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IL CLOWN ACROBATA


Mio nonno "russo", faceva ferroviere su Orient Express, mia nonna "russa" bisticciava con sindaco paese perche lui non voleva dare casa più grande per famiglia numerosa, mio padre pure "russo" faceva autista di camion andando avanti e indietro in steppa con renne; solo mia madre “fiorentina” era di origine italiana;...........
martedì 19 aprile 2011, di Enzo Maddaloni - 310 letture

Tempo fa mi sono chiesto: “se fossi un motociclista?” ; in questi giorni mi sono detto: "vorrei essere un acrobata!".

Il clown non è una risata di derisione, ma è il rivelare se stessi per se stessi a gli altri. Questo è il motivo per cui molti hanno paura dei clown, perché l’uomo saggio (il clown) non ride con tremore.

L’acrobata è strappato dalla tristezza del circo. Ambiguo nel suo mostrarsi, capace di grande acrobazie è così umano nel suo fallimento.

Ecco... si! Geniale, così posso “umanamente” dedicarmi ai miei fallimenti e ridere di me senza neppure più tremore di cadere.

Certo è una ricerca attraverso un’esercitazione dei propri limiti affidate alle miei fantasie, al sogno del continuare a praticare “acrobazie” addomesticandomi al domestico, come una tigre, una foca, o addirittura una pulce?

Il mio non è un lavoro di un clown professionista, ma ogni esercizio, ogni acrobazia vuole essere ricamata su miei ricordi e stati d’anima personali.

La stessa voce di "russo” è il mio stare nel sogno con rumore, quasi ad impadronirmi del mio stesso suono, respiro, voce che non riconosco più!

La distorsione della voce, come limite del mio essere nel quotidiano, lontano da tutti perché insopportabile. E, già non mi sopporto manco io a volte, figuriamoci gli altri!

Non è quindi più, un prendere la parole per raccontare le proprie origini, ma per trasformare un proprio limite e semmai riuscire a stare con gli altri, cercando semmai di convincerli ad usare i tappi nelle orecchie e se proprio non và cambiare stanza.

La prima sera che sono arrivato allo stage con Jan Mening al Cerquosino sul Monte Peglia in Umbria i miei compagni di stanza: Cesare, Jorilis e Francesca dormivano. Mi ero perso sul monte peglia nelle stradine nel bosco. Ma poi mi ricordai dei consigli della nipote di tre anni di Edda e così tronai indietro rifacendo la stessa strada......e cosi li ho trovati. Era l’una di notte e durante la notte hanno potuto verificare le mie “orgini” … la mattina dopo mi hanno detto: ”Nanos ..tu russa (con accento francese)!”. Ed io: "si tutta mia famiglia “russa!” (con accento russo….. e loro si sono messi a ridere).

Mio nonno "russo", faceva ferroviere su Orient Express, mia nonna "russa" bisticciava con sindaco paese perche lui non voleva dare casa più grande per famiglia numerosa, mio padre pure "russo" faceva autista di camion andando avanti e indietro in steppa con renne; solo mia madre “fiorentina” era di origine italiana; la gentilezza dei suoi tratti mi fanno sembrare un bambolotto “russo” più che una “matriosca”.

E, così “specchiandomi” ho beneficiato della straordinaria libertà di liberarmi del pregiudizio delle mie origini e dei difetti del mio corpo “arrendendomi” ad esso.

E, così è nato l’acrobata Nanosecondo. Mi sono reso osservabili, comprensibile, non solo psicologicamente parlando, ma anche biologicamente con tutti i rumori ed ifrastuoni interni (non me l’hanno detto subito per pudore ma il giorno dopo mi dissero che facevo anche un gran baccano con il sedere durante notte fonda. E, così che da ciò ne derivano azioni e reazioni, di un clown sceso da tempo nella pista di un vero circo, la vita con tutti i suoi difetti per mostrarli agli altri.

Qui non c’è tecnica teatrale che tenga si tratta solo di un gioco. Un triangolo tra l’emozioni, il corpo ed il clown, con il suo “pubblico”. Non ci può essere più nessuna parentesi, tra il dire e il fare. La stessa emozione si trasforma in gesto ed il gesto dà giustificazione al corpo, ai nostri istinti per provare così a sedersi dentro di se per guardare il più bello spettacolo del mondo: se stessi.

E, così provare, nonostante tutto, a passare un’emozione, una sensazione.

Il clown così, il mio clown, non appartiene più al mondo dei burattini, anche se lo sembra in apparenza, ed in parte volevano che lo diventasse, ma è la caricatura di se stesso in un esagerato affresco a pittura bianca, rossa e nera.

E, come ogni affresco, così può raccontare una storia, la sua. Può raccontare la verità, per parlare delle sue più grandi aspirazioni: saltare dal punto più alto del collant senza più rete appeso solo ad un filo di nailon tra due alberi ed essere cosi l’uomo delle sue più struggenti pene d’amore che si lancia sulla luna.

O, semmai perdersi come al solito "sul filo del discorso" ..o come sempre aveva fatto nel passato stare "sul filo del rasoio" …ed anche se le venisse in aiuto Arianna non si sarebbe mai ritrovato perdendosi per sempre con il suo filo nel labirinto. E, fu cosi che stese un filo pietoso per appendere i panni sporchi semmai lavandoli in famiglia ma ritrovò solo più tardi il capo del filo interdentale dimenticato li per caso da un bacio.

Fai presto devi iniziare, Nanos grido il maestro! "Va bene!" (pensai) “questo è buono, lo spettacolo continua!"

E, cosi si ritrova a praticare un sogno salire in cima ad un albero e steso un filo tra un ramo ed un alro prova a lanciarsi nel vuoto della sua (lunatica) umanità.

La storia sembra poter essere divertente, e più che convenzionale, emozionale, non c’è nessuna cattiveria?

Però il maestro gli dice: "ma tu sei troppo generoso..." e così si ferma ad osserva ad osservare il mondo dalla luna.

Così il clown acrobata riflette: per assumere un atteggiamento, più duro.

Il ruolo di osservatore esterno? Sì, ma c’era bisogno di saltare sulla luna? Soffro anche di veritgini! Ma ciò non esclude il dialogo... pensa lui sconcertato! E, cosi si lega ad una "imbriacatura". E se la canta la sua serenata al contrario appeso ad un filo sulla luna mentre guarda giù la terra. Oh ....sarà il vino (veritas) ma si per questo i clown hanno sempre naso e scocche rosse: stanno sempre ubriachi e si imbracano cosi per paura di ricadere!

Lei replica, io non lo bevo. Sarebbe quasi un suggerire a fare la stessa cosa per mantenersi lucidi? Ma lo potrà mai convincere?

Ma che cosa allora sarebbe bene e cosa male per il futuro acrobata?

E, così decide di stare solo con il suo cane pieno di pulci, e pensa così di addomesticarne almeno una. E, cosi si trasforma lui stesso in pulce e saltellando sulla luna, con le loro scarpe troppo grandi da stronauta acrobata, sembra felice nell’idea. Poi ci ripensa e si chiede se non dovrebbe andare a cercare delle scarpette da ballerina, numero quarantacinque.

Sarebbe uno spettacolo grottesco. Uno spettacolo di se basato su un risultato di umorismo feroce, sarebbe un clown che sradica, i suoi piedi dalla pista di un circo equestre, per salire sulla luna e farsi una serenato alla terra per provare poi a scendere in strada inadeguato, goffo, grottesco, insomma un buffone, una pulce che può finalmente decidere di giocare e fare acrobazie anche da solo.

Il mio è solo un tentativo maldestro: "Se fossi "o" volessi essere un acrobato" come inimitabile purezza o pura leggerezza per questo anche pulce addomesticata ed acrobata.

Clown Nanosecondo l’acrobata

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