

all’avvocato metà dei 200 euro, meno le tasse

al “ topo premium “ 300 euro sul danno + la metà sugli onorari dell’avvocato meno le tasse, perché era stato lui a procacciare la clientela per il professionista, di conseguenza divideva a metà.

Un vero business. Naturalmente un avvocato aveva più di un “ topo premium “ sulla sua agenda, quindi gran business anche per lui.

Si consideri che un “ topo premium “ riusciva ad organizzare anche trenta sinistri al mese. Fatevi il conto, contro i 3000/4000 euro iniziali, non si può dire che i nostri amici non abbiano seguito il consiglio del ministro.

Ma dove siamo arrivati ? Ad una delle mie “ Giornate storte “ che ora vi racconterò:

Percorro una strada, una delle tante che si percorrono nella vita. Che mi succede?

Mi esce uno da una traversa privata e devasta la fiancata della mia alfa 75 con impianto rigorosamente gpl per risparmiare sul carburante. Ho ragione al cento per cento. Lui ha una macchina nuova di fabbrica e si dispera come un cane investito.

E come prima argomento tira in ballo mia madre come se avesse scopato con lei la notte prima.

Io calmo, perché c’è sempre la possibilità di incontrare “ unu buon “ per strada e poi c’ è il rischio di versare acqua bollente sulla pelle scottata.

<< Vi siete fatto male ? >> gli chiedo dopo essere sceso dalla macchina.

<< Ma piezz e strunz, viro o no a ru cazz vai ? >> (traduzione: “ Pezzo di stronzo, vedi o no dove cazzo vai ? >>

<< Sono contento che stiate bene >> gli rispondo.

<< Ma ii ti facc mal a te e a chella zoccol e mammt. Chella cul sguarrat e sorete…… >> (traduzione: “ Io ti faccio male a te e a quella zoccola di tua madre. Quella rotto in culo di tua sorella…..)

Faccio quello che posso per salvare l’onore della famiglia di parte femminile.

<< Caro signore, l’importante che non è successo niente alla salute, stiamo tutti e due bene… poi tutto si risolve >>

Quello continua a bestemmiare e non la smette, ma raggiunge calma e sfogo quando prende a calci la portiera della macchina.

Dopo due tre calci, lo notavo più tranquillo, rilassato. Peccato che la portiera appartenesse alla mia alfa 75, ma come diceva il Macchiavelli l’importante è il fine e se quello si era calmato con l’alfa, tutto sommato poteva essere la soluzione migliore per tirare dritto la situazione. Faceva caldo, la strada privata da dove usciva lui non era asfaltata e ogni tanto il vento ci avvolgeva di polvere che aveva raschiato da terra. Potevo rompergli la faccia, se fossi stato in un’epoca di violenza avrei potuto, soprattutto se ne fossi stato capace, ma ero uno di quelli che passano inosservati, di quelli che le ragazze a vent’anni non ti filano per niente e poi sulla trentina, dopo aver scopato per dieci anni con tutti i fusti, ti cercano loro perché si vogliono sistemare. E chi cercano? Il più tranquillo, il sereno che non dorme di notte se ha una bolletta da pagare e che darebbe sempre ed in ogni modo priorità al mutuo di casa. Ma non lo fanno spudoratamente, no, motivano con energia la loro decisione:

<< Con l’età sei diventato più affascinante. Qualche capello bianco, qualche ruga, hai proprio il fascino del trentenne >>. Se ne avessi occasione, in quel momento mi sparerei una canna d’ansiolitici tritati e mescolati a hashish e mi verrebbe da dire brutta puttana, ma poi potrei giocarmi la scopata con una bella del quartiere.

Ma torniamo a noi! Ho divagato solo per dare comprensione del soggetto che rappresento.

Il nostro amico aveva qualche catenina, qualche anello ed un “ omega “ da polso di oltre diecimila euro, da una stima approssimativa e bavosa, visto che quando l’oggetto mi colse l’attenzione, dovetti arginare liquido che naturalmente mi venne fuori della bocca. Riguardo alla macchina, tralasciamo!

Sospirava ed accese una sigaretta, di quelle che ti devono risolvere una situazione ad ogni costo, altrimenti la loro ragione esistenziale è poco convincente.

<< Sient, oggi me truvat che so cuntent e t voglio trattà buon, cumm a nù frat >> ( traduzione: senti, oggi mi hai trovato di buon umore e voglio trattarti come un fratello ). << Grazie >> gli risposi credendo che volesse accollarsi le sue responsabilità.

<< Prego, ma mo stamm assent: tu mi fai a lettera tu a me, metten per iscritto che a colp è tutta atoio e quann arrivan e sord ra assicurazion, te facc nu’ regal. (traduzione: Prego, ma ora ascoltami attentamente: tu ti accolli le responsabilità dell’incidente e ti faccio un regalo, quando arrivano i soldi dell’assicurazione).

La situazione non mi appariva una delle migliori. Era illegale, molto illegale. Da finire in galera. Diavolo che razza di giornata. Quello alzò la camicia e mi fece vedere il manico della pistola. Vaffanculo, mi girò nella mente, proprio in quell’istante: in fondo sono solo uno che cerca di sopravvivere in questa savana del cazzo, ma mi capitano di tutti i colori. Uno con la pistola, di quelli che magari prima ti spaccano il culo e poi cercano una ragione per giustificare il gesto. Se fosse presente mia zia di Saronno, direbbe: “ voi meridionali siete tutti uguali, vi vendete per quattro lire “.

Già, forse è vero pure, però mi chiedo se ha mai visto una pistola dal vivo, vicino alle palle di uno che mi sembra uscito da un film di Tarantino. Perché se il regista mi avesse visto in quel preciso momento, mi avrebbe detto: “Hei, cazzone, sei proprio in un bella situazione di merda”. Ma chi sono io? Un eroe? No, se vi aspettate un eroe strappate queste pagine e fatene fuoco per il camino! Sono un meridionale! << Va, bene si può fare; sono disposto a prendermi la responsabilità, ma i soldi me li darà adesso, subito….>>

Quello mi guardò, con il muso di un cane da presa e mi parve che fosse in procinto di tirare fuori i denti affilati.Ma finì a tarallucci e vino. <

<< Cinquecento senza sconto. Lei ad occhio e croce, se la cosa viene fatta per bene dovrebbe ricevere quasi quattromila euro. Sono un bravo ragazzo, ma se devo tornare a casa senza carne, i miei figli resteranno senza cibo. Lei capisce?>>

Diavolo, quello capì e mise cinque banconote verdi una sopra l’altra. Poi tirò fuori dal cruscotto un modello C.I.D. e mi fece firmare nella voce -”Ho torto”-, ma a me fregò poco, anzi proprio niente. Avevo appena concluso il primo illecito e mi sentivo bene. Mi strinse per fino la mano. Si allontanò sulla sua auto nuova ed ammaccata.

In quei giorni si giocavano i mondiali di calcio in Francia del 1998, ed i Francesi c’erano andati giù pesanti con i nostri difetti. Ladri, mammoni, svogliati…… Che avessero ragione?

Comunque da quel momento cominciai ad entrare nel business dei danni falsi e racimolai la prima liquidità, che poi avrei investito con ottimi risultati.

E non divenni un topo, ma la più grande “zoccola di fogna” che il tirreno avesse mai visto. E vi garantisco, dato le schifezze che ci fanno arrivare, il Tirreno di “zoccole” grandi ne ha viste.

Vocabolario: zoccola: grande topo, cresciuto con pesticidi e schifezze varie che si trovano nelle falde acquifere della Campania: un vanto di carattere internazionale per la regione.


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